mercoledì 27 gennaio 2016

-LETTERATURA/NOBEL ITALIANI DA RICORDARE.....".(GIOSUE' CARDUCCI) POST INTEGRATO

Carducci, Giosue' (Valdicastello, Lucca 1835 - Bologna 1907), poeta e saggista, fu il primo italiano a ricevere il premio Nobel per la letteratura (1906).



Figlio di un medico condotto affiliato alla Carboneria, trascorse la fanciullezza in Maremma, il cui paesaggio farà rivivere in tante sue poesie. Dopo essersi laureato alla Scuola Normale Superiore di Pisa con una tesi sulla poesia cavalleresca (1856), insegnò in un ginnasio, esperienza, questa, che sarebbe confluita nelle autobiografiche Risorse di San Miniato (1863). Il suo interesse per la filologia lo indusse a fondare, nel 1859, la rivista “Il Poliziano”, che tuttavia ebbe vita breve.

All’insegnamento, dal quale era stato sospeso per tre anni a causa delle sue idee filorepubblicane, tornò a dedicarsi tra il 1860 e il 1904, quando, su nomina del ministro Terenzio Mamiani, fu titolare della cattedra di eloquenza dell’Università di Bologna. In politica combatté il papato e la monarchia, ma a questa si riavvicinò verso la fine degli anni Settanta e, in seguito, nominato senatore nel 1890, si schierò con il governo conservatore di Francesco Crispi.
Dovette ritirarsi dall'insegnamento a causa di ripetuti attacchi di paralisi, rassegnandosi ad un triste ed inevitabile declino.
Era stato un maestro assiduo, vigile, infaticabile ed ebbe attorno a sè discepoli devoti e illustri (Giovanni Pascoli, Severino Ferrari, Renato Serra........) che in seguito proseguirono la sua opera.
Nonostante la sua partecipazione alla vita politica, egli dedicò alla scuola il meglio di sè ricavando da essa le più intime e durevoli gioie.
"Da una sua lettera del 1874 si possono leggere riflessioni come queste : "quando mi trovo in mezzo ai miei giovani, credo, oh come credo, al bello, al buono, al grande, all'avvenire.Quei giovani fanno più bene essi a me che non io a loro.
E quando veggo i loro begli occhi giovanili ardere e luccicare fissi in me, mi vien voglia di gridare:"Viva l'Italia"e di baciarli tutti nelle intelligenti e splendide fronti. Ma non mostro mai a loro segno alcuno della commozione che mi destano e del bene che mi fanno.Non bisogna avvezzarli male."
 (Da "Cento Scrittori" di Giacomo Spadafora-Ed.Palumbo,pag.485)

Sono parole che illustrano in lui una inscindibile figura di uomo, maestro e poeta.

Nel 1906, primo fra gli scrittori italiani, il Carducci ebbe il premio Nobel per la letteratura.
La sua fama aveva varcato, ormai, i confini d'Italia.
Il ministro svedese, barone De Bildt, si recò personalmente a consegnare il premio al grande poeta pronunciando, nel suo studio, un sobrio e commosso discorso del quale le ultime parole furono :".....tutta l'opera vostra, illustre maestro, è improntata al culto degli ideali della patria, della libertà e della giustizia."

Pochi mesi dopo, nel 1907, il Carducci si spense. Da Sorrento giunse una corona di garofani rossi e un biglietto dello scrittore russo Gorki con queste parole:"Non è morto, perchè era un poeta."  

Carducci fu ostile al sentimentalismo romantico e allo spiritualismo che caratterizzavano la poesia italiana di quegli anni, e fu acceso sostenitore di un ritorno alle forme classiche e al naturalismo pagano. L’antiromanticismo carducciano – che fu, da subito, antimanzonismo – non si tradusse, tuttavia, nella fredda ripresa di moduli e motivi classici.

Renato Serra (dicembre 1884-luglio 1915),  critico letterario e discepolo di Carducci, scriveva:"...il Carducci leggeva i classici per imparare la loro lunga lezione dell'arte.La poesia è per lui qualche cosa di sostanziale, che ha un valore proprio; è un tesoro, un non so che divino........"

L'opera poetica carducciana è raccoltain sei volumi che sono Iuvenilia, Levia Gravia, Giambi ed Epodi, Rime Nuove, Odi Barbare, e Rime e Ritmi.




