mercoledì 16 aprile 2014

POLITICA :"LA PROSA DI CARLO CORNAGLIA"

Da "Micromega on line"

 

CARLO CORNAGLIA – Una pena alternativa

ccornaglia

Silvio venne alla luce malfattore
e da quando la mamma lo ha allattato
ne ha fatte d’ogni tipo e ogni colore,
alle prese ogni dì con un reato.
Ha dichiarato guerra alla Giustizia
ed insultato la Magistratura
accusandola di rossa milizia
e di colpi di stato addirittura.
Ha la menzogna nel Dna
ed ha sempre mentito a tutti quanti,
non sa cosa vuol dire verità
e pensa che i sinceri sian briganti.
In tutte le sue azion ebbe sodali
inquisiti, ruffiani ed affaristi,
servitori, baldracche e criminali,
corruttori, mafiosi e camorristi.
Le Camere ha riempito di avvocati
sempre pronti a far leggi su misura
in grado di azzerare i suoi reati
facendolo persona casta e pura.
Fra tanti bla bla bla l’opposizione
non lo ha mai contrastato veramente
facendo dell’inciucio col briccone
il massimo obiettivo di un perdente.
Son passati così circa vent’anni
che, sbandierati come l’Eldorado,
han causato all’Italia gravi danni
pilotandola al massimo degrado.
Ma la Magistratura non si è arresa
ed in slalom fra mille trabocchetti,
anche se derelitta ed indifesa,
sta pervenendo ai suoi final verdetti.
Sono ben quattro gli anni di prigione
per la frode fiscal del delinquente,
ma per l’indulto ne resta al briccone
uno soltanto. “Beh, meglio che niente…”.
“Il fatto è che in galera non ci va”.
“Pazienza, lo farà ai domiciliari”.
“Nemmeno, sarà forse per l’età
o per suoi meriti straordinari,
ma ai servizi social lo stan mandando.”
“Comunque tutti i giorni con gli anziani
per imboccarli mentre stan mangiando
e per pulire i loro deretani
è una discreta pena alternativa
per punir questo grande malfattore”.
“Attenzion, perché al massimo si arriva
a far qualcosa sol per quattro ore.
E non al giorno, ma alla settimana”.
La faccenda ti lascia senza fiato:
si tratta di Giustizia all’italiana
o, grazie a Renzi e al Capo dello Stato,
è frutto dell’inciucio permanente
fra Berlusconi, il Colle ed il Pd?
A questo punto: “Sveglia, brava gente!
La miglior pena sembra questa qui,
lasciando star le celle e le prigioni:
fare d’ogni italiano un giustiziere,
calar le brache a Silvio Berlusconi
e fargli a calci in cul le chiappe nere!”
Carlo Cornaglia
(15 aprile 2014)

PITTURA :"MOSTRA A FIRENZE PER JACKSON POLLOCK"

 


Mostre: prima volta a Firenze per Jackson Pollock con 16 opere

ultimo aggiornamento: 15 aprile, ore 16:32


Firenze, 15 apr. - (Adnkronos) - Per la prima volta Firenze rende omaggio a Jackson Pollock (1912-1956), uno dei grandi protagonisti dell'arte mondiale del XX secolo, colui che ha scardinato le regole dell'arte figurativa occidentale dissolvendo gli ultimi baluardi della prospettiva rinascimentale, e lo fa accostando idealmente l'opera dell'artefice americano a quella di un altro titano dell'arte universale, Michelangelo Buonarroti (1475-1564) di cui proprio quest'anno si celebra il 450° anniversario della morte. La mostra, promossa dal Comune di Firenze con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e la collaborazione dell'Opificio delle pietre dure di Firenze, è ideata e curata da Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini.

