http://mb-wwwtuttodituttodal2009.blogspot.it/ Questo blog vuole commentare e documentare la "vicenda" della nostra vita non solo grazie alle riflessioni del suo autore ma soprattutto con il contributo del pensiero degli altri, di tutti gli altri nessuno escluso.
domenica 11 maggio 2014
CONFUCIO :CITAZIONE....
"NON SONO SAGGIO PER NATURA, LO SONO DIVENTATO STUDIANDO IL PASSATO"
(CONFUCIO)
Statua di Confucio, Cina
marco buonarroti
ARCHEOLOGIA :"ETRUSCHI DA LONDRA A CORTONA"
Archeologia: Etruschi, da domani a Cortona i tesori del British Museum
Arezzo,
21 mar. - (Adnkronos) - Una mostra-evento ricostruisce tra dipinti,
disegni, reperti archeologici, documenti e oggetti, la nascita
dell'etruscologia moderna nel XVIII secolo e la passione degli
anglosassoni e dell'Europa per gli Etruschi. Prestiti eccezionali per la
prima volta in Italia dal British Museum e dalla residenza di Holkham
Hall e i piu' noti capolavori etruschi accostati ai disegni originali
del ''De Etruria Regali''. E' quanto offre ''Seduzione etrusca. Dai
segreti di Holkham Hall alle meraviglie del British Museum", ospitata a
Cortona (Arezzo), a Palazzo Casali, da domani, sabato 22 marzo, al 31
luglio.
Si tratta di un'esposizione che in 150 opere rievoca la passione per gli Etruschi, descrive i legami tra il mondo anglosassone e l'Italia tra Sette e Ottocento, indaga la seduzione degli Etruschi in Gran Bretagna e il gusto all'etrusca, presentando per la prima volta al pubblico alcuni capolavori simbolo di quell'antico popolo: come l'Arringatore e il Putto Graziani e le meraviglie etrusche confluite nelle raccolte del British Museum di Londra in tre secoli di collezionismo, contese e acquisizioni. E' un nucleo di oltre 40 opere prestate dal grande museo londinese per la prima volta al mondo, in questa eccezionale occasione.
La mostra e' promossa dal Museo dell'Accademia Etrusca e della Citta' di Cortona, dal British Museum e da Holkham Hall, con il sostegno della Regione Toscana e la collaborazione di tanti musei italiani che hanno prestato opere uniche e, in particolare, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. La mostra, curata da Paolo Bruschetti, Bruno Gialluca, Paolo Giulierini, Suzanne Reynolds e Judith Swaddling sara' accompagnata da un catalogo di grande respiro (edito da Skira), che costituira' una pietra miliare negli studi in questo campo per i tanti documenti inediti proposti.
========================
Annotazione : (a cura dell'autore del blog)
Cortona in breve :
Cortona Città della Toscana in provincia di Arezzo; sorge su un ripido contrafforte appenninico (vedi Appennini), in posizione dominante la Valdichiana. Importante centro etrusco, alleato con Roma dalla fine del IV secolo a.C., fu in seguito dominata dai goti (450) e dai longobardi, quindi, dopo un lungo periodo di cui non si ha documentazione storica certa, nell'XI secolo combatté e vinse contro Perugia e Arezzo, e nei secoli XII-XIII si diede ordinamenti comunali. Devastata nel 1258 dagli aretini, dal 1323 al 1409 fu sotto lasignoria della famiglia Casali, e dal 1411 passò sotto la dominazione di Firenze, di cui da allora condivise le sorti. Vi nacquero i pittori Luca Signorelli, Pietro da Cortona e Gino Severini.
Un po' di storia antica :
GLI ETRUSCHI :
Etruschi: Popolazione dell’Italia antica che fiorì nell’area corrispondente all’odierna Toscana e in alcune regioni del Nord e del Sud della penisola tra il IX e il IV secolo a.C., raggiungendo la sua massima espansione tra il VII e il V secolo a.C. Il nome Etruria costituisce la versione latina del nome greco Tyrrhenia (o Tyrsenia); i romani chiamavano gli etruschi etrusci o tusci, nome dal quale deriva quello dell’odierna Toscana.