                                                      Dimora bolognose del Carducci


                                                      Casa natale a Valdicastello,Lucca



Seguono due fotografie di Castagneto Carducci, comune della Maremma toscana, in provincia di Livorno, dove il poeta trascorse la sua fanciullezza.







Ispirato dai ricordi dell'infanzia "schizza"il paesaggio di una giornata di novembre, l'undici che festeggia San Martino;di qui il titolo della lirica: "San Martino".

Chi non ricorda la poesia "San Martino", letta e commentata sui banchi di scuola, durante la primavera della nostra vita, giovani e anziani attratti dalla armoniosa musicalità dei suoi versi con la fantasia rivolta, silenziosa, alla nebbia


che sale lenta lungo gl'irti colli ........

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor dei vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.




 Bolgheri (Castagneto Carducci),l'Oratorio di San Guido."Davanti a San Guido"è un'altra ode che è legata al periodo della fanciullezza trascorsa nella Maremma toscana. 





Riferimenti bibliografici : "Cento scrittori"di Giacomo Spadafora-Ed.Palumbo
                                            Microsof &Encarta


marco buonarroti

-RUBRICA :" HANNO DETTO/SCRITTO........(CONFUCIO)"

Confucio (Lu 551-479 a.C.), filosofo cinese, fondatore del confucianesimo. Secondo la tradizione, Confucio (in cinese Kong fuzi, “maestro Kong”) nacque da nobile famiglia nello stato di Lu (odierno Shandong), crebbe orfano di padre e in povertà, ma ricevette un’educazione raffinata, ricca delle tradizioni culturali instaurate dalla dinastia Zhou. Dopo alcuni anni di lavoro manuale, accompagnato dalla fama di uomo colto e rispettoso della tradizione, si dedicò all’insegnamento itinerante, istruendo un numero di discepoli sempre crescente.

                                                 


marco buonarroti


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"NON SONO SAGGIO PER NATURA, LO SONO DIVENTATO STUDIANDO IL PASSATO"
(CONFUCIO)




                                              Statua di  Confucio, Cina 


 Le immagini sono state tratte da Wikipedia

marco buonarroti

-RUBRICA :"HANNO DETTO/SCRITTO.......(JOHN ADAMS)

CITAZIONE :





Adams, John (Braintree, oggi Quincy, Massachusetts 1735-1826), secondo presidente (1797-1801) degli Stati Uniti d’America.




               
marco buonarroti

lunedì 25 gennaio 2016

RUBRICA PER NON DIMENTICARE :"IL 19 GENNAIO 1925 NASCEVA ROCCO CHINNICI"


 
Imperdonabile la mia disattenzione per non avere ricordato nei giorni un po' più a ridosso del 19 u.s. la ricorrenza della nascita del giudice Chinnici !!
Chiedo scusa alle lettrici e lettori

Un ricordo di Rocco Chinnici che nasceva il 19 gennaio del 1925

Il giudice Rocco Chinnici,nasceva il 19 gennaio del 1925



Da Vikipedia :

Rocco Chinnici (Misilmeri 19 gennaio 1925- Palermo 29 luglio 1983) è stato un magistrato italiano vittima di mafia

Entrò in Magistratura nel 1952, avendo come prima destinazione il tribunale di Trapani come uditore giudiziario. In seguito fu pretore a Partanna, dal 1954 al 1966, anno in cui pervenne a Palermo ove il 9 aprile[4] prese servizio presso l'Ufficio Istruzione del Tribunale, nel ruolo di giudice istruttore[3][2].
Nel 1970 gli fu assegnato il caso della cosiddetta "strage di viale Lazio", in cui figuravano molti nomi di criminali di mafia destinati a successiva maggior notorietà[4].

Nel 1975, giunto al grado di magistrato di Corte d'Appello, fu nominato Consigliere Istruttore Aggiunto. Divenne magistrato di Cassazione e Consigliere Istruttore dopo altri quattro anni e come tale[4], in quel 1979 in cui fu ucciso Cesare Terranova, fu chiamato alla carica di dirigente dell'Ufficio in cui già lavorava sull'onda dell'emozione per quel delitto "eccellente"[5][6].