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Sullo stesso argomento ripropongo il post del 23 gennaio u.s.
(marco buonarroti,autore del blog)



Mostre: Pollock e Michelangelo, a Firenze confronto tra geni 'furiosi'
ultimo aggiornamento: 23 gennaio, ore 19:49

Firenze, 23 gen. - (Adnkronos) - Jackson Pollock, l'indiscusso maestro dell'action painting, arriva a Firenze per un confronto virtuale con il genio del Rinascimento, Michelangelo Buonarroti. Si tratta della mostra ''La figura della furia'' che, prendendo spunto dagli studi giovanili del pittore statunitense e dal suo interesse per l'opera michelangiolesca mette in relazione stili, soggetti, storie e mondi diversissimi. L'informe di Pollock sarà così allo specchio con il non-finito di Michelangelo, il Rinascimento della forma classica fiorentina e italiana sarà idealmente messo in dialogo con quello dell'anti-forma dell'artista statunitense, in un'esposizione che si trasforma in un evento-esperimento epocale.
La mostra nasce in occasione del 450/o anniversario della morte di Michelangelo Buonarroti, avvenuta a Roma il 18 febbraio 1564 e si svolgerà tra Palazzo Vecchio, che ospita nel Salone dei Cinquecento il Genio della Vittoria di Michelangelo e dove saranno esposti disegni e dipinti di Pollock, e l'ex tribunale di San Firenze, dove invece verrà allestita la parte multimediale, con spazi interattivi e didattici sulla vita e l'arte del pittore. La mostra sarà inaugurata a primavera. ''Un progetto ardito - sottolinea il sindaco Matteo Renzi - che sarà una straordinaria occasione di conoscenza, arte, cultura e approfondimento da parte dei cittadini e dei turisti che vorranno visitare la mostra. Investire sulla cultura è da sempre una priorità dell'amministrazione: basti pensare ai progetti di ampliamento di Palazzo Vecchio e della biblioteca delle Oblate, al raddoppio dei visitatori dei musei civici, all'apertura di nuovi spazi museali e a breve all'inaugurazione definitiva del nuovo teatro dell'Opera e quella del museo del Novecento. Questa mostra si dimostra un ulteriore tassello del nostro impegno''.

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Annotazione :                             ( a cura dell'autore del blog)






Pollock, Jackson (Cody, Wyoming 1912 - Long Island, New York 1956), pittore statunitense, uno dei fondatori del movimento dell'espressionismo astratto. Durante l'adolescenza entrò in contatto con l'arte degli indiani navajo e nel 1929 si trasferì a New York, dove fu allievo di Thomas Hart Benton. Nelle sue opere giovanili, ispirate al naturalismo, si nota l'influsso della pittura murale messicana di David Alfaro Siqueiros e José Clemente Orozco (Paesaggio con cavaliere, 1933, Pollock Collection, New York). Trascorse molti anni viaggiando negli Stati Uniti, continuando a disegnare, e dalle esperienze surrealiste nacque la serie di quadri Senza titolo (1936-1937). Tra il 1938 e il 1942 fu attivo a New York, dove prese parte al Federal Arts Project. In questo periodo il suo stile divenne sempre più libero e astratto, come nella Lupa (1943, Museum of Modern Art, New York).








Dopo il 1947, Pollock passò all'espressionismo astratto ed elaborò la tecnica dell'action painting: l'artista, utilizzando asticelle o spatole, fa colare e gocciolare il colore a olio o lo smalto su grandi tele distese sul pavimento. Con questo metodo, la tecnica del dripping, Pollock eseguì complesse immagini cromatiche, come Occhi nel calore I (1946, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia) e Lucifero (1947, Museum of Modern Art, New York). Dopo il 1950, il suo stile si modificò nuovamente: l'artista cominciò a stendere su tele bianche delle sottili linee nere e marroni che si intersecavano. Tra i dipinti dell'ultimo periodo, Grigiore sull'oceano (1953, Solomon R. Guggenheim Museum, New York).
















marco buonarroti


martedì 15 aprile 2014

PITTURA : " OMAGGIO... A CANALETTO E DE CHIRICO...."

Il giorno dell'asta è ormai trascorso, si, ma restano nella Storia dell'Arte, vivi e attuali, i nomi e le opere dei due grandi pittori, patrimonio del genio artistico italiano, in omaggio del quale ripropongo la lettura di questo post.