Altri omicidi eccellenti seguirono non molto tempo dopo, nel 1980, quando la mafia uccise il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile (4 maggio) e il procuratore Gaetano Costa (6 agosto), amico di Chinnici, con cui aveva condiviso indagini sulla mafia i cui esiti i due giudici si scambiavano in tutta riservatezza dentro un ascensore di servizio del palazzo di Giustizia[7]Dopo questo omicidio[8] Chinnici ebbe l'idea di istituire una struttura collaborativa fra i magistrati dell'Ufficio (poi nota come "pool antimafia")[9], conscio che l'isolamento dei servitori dello stato li espone all'annientamento e che, in particolare per i giudici, li rende vulnerabili poiché uccidendo chi indaga da solo, si seppellisce con lui anche il portato delle sue indagini[4][7].
Entrarono a far parte della sua "squadra" alcuni giovani magistrati fra i quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Con quest'ultimo, per agra coincidenza, condivideva il giorno di nascita, il 19 gennaio. Altro avrebbe legato le tre figure qualche anno dopo.

Rocco Chinnici fu ucciso il 29 luglio 1983 con una Fiat 127 imbottita di esplosivo davanti alla sua abitazione in via Pipitone Federico a Palermo, all'età di cinquantotto anni. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall'esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico, Stefano Li Sacchi. L'unico superstite fu Giovanni Paparcuri, l'autista. Ad accorrere fra i primi furono due dei suoi figli, ancora ragazzi.
Ad azionare il detonatore che provocò l'esplosione fu il killer mafioso Antonino Madonia.









"Nè la generale disattenzione nè la pericolosa e diffusa tentazione alla convivenza col fenomeno mafioso, spesso confinante con la collusione, scoraggiarono quest'uomo, che aveva, come una volta mi disse, la religione del lavoro" (Paolo Borsellino)






      La scena dell'esplosione che causò la morte del giudice e della scorta in via Pipitone, a Palermo.
      (Rimase ucciso anche il portiere dello stabile)




Non li dimenticheremo !


marco buonarroti

RUBRICA PER NON DIMENTICARE:"IL 19 GENNAIO 1940 NASCEVA PAOLO BORSELLINO"

Imperdonabile la mia disattenzione per non avere ricordato nei giorni un po' più a ridosso del 19 u.s. la ricorrenza della nascita del giudice Borsellino!!
Chiedo scusa alle lettrici e lettori

Un ricordo di Paolo Borsellino che nasceva il 19 gennaio del 1940






Borsellino, Paolo (Palermo 1940-1992), magistrato italiano. Giudice istruttore, fu membro del pool antimafia, gruppo di magistrati nato per affrontare in maniera organica i procedimenti relativi alla mafia, di cui facevano parte anche Giovanni Falcone e Antonino Caponnetto. Con questi, durante il maxiprocesso contro la mafia del 1986, sostenne la tesi che Cosa nostra fosse un'organizzazione unitaria, guidata da una direzione di tipo piramidale, la 'cupola', responsabile di tutti i delitti commessi dall'organizzazione. In seguito procuratore aggiunto alla procura di Palermo, il 19 luglio 1992 venne ucciso con la sua scorta in un attentato mafioso.






                                                              Falcone e Borsellino


Non li dimenticheremo !



marco buonarroti

venerdì 22 gennaio 2016

LETTERATURA : "IL 7 FEBBRAIO 1812 NASCEVA CHARLES DICKENS...(GRANDE ROMANZIERE)

Scrittori: il 7 febbraio del 1812 nasceva Charles Dickens

Quando, in illo tempore, la lettura era diffusa quale strumento di arricchimento e affinamento della cultura personale, quando essa era praticata dai giovani, stimolati dalla famiglia e indotti dalla scuola, il nome di questo grande romanziere, al pari di Emilio Salgari, Jack London, Joseph Conrad, Mark Twain e altri, era conosciuto e caro alla fantasia della popolazione giovanile per alcuni suoi indimenticabili  romanzi, soprattutto "Oliver Twist"e "David Copperfield".









Dickens, Charles (Portsmouth 1812 - Gad’s Hill, Kent 1870), scrittore britannico. Tra i romanzieri più popolari della storia della letteratura, tracciò, nelle sue opere, un ritratto memorabile (e a tratti impietoso) della società vittoriana e della Londra all’inizio dell’era industriale.


A dodici anni Dickens fu costretto ad abbandonare gli studi e a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe per contribuire a sanare le dissestate finanze familiari, che avevano procurato al padre la detenzione per debiti; l’esperienza (che pure durò solo tre mesi) lasciò nello scrittore un senso di umiliazione e di abbandono che non lo avrebbe più lasciato e che avrebbe condizionato profondamente la sua riflessione sociale e la sua opera. Ripresi gli studi, nel 1827 entrò in uno studio legale, ma il suo vero interesse era rivolto al giornalismo. Imparò così a stenografare e cominciò a lavorare come cronista parlamentare. Nel 1832 scriveva per il “Mirror of Parliament”, periodico dello zio, e per il giornale liberale “Morning Chronicle”.