 

Arte: all'asta vedute di Canaletto e Giorgio De Chirico

ultimo aggiornamento: 23 marzo, ore 12:54


Monaco di Baviera, 23 mar. - (Adnkronos) - Venerdi' 28 marzo a Monaco di Baviera la casa Hampel Fine Art Auctions mettera' all'asta due vedute di Venezia della cerchia di Canaletto e di Giorgio De Chirico.


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Annotazione :          ( a cura dell'autore del blog )

Il Canaletto:



Canaletto Soprannome di Giovanni Antonio Canal (Venezia 1697-1768), pittore italiano, famoso per le vedute di Venezia. La sua formazione artistica fu influenzata dall'attività del padre, scenografo di cultura barocca. Fu durante un viaggio a Roma compiuto al suo seguito (1719) che il giovane cominciò a dipingere paesaggi e vedute di rovine classiche, avvicinandosi a un genere pittorico che stava in quel momento conoscendo una crescente fortuna. Principali committenti erano i nobili inglesi impegnati nel Grand Tour, il lungo viaggio attraverso le principali città europee compiuto per perfezionare la propria istruzione: quadri dedicati a monumenti famosi e scorci caratteristici delle città italiane erano infatti richiesti come preziosi souvenir da riportare in patria.

Dipinti aventi per oggetto Venezia:




                                              Venezia, il ponte  Rialto







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Giorgio De Chirico :

Post del 12 febbraio u.s. ,integrato con dipinti di Venezia.





De Chirico, Giorgio (Vólos, Grecia 1888 - Roma 1978), pittore italiano, fondatore della scuola metafisica*. Studiò arte ad Atene e a Monaco.

Dal 1911 fu a Parigi: nella capitale francese frequentò Paul Valéry e Guillaume Apollinaire, ma non si associò  alle avanguardie artistiche che a loro facevano riferimento. Fra le sue prime opere sono Enigma di una notte di autunno (1910) e Mistero e malinconia di una strada (1914), vedute di città vuote e desolate, senza alcuna presenza umana.

Mentre era ricoverato all'ospedale militare di Ferrara nel 1915, De Chirico conobbe il pittore futurista Carlo Carrà, con cui iniziò il percorso che lo portò a definire i canoni della pittura metafisica: a partire dal 1920 tali teorizzazioni furono divulgate dalle pagine della rivista 'Pittura metafisica'. Le opere realizzate dal 1915 al 1925 sono caratterizzate dalla ricorrenza di architetture essenziali, proposte in prospettive non realistiche, immerse in un clima magico e misterioso, e dall'assenza di figure umane.
Nei vari Interni metafisici dipinti in quegli anni oggetti totalmente incongrui rispetto al contesto (ad esempio una barca a remi in un salotto) vengono rappresentati con una minuzia ossessiva, una definizione tanto precisa da sortire un effetto contrario a quello del realismo. Compare in questo periodo anche il tema archeologico, un omaggio alla classicità reinventata però in modo inquietante: ne sono noti esempi Ettore e Andromaca (1917)**** e Ville romane.****** La figura del manichino, simbolo dell'uomo-automa contemporaneo (Il grande metafisico, 1917)*****, gli fu invece ispirata dall''uomo senza volto', personaggio di un dramma del fratello Alberto Savinio, pittore e scrittore.

De Chirico fu vicino al gruppo di artisti favorevoli alla rivalutazione della pittura italiana tradizionale, che si ritrovava attorno alla rivista 'Valori Plastici', e partecipò alla loro esposizione a Berlino nel 1921.
De Chirico fu anche incisore e scenografo. La datazione e l'attribuzione di alcuni suoi dipinti è assai ardua, perché l'artista stesso produsse nel secondo dopoguerra repliche dei suoi capolavori del periodo metafisico


*Pittura metafisica
Tendenza artistica del Novecento italiano, affermatasi nel 1910 nella produzione pittorica di Giorgio de Chirico, in particolare con i dipinti L’enigma di un pomeriggio d’autunno (ubicazione ignota)** e L’enigma dell’oracolo (collezione privata, Berlino)***. La pittura metafisica si qualificava in primo luogo per l’effetto di spaesamento e sorpresa generato nello spettatore, dovuto alle immagini irreali e alle atmosfere fantastiche delle composizioni.