Nota : Il romanzo "Oliver Twist" ha avuto diverse versioni cinematografiche, l'ultima quella diretta da Roman Polanski






Nel 1836 aveva accettato di dirigere il nuovo periodico “Bentley’s Miscellany”, sul quale cominciò a pubblicare a dispense il romanzo Oliver Twist, in cui denunciava lo sfruttamento dei più deboli, in particolare dei bambini. Con questo lavoro Dickens inaugurò il genere del romanzo sociale, al quale appartiene pure l’opera successiva, Nicholas Nickleby (1838-39), anch’esso stampato a episodi e anch’esso costruito attorno a un personaggio centrale dal sapore autobiografico. Nel 1840, lasciato “Bentley’s Miscellany”, Dickens fondò il settimanale “Master Humphrey’s Clock”, che durò fino all’anno seguente; su questa rivista comparve La bottega dell’antiquario (1840-41), la cui giovane protagonista conquistò il pubblico inglese e americano. Non ebbe successo, invece, il suo primo romanzo storico,Barnaba Rudge (1841).

Nel 1842 lo scrittore fu accolto con entusiasmo negli Stati Uniti e lì si pronunciò contro lo schiavismo. Il soggiorno gli ispirò Martin Chuzzlewit (1843-44), romanzo che, a causa delle critiche al modello di vita americano espresse in forma satirica, gli alienò le simpatie del pubblico d’Oltreoceano. Dopo la pubblicazione di Un canto di Natale (1843), il primo di una serie di Racconti di Natale destinati a diventare anch’essi popolarissimi, Dickens trascorse un periodo in Italia, del quale narrò in Impressioni d’Italia (1846).









Il romanzo "Canto di Natale" è uno degli esempi di critica di Dickens della società ed è anche una delle più famose e commoventi storie sul Natale nel mondo. 

Negli anni successivi Dickens tornò ai “romanzi sociali”, primo fra tutti David Copperfield (1849-50), opera dai contenuti fortemente autobiografici in cui una Londra misera e laboriosa è vista attraverso gli occhi di un bambino. Casa desolata, che apparve a dispense tra il 1852 e il 1853, riflette lo stato d’animo dell’autore in un periodo particolarmente difficile della sua vita, segnato da lutti familiari e malattie. Il romanzo, nel quale compare una delle prime figure di detective nella storia della letteratura (l’ispettore Bucket), può essere annoverato tra gli antecedenti del genere poliziesco.

Nel 1854 uscì Tempi difficili“romanzo industriale” di denuncia delle condizioni del proletariato, in cui l’autore ironizza sulle correnti teorie di economia politica attraverso personaggi caricaturali quali Mr. Bounderby, esempio di self-made man, e Mr. Gradgrind, che incarna gli ideali dell’utilitarismo. La piccola Dorrit (1855-57) è una storia ricca di suspense e, insieme, una satira ad ampio raggio della società contemporanea, in particolare delle lungaggini burocratiche. Risale al 1859 un romanzo storico sullaRivoluzione francese, Le due città, e al 1861 Grandi speranze, con il quale lo scrittore tornò ai contenuti autobiografici. Il suo ultimo romanzo compiuto è Il nostro comune amico (1864-65), ambientato in una Londra sudicia, coperta di rifiuti.



Dickens seppe dare un forte impulso alla narrativa e catturare l’immaginazione del pubblico con trame avvincenti.  Con le sue opere,  portò agli occhi di molti i più gravi abusi della società ottocentesca, contribuendo a scuotere le coscienze.


marco buonarroti

giovedì 21 gennaio 2016

RUBRICA PER NON DIMENTICARE:" ....MEMORIA DEI CAMPI......L'OLOCAUSTO..."


Post dell' 8 gennaio 2015

Memory of the Camps', restaurato documentario di Hitchcock sui lager nazisti


Londra - (Adnkronos) - Le immagini scioccarono il maestro del brivido che fu costretto ad allontanarsi dal progetto per una settimana

 Un documentario sulla liberazione dei campi di concentramento nazisti curato da Alfred Hitchcock, dimenticato per più di 60 anni e oggi riscoperto. A darne notizia questa mattina è stato il quotidiano britannico "The Independent".