Caratteristica dei quadri di De Chirico è l’ambientazione: uno spazio nitidissimo, semplificato ma non deformato, reso attraverso chiaroscuri molto accentuati, è organizzato attorno a oggetti e presenze solitarie, perlopiù inanimate. Anche se sullo sfondo si vede un treno in movimento (La piazza d’Italia, 1915, collezione privata, Roma), se due personaggi danno l’impressione di parlare tra loro (Nostalgia dell’infinito, Museum of Modern Art, New York), se una ragazzina corre con un cerchio (Mistero e malinconia di una strada, 1914, collezione privata, New Canaan), la vita sembra lontana dagli scenari di questi dipinti, che intendono appunto evocare qualcosa che sta “al di là” della “fisica” quotidiana.

**Dipinto:"L'enigma di un pomeriggio d'autunno", prima opera metafisica esposta al pubblico per    la prima volta a Parigi, nel 1912

***Dipinto:"L'enigma dell'oracolo", del 1910

****Dipinto :"Ettore e Andromaca", espressione di una classicità reinventata, (...il manichino       
        come simbolo dell'uomo-automa contemporaneo....), del 1917


                                                                   Giorgio De Chirico 


***** Dipinto :"Il grande metafisico", del 1917. Una struttura dallo sviluppo essenzialmente
           verticale con riferimento totemico, che il grande maestro pone in una piazza italiana
           al posto della ricorrente statua storica.


                                        Dipinto :"La piazza d'Italia", del 1915


                                                   Dipinto :"Il trovatore stanco",del 1970

                                                Dipinto :"Nostalgia dell'infinito", del 1912


                                           Particolare del dipinto:"Nostalgia dell'Infinito"



                                       Dipinto :"Ippolito e il cavallo", inizio anni quaranta



                                                    Dipinto :"Gladiatori", del 1927-1930


Venezia :









marco buonarroti

IL 15 APRILE DEL 1452.....LEONARDO DA VINCI...."


 Il 15 aprile del 1452 nasceva Leonardo da Vinci








Leonardo da Vinci (Vinci, Firenze 15 aprile 1452 - Castello di Cloux, Amboise 2 maggio 1519), pittore, scultore, architetto, ingegnere e scienziato italiano, fu uno degli artefici del Rinascimento. L’amore per la conoscenza e la ricerca segnarono profondamente la sua produzione artistica e scientifica. Le innovazioni che portò nella pittura influenzarono l’arte italiana per oltre un secolo e i suoi studi scientifici, soprattutto di anatomia, ottica e idraulica, anticiparono molte conquiste della scienza moderna.

 Leonardo era figlio naturale del notaio Piero di Antonio, che si preoccupò di dargli un’ottima educazione, anche musicale. Verso il 1469 entrò nella bottega del pittore e scultore allora più famoso di Firenze, Andrea del Verrocchio, grazie al quale acquisì una vasta esperienza, sia come pittore di pale d’altare e quadri su tavola, sia come ideatore di sculture in marmo e bronzo.



Nel 1478 Leonardo aprì una propria bottega e ricevette alcune importanti commissioni. I monaci di San Donato a Scopeto (Firenze) lo incaricarono di dipingere un’Adorazione dei Magi (oggi agli Uffizi), iniziata nel 1481 e mai terminata. Altre opere giovanili sono il ritratto di Ginevra Benci (1474 ca., National Gallery, Washington), l’Annunciazione degli Uffizi (1472-1475; ne esiste anche una seconda versione, più tarda, al Louvre), la Madonna Benois (1478 ca., Ermitage, San Pietroburgo), la Madonna del garofano (1478-1480, Alte Pinakothek, Monaco) e il San Girolamo (1481 ca., Pinacoteca Vaticana, Roma), anch’esso incompiuto.


                        Ritratto di Ginevra Benci (1474), National Gallery Washington


                                       L'Annuncizione (1472-1475), Galleria degli Uffizi


                                 La Madonna Benois,(1478), Ermitage, San Pietroburgo


                             San Girolamo, (1481), Pinacoteca Vaticana, Roma;opera incompiuta

 Intorno al 1482 Leonardo entrò al servizio di Ludovico il Moro, duca di Milano, dopo avergli scritto una celebre lettera in cui offriva la sua opera per costruire forti, ponti e macchine da guerra, oltre che per dipingere e scolpire. Prese parte come ingegnere alle campagne militari del duca e progettò anche numerosi apparati per feste e celebrazioni. Inoltre collaborò con il noto matematico Luca Pacioli al famoso trattato di estetica De divina proportione (1509), nel quale è esposta la teoria della sezione aurea.

Tra le opere pittoriche più importanti di questo soggiorno milanese si ricordano la prima versione della Vergine delle rocce (1483-1485 ca., Louvre, Parigi), la Dama con l’ermellino (1485-1490, Czartoryski Muzeum, Cracovia), il Ritratto di dama noto anche come La bella Ferronière (Louvre, Parigi), il Ritratto di musico (Pinacoteca Ambrosiana, Milano). Leonardo, forse insoddisfatto di ciò che aveva cominciato, tornò a più riprese sui suoi dipinti.


                                      Ritratto di musico, Pinacoteca Ambrosiana, Milano


Dal 1495 al 1497 fu impegnato in un’opera d’importanza capitale per la storia della pittura, l’Ultima Cena, affrescata su una parete del refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Disgraziatamente il suo esperimento sull’impiego di tempere grasse da applicarsi sull’intonaco causò, già pochi anni dopo, il deterioramento dell’opera, e i tentativi di restauro fatti a partire dal 1726 non ebbero fortuna. Grazie a un programma coordinato di restauro e conservazione fondato su criteri scientifici, iniziato nel 1977, parte della pittura originale è stata restituita mediante l’asportazione delle ridipinture dovute ai restauri precedenti. Sono così venuti alla luce i colori brillanti e le pennellate stese da Leonardo ed è stato evidenziato l’effetto illusionistico dell’impianto prospettico ricercato dal pittore.



                      L'ultima cena, (1495-1497), convento di Santa Maria delle Grazie, Milano


Nel 1502, in qualità di ingegnere militare, Leonardo entrò al servizio di Cesare Borgia, duca di Romagna e figlio del papa Alessandro VI, che per diversi mesi seguì in Romagna e in Umbria. Nella primavera del 1503 tornò a Firenze.


Durante il suo secondo periodo fiorentino Leonardo realizzò vari ritratti, tra i quali la celebre Monna Lisa (1503-1506, Louvre), conosciuta col nome di Gioconda dal cognome del marito della donna ritratta, Francesco Bartolomeo del Giocondo. Leonardo mostrò un interesse speciale per questo dipinto, portandolo con sé in tutti gli spostamenti successivi.



         Monna Lisa, (1503-1506), Louvre Parigi. L'opera più celebre del mondo e sicuramente la più nota in assoluto. Perchè  il famoso dipinto si trova in Francia ? fu lo stesso Leonardo, nel 1517, a portarla con sè quando si trasferi Oltralpe per trascorrere gli ultimi anni della sua vita al servizio di Francesco I, che acquistò il ritratto per ben 4000 ducati d'oro, inserendolo tra le opere delle collezioni reali francesi 

Leonardo fu tra i primi a usare la prospettiva aerea: la profondità e la lontananza degli oggetti rappresentati vengono rese attraverso l'uso del colore, in straordinari giochi di effetti atmosferici. Tutti i maestri del Rinascimento si confrontarono con le tecniche pittoriche e lo stile innovativo di Leonardo.