IL film, mai mostrato al pubblico integralmente, venne messo da parte dagli inglesi nell'immediato dopoguerra per favorire la riappacificazione. Venne in parte recuperato nel 1980 e proposto in una versione incompleta al Festival di Berlino del 1984, oltre che sulla rete tv americana 'Pbs' con il titolo 'Memory of the Camps'. La pellicola venne realizzata da Hitchcock nel 1945, chiamato a lavorare sul materiale, girato da truppe inglesi e sovietiche soprattutto a Bergen-Belsen, dall'amico Sidney Bernstein. Quelle immagini scioccarono il maestro del brivido che fu costretto ad allontanarsi dal progetto per una settimana. Ora l'Imperial War Museum sta provvedendo al restauro della versione curata da Hitchcock, includendo anche il materiale non utilizzato negli anni Ottanta. Il film dovrebbe essere disponibile per i festival e il cinema per la fine del 2014 e anche la tv inglese potrebbe trasmetterlo nel prossimo anno.  

                                               
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Annotazione :                               ( a cura dell'autore del blog)

IL 27 gennaio di ogni anno si celebra :" Il giorno della memoria ", ricorrenza internazionale per commemorare le vittime dell'Olocausto. 



                                               Il Regista Alfred Hitchcock



Ricerca sui campi di concentramento e sterminio




La scritta "Arbeit .....".Il lavoro rende liberi"era scritto all'ingresso di molti campi nazisti. Macabra e perfida ironia, racchiusa in quelle mefistofeliche parole !


Campo di concentramento e di sterminio
Luogo di prigionia creato per deportare civili e militari, generalmente per motivi bellici o politici. Un campo di  concentramento si differenzia dal carcere per tre ragioni : 
1) uomini, donne e bambini sono imprigionati senza un regolare processo;
2) il periodo di confinamento è indeterminato.
3) le autorità che gestiscono il campo di concentramento esercitano un potere arbitrario e illimitato. 

Sebbene ne esistano svariate tipologie, di solito si tratta di agglomerati di baracche o di capannoni, circondati da torrette e delimitati da reti di filo spinato.
In diversi momenti della storia del XX secolo i campi di concentramento (a volte chiamati con eufemismo “campi di lavoro” o “centri di rieducazione”) divennero veri e propri campi di sterminio, per l’eliminazione fisica di gruppi etnici o religiosi (come ebrei e rom da parte della Germania nazista) o di oppositori politici.

I campi di concentramento apparvero alla fine dell’Ottocento. I primi furono costruiti dai sudisti durante la guerra di secessione americana, per deportarvi i prigionieri dell’Unione. Altri furono costruiti dagli spagnoli a Cuba durante la guerra ispano-americana (1898) e in Sudafrica dagli inglesi durante la guerra anglo-boera (1899-1902). Vi fecero ricorso anche gli italiani per fronteggiare la ribellione araba in Libia, dopo il 1911 (vedi Guerra italo-turca).

Nel 1938 il governo francese si servì dei campi di concentramento per internare i repubblicani spagnoli rifugiati a causa della guerra civile e, in seguito, il governo collaborazionista di Vichy vi rinchiuse gli ebrei e i rifugiati antinazisti tedeschi.
Nel 1939 il governo britannico deportò nei campi di internamento i cittadini sospetti di comportamento sleale e i rifugiati provenienti dai paesi nemici.

Durante la seconda guerra mondiale, 70.000 cittadini americani di origine giapponese e 42.000 giapponesi residenti in California furono internati negli Stati Uniti a causa del conflitto con il Giappone. Tuttavia, l’esperienza più tragicamente nota fu quella dei campi di concentramento e di sterminio installati, nel corso della seconda guerra mondiale, in Germania e nei territori occupati da parte del regime nazista.
Negli anni Settanta del Novecento l’istituzione su larga scala di campi di concentramento e di “rieducazione” (in realtà veri e propri campi di sterminio, dove venivano internati coloro che si erano compromessi con il precedente regime) contraddistinse la dittatura di Pol Pot in Cambogia. Ai campi di concentramento fecero ricorso alcune delle più spietate dittature sudamericane durante gli anni Sessanta e Settanta (in particolare in Argentina e in Cile) e le varie parti coinvolte nel conflitto esploso nel 1991 nella ex Iugoslavia.