I disegni, che sono parte integrante dell’opera di Leonardo, comprendono sia studi preparatori di dipinti sia studi scientifici. I temi trattati sono numerosissimi: architettura, idraulica, volo degli uccelli, anatomia, macchine, fortificazioni, ottica, geologia, meteorologia, aerodinamica. Il più noto è un Autoritratto da vecchio (1510-1513, Biblioteca Nazionale, Torino).














La comprensione del ruolo importantissimo di Leonardo nel processo di nascita della scienza moderna è recente. La difficoltà di interpretarlo è derivata dal fatto che molti suoi trattati scientifici non furono mai portati a termine e pubblicati, mentre i suoi manoscritti constano di circa cinquemila pagine di appunti, quasi tutti leggibili soltanto allo specchio poiché Leonardo, mancino, scriveva alla rovescia, da destra verso sinistra.

 Fu una commissione insediata dal Governo italiano a Milano nel 1930 ad affrontare il significato degli studi e delle ricerche di Leonardo. Dopo diversi anni di lavoro il risultato fu portato alla conoscenza di tutti prima in una mostra che si tenne nella Triennale nel 1938, e successivamente, nel 1953, nella Galleria Leonardo del Museo della Scienza di Milano.

 Ciò che si comprese da questi studi fu che Leonardo aveva intuito e affermato l’importanza della sperimentazione scientifica meglio di ogni altro scienziato del suo secolo, ma soprattutto che le soluzioni tecniche potevano essere ordinate in principi e ripetute in altri contesti, così che a buon diritto Leonardo può essere considerato il padre della “tecnologia”.

  Fu anche uno degli iniziatori della scienza dell’idraulica e il primo a considerare la botanica una scienza autonoma. Progettò un efficace sistema di canalizzazione dei fiumi e inventò molte macchine e attrezzi ingegnosi, tra i quali lo scafandro. Per tutta la vita studiò e analizzò il volo degli uccelli: le scoperte sul volo lo portarono a enunciare principi di aerodinamica tuttora considerati validi.







(Rif.Bibliografico : Microsoft Encarta)


marco buonarroti

CITAZIONI:" EMINEM E RITA LEVI MONTALCINI...."

LA LIBERTA' DI ESSERE UGUALI

Citazioni :



Eminem è il nome d'arte di Marshall Bruce Mathers III;
é un rapper,attore e produttore discografico statunitense,nato il 17 ottobre 1972 


Eminem

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"Non esistono le razze,il cervello degli uomini è lo stesso.Esistono i razzisti .Bisogna vincerli con le armi della sapienza."
Rita Levi-Montalcini,2008


Levi Montalcini, Rita (Torino 1909-Roma 2012), neurobiologa italiana.Nata in una famiglia ebrea, Rita Levi Montalcini decise all’età di venti anni di dedicarsi allo studio della medicina . Si iscrisse alla facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino, presso la quale si laureò nel 1936. Quindi frequentò il corso triennale di specializzazione in neurologia e psichiatria.
Con la promulgazione delle leggi razziali, che fra l’altro impediva lo svolgimento della propria professione ai cittadini non-ariani, lasciò l’Italia e visse per qualche tempo a Bruxelles; quindi, di ritorno a Torino, decise con la sua famiglia di restare in Italia e di costruire un piccolo laboratorio di ricerca nella propria abitazione, nel quale effettuò studi su embrioni di pollo con l’aiuto di un altro scienziato, l’istologo Giuseppe Levi.

Nel 1943 l’invasione tedesca la costrinse ad abbandonare la città e a rifugiarsi a Firenze dove, nel 1944, con l’avanzare delle forze anglo-americane, la Levi Montalcini trovò modo di lavorare come medico in un campo di rifugiati.

Nel 1947 si trasferi a St Louis negli Stati Uniti, dove lavorò per trent'anni alla Washington University. Nel 1962 fondò un centro di ricerca a Roma e iniziò a lavorare tra questa città e St Louis. 