I gulag sovietici

La repressione staliniana colpì indifferentemente classi sociali, minoranze etniche e ogni tipo di opposizione politica: kulaki, intellettuali, anarchici, militari russi rientrati dalla prigionia in Germania ecc. Amministrato negli anni Venti da differenti organismi, il sistema concentrazionario sovietico passò, negli anni Trenta, sotto il diretto controllo della polizia segreta, il KGB.Nei mesi successivi alla Rivoluzione d’ottobre i bolscevichi istituirono “campi di rieducazione e lavoro” per coloro che erano sospettati di essere controrivoluzionari. Durante gli anni Venti gli oppositori furono internati, insieme ai criminali, nei campi di concentramento situati nelle isole del Mar Bianco. Negli anni Trenta e Quaranta si sviluppò un sistema di campi di lavoro dislocati in tutto il paese, dove giunsero milioni di prigionieri, in varie ondate successive e attraverso deportazioni di massa.
Dopo la morte di Stalin (1953) molti internati vennero rilasciati grazie a un’amnistia, ma i campi di concentramento continuarono a essere utilizzati, anche se su scala minore. Si calcola che complessivamente nell’Unione Sovietica furono internate 15 milioni di persone, costrette a lavorare in condizioni durissime nelle miniere o nei pozzi petroliferi, cioè in attività di importanza primaria per l’economia sovietica. Una grandissima parte di questi prigionieri non sopravvisse..

I campi nazisti


Nella seconda metà degli anni Trenta erano sorti numerosi campi di concentramento in Germania e molti altri campi vennero costruiti durante la seconda guerra mondiale nei paesi occupati, in primo luogo in Polonia, per internare uomini, donne e fanciulli deportati dai paesi occupati, in massima parte destinati allo sterminio.
In questi campi concentrazionari, con sistematica e razionale pianificazione, che prevedeva sia l’annientamento materiale (disastrose condizioni igienico-alimentari, disumane costrizioni al lavoro, deliberate torture fisiche) sia la sopraffazione psicologica, si mirava a cancellare identità, personalità e autonomia di milioni di persone.

 Lo sterminio di massa veniva poi programmato scientificamente con le camere a gas, le fosse comuni e i forni crematori.In Germania i nazisti, non appena si insediarono al potere, il 30 gennaio 1933, istituirono i Konzentrazionslager (o KZ), dove la polizia politica, la Gestapo, rinchiuse i tedeschi antinazisti (comunisti, socialisti, “dissidenti religiosi”). Inoltre la polizia criminale, nota con il nome di Kripo, operò arresti preventivi di persone con precedenti penali, di rom, omosessuali, disabili, prostitute e di tutti coloro che a vario titolo vennero considerati “asociali”. Dal 1938 si intensificarono le deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento gestiti dalle SS (Schutzstaffel, o Unità di protezione) con una brutale e severissima disciplina militare.




Fra i primi campi, sorti in Germania, vi furono quelli di Dachau, Buchenwald, Sachsenhausen, Flossenbürg e Ravensbrücks, che fu un campo esclusivamente femminile. Mauthausen sorse subito dopo l’annessione dell’Austria e quello di Auschwitz-Birkenau, forse il più tristemente famoso (vi furono eliminate circa quattro milioni di persone, di cui oltre un milione di ebrei), dopo la conquista della Polonia; al 1943 risale la costruzione del campo di Bergen-Belsen. Nel 1939, all’inizio della guerra, gli internati erano in Germania circa 25.000; durante la guerra passarono per i lager milioni di persone, per la massima parte ebrei, rom, prigionieri di guerra sovietici e membri della Resistenza.
A partire dal 1942 in questi campi venne attuata la cosiddetta “soluzione finale”, che aveva come scopo l’annientamento fisico degli ebrei (vedi Shoah), ma che coinvolse anche altre razze considerate “inferiori”. A tale scopo furono attrezzati nuovi campi di sterminio ubicati in Polonia: Chelmno (già funzionante dal dicembre del 1941), Belzec, Sobibór, Treblinka. Coloro che non venivano eliminati al momento stesso dell’arrivo nei campi, o che rientravano in particolari categorie di internati, erano costretti a estenuanti lavori forzati. Molti prigionieri, soprattutto bambini, furono impiegati come cavie in sperimentazioni “scientifiche” e “mediche”.
(Rif.Bibl.Microsoft Encarta)