Negli anni Cinquanta scoprì, insieme a Stanley Cohen, il primo fattore di crescita dei tessuti animali: si trattava del Nerve Growth Factor (NGF) o fattore di crescita delle cellule nervose, che determina lo sviluppo e il processo di differenziamento di queste cellule. Per questo risultato, nel 1986 le fu conferito il premio Nobel per la fisiologia o la medicina, che condivise con Cohen.



marco buonarroti

EPISTOLARIO :" COME IL GABBIANO JONATHAN ......"

Come il giovane gabbiano Jonathan Livingston




Caro amico,

è trascorso tanto tempo da quando ci dicemmo addio;ultimamente mi sono sentito con mia madre tramite satellite e mi ha detto che stai bene e che hai intenzione di sposarti ed ha aggiunto che sei arrabbiato con me per il mio silenzio.

Non ti ho scritto prima d’ora perché aspettavo il momento in cui avessi potuto dirti che ero guarito da quei miei malanni interiori che m’ indussero ,anche dietro tuo consiglio,a separarmi dalle poche persone che amo,per andare a vivere un po’ qua e un po’ la,in giro per il mondo.

Ricordo ,come se fosse ieri,il nostro ultimo incontro, prima della mia partenza,quando mi dicesti per l’ennesima volta:” ….vai, ..parti,e .cerca di capire cosa vuoi,soddisfa,finalmente, questa tua esigenza di libertà; perché ami il mare ?...perchè esso è libertà….qualunque tipo di confine,in fin dei conti, ti è sempre stato stretto come al tuo tanto amato gabbiano Jonathan Livingston il quale,cosi mi hai raccontato,abbandona il suo stormo per volare verso la libertà…..”.

Ti scrivo comunque anche se quei miei malanni permangono ;non posso ancora dirti ,infatti,di avere trovato quella serenità a cui aspiravo prima di partire ;assaporare la libertà indugiando in luoghi di volta in volta sempre diversi,gustandone la bellezza e l’unicità,e avvertendo ogni volta un’ inebriante  gioia per essere li  in quel momento,non mi esenta dal percepire una profonda  solitudine che sento anche quando sono in mezzo a folle festose o in compagnia di persone anch’esse in cerca di qualcosa che forse non troveranno mai; si tratta anche in questo caso di un altro “malanno interiore”? è forse la solitudine  il costo che debbo pagare per conquistare la libertà?;Mi chiedo,caro amico,se esiste una scappatoia per non pagare questo  pesante tributo.Affido,comunque, al prossimo futuro il compito di darmi delle risposte.

Di recente  ho conosciuto una coppia di australiani ,lui cinquantenne ingegnere meccanico,lei, di poco più giovane,ginecologa,vivono su una barca ormeggiata a fianco della mia;hanno venduto e regalato tutto,la casa e gli altri beni,si sono dimessi dai rispettivi impieghi e si sono gettati anch’essi nell’avventura della ricerca di un bene diverso. Ogni volta che approdano in un porto lei si presenta all’ospedale del posto per offrire la propria opera come medico volontario     mentre lui,in banchina nel porticciolo, si fa in quattro per aiutare chi ha bisogno di interventi ai motori per piccole avarie e manutenzioni dispensando spiegazioni e consigli; è un mese che sono arrivati e già tutti,nel porticciolo, vogliono loro un gran bene.
Condividiamo spesso quei   momenti nei quali  avvertiamo il bisogno di parlare della nostra scelta,di dargli un significato quasi a volere imbonire le nostre coscienze per evitare la loro sentenza di colpevolezza di egoismo ed ogni volta concludiamo che questo giudizio non può attagliarsi a noi poiché amiamo il mondo intero,amiamo le genti che lo abitano,amiamo la natura e la sua maestosità ed è per tutto ciò che siamo partiti dalle nostre dimore, per sentirsi più liberi di amare .

Riprendo a scriverti oggi ,mentre sono in navigazione, in uno di quei momenti di commovente bellezza, e anche di tristezza, che si ripetono ogni giorno ma che sembra si rinnovino ad ogni tramonto:dal sole spaccato a metà da un tagliente orizzonte sgorgano i suoi raggi sanguigni che si diffondono ovunque nel cielo e nel mare,stupefatto osservo tanta bellezza e nell’attesa del lento calare della notte il mio pensiero corre verso il passato : mi mancano le nostre conversazioni,le tue riflessioni pacate,mi manca quel tuo affettuoso indagare per aiutarmi a trovare una ragionevole spiegazione alla mia irrequietezza.
Sin dai tempi del liceo ti sei sempre generosamente speso per me più di quanto io non abbia fatto per te e quando me ne rammaricavo tu,con un fare da sapientone,mi citavi:”..amici  est consulere amico…”di ciceroniana memoria; mi torna in mente la tua predilezione per le citazioni e proverbi latini ,scommetto che non hai perso la tua verve classica e che in banca  ti sarai già fatto la nomea di latinista,del resto ben meritata tenuto conto del primato che hai sempre avuto nella materie umanistiche;  ricordo  i giorni spensierati e goliardici del liceo ,lo scambio dei compiti durante le prove in classe, io ti passavo il compito di matematica e tu quello di latino,la prima sigaretta fumata in bagno accalcati insieme con gli altri compagni alle finestre per fare uscire  il fumo il cui odore però si attaccava alle pareti cosicché  il bidello,lo chiamavamo Caronte,faceva il suo rapporto al vicepreside che iniziava cosi a rimbrottare le classi predicando contro il fumo e ricordando la punizione per chi fosse stato colto in “fragranza di reato”,ma non so quanto egli stesso fosse convinto della necessità di punire ,dato che gli sarebbe bastato entrare nei bagni durante la ricreazione e non solo durante la ricreazione per pizzicare qualche esordiente fumatore.

Ricordo il professore di educazione fisica,uno dei pochi insegnanti laici dell’Istituto,al quale affibbiasti proprio tu, in seconda liceo,il soprannome di “ducetto”per il suo atteggiarsi solenne e autoritario e il quale soleva fare l’appello con la classe schierata su un’unica riga e sull’attenti;
non dimenticherò mai quel giorno in cui, mentre stava eseguendo il salto del cavalletto per mostrarci la tecnica dell’esercizio-aveva appena spiccato il salto sulla pedana-fece il suo ingresso in palestra il padre rettore  il quale,dopo avere inciampato su un irriverente pallone calciato di straforo da un nostro compagno,perse l’equilibrio e con il corpo vacillante si aggrappò istintivamente ad un vicino provvidenziale armadio per evitare la caduta che avvenne comunque e che lo fece finire su un altrettanto benedetto materassino con le gambe e la tonaca all’aria;   l’armadio  rovinò sul pavimento con tutto il materiale ginnico contenuto in esso,il frastuono fu tale che il “ducetto”ormai in aria si voltò verso il rumore ,non l’avesse mai fatto,perché perse la presa delle mani sul cavalletto cadendovi sopra a gambe larghe;emise un sordo grugnito per il dolore parandosi con le mani “quelle parti delicate”; tutti noi sbottammo d’impeto in una fragorosa e, forse, sconveniente risata,ma fummo capiti e i due illustri malcapitati  risero con noi.

Ricordo quando mi esortavi a vincere la mia timidezza nei confronti delle ragazze che andavamo ad aspettare all’uscita del vicino istituto magistrale;tu t’innamoravi spesso,ti piacevano le ragazze bionde,dicevi,e poi quelle brune e poi ancora le rossicce; ti ammiravo per i tuoi successi; tra tutte le ragazze che insieme abbiamo conosciuto ne ricordo una in particolare  graziosa,esile e gentile,le piaceva ascoltare le mie fantasticherie e i miei progetti avventurosi,ci frequentammo fino alla maturità,ci perdemmo poi di vista.

Mia madre mi ha accennato per telefono che la tua futura compagna è una collega di banca e a giudicare  dal  modo con cui gliene hai parlato,dice,ne devi essere molto innamorato; sono felice per te ,sicuramente sarò presente quando dirai il fatidico:”SI”; a proposito di che colore sono i suoi capelli?

                                                       Il tuo amico di sempre.

 Oceano Indiano.....



 marco buonarroti