Le origini degli etruschi rimangono oscure; già nell’antichità esistevano varie ipotesi in merito: lo storico greco Erodoto asseriva che provenissero dalla Lidia, regione dell’Asia Minore occidentale. Questa ipotesi fu accolta nell’antichità sia da Livio sia da Polibio e oggi pare essere confermata da alcune indagini genetiche compiute nel 2007 dall’Università di Torino. Lo storico Dionigi di Alicarnasso, invece, sosteneva che gli etruschi fossero una popolazione indigena dell’Italia.
La ricerca archeologica ha gettato nuova luce sulla più antica storia etrusca: è oggi opinione comune che i primi insediamenti etruschi ebbero luogo nelle basse e paludose regioni costiere della Toscana. I primi insediamenti stabili – Vetulonia e Tarquinia – datano dalla fine del IX secolo a.C. I ritrovamenti relativi a questa fase sono caratterizzati da nuovi tipi di camere funerarie, che si distinguono nettamente dalle precedenti tipologie tombali e che contengono corredi funerari molto ricchi, comprendenti oggetti in ambra, argento, oro e gemme provenienti dall’Egitto e dall’Asia Minore.
Si tratta di un'esposizione che in 150 opere rievoca la passione per gli Etruschi, descrive i legami tra il mondo anglosassone e l'Italia tra Sette e Ottocento, indaga la seduzione degli Etruschi in Gran Bretagna e il gusto all'etrusca, presentando per la prima volta al pubblico alcuni capolavori simbolo di quell'antico popolo: come l'Arringatore e il Putto Graziani e le meraviglie etrusche confluite nelle raccolte del British Museum di Londra in tre secoli di collezionismo, contese e acquisizioni. E' un nucleo di oltre 40 opere prestate dal grande museo londinese per la prima volta al mondo, in questa eccezionale occasione.
La mostra e' promossa dal Museo dell'Accademia Etrusca e della Citta' di Cortona, dal British Museum e da Holkham Hall, con il sostegno della Regione Toscana e la collaborazione di tanti musei italiani che hanno prestato opere uniche e, in particolare, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. La mostra, curata da Paolo Bruschetti, Bruno Gialluca, Paolo Giulierini, Suzanne Reynolds e Judith Swaddling sara' accompagnata da un catalogo di grande respiro (edito da Skira), che costituira' una pietra miliare negli studi in questo campo per i tanti documenti inediti proposti.
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Annotazione : (a cura dell'autore del blog)
Cortona in breve :
Cortona Città della Toscana in provincia di Arezzo; sorge su un ripido contrafforte appenninico (vedi Appennini), in posizione dominante la Valdichiana. Importante centro etrusco, alleato con Roma dalla fine del IV secolo a.C., fu in seguito dominata dai goti (450) e dai longobardi, quindi, dopo un lungo periodo di cui non si ha documentazione storica certa, nell'XI secolo combatté e vinse contro Perugia e Arezzo, e nei secoli XII-XIII si diede ordinamenti comunali. Devastata nel 1258 dagli aretini, dal 1323 al 1409 fu sotto lasignoria della famiglia Casali, e dal 1411 passò sotto la dominazione di Firenze, di cui da allora condivise le sorti. Vi nacquero i pittori Luca Signorelli, Pietro da Cortona e Gino Severini.
Un po' di storia antica :
GLI ETRUSCHI :
Etruschi: Popolazione dell’Italia antica che fiorì nell’area corrispondente all’odierna Toscana e in alcune regioni del Nord e del Sud della penisola tra il IX e il IV secolo a.C., raggiungendo la sua massima espansione tra il VII e il V secolo a.C. Il nome Etruria costituisce la versione latina del nome greco Tyrrhenia (o Tyrsenia); i romani chiamavano gli etruschi etrusci o tusci, nome dal quale deriva quello dell’odierna Toscana.
Le origini degli etruschi rimangono oscure; già nell’antichità esistevano varie ipotesi in merito: lo storico greco Erodoto asseriva che provenissero dalla Lidia, regione dell’Asia Minore occidentale. Questa ipotesi fu accolta nell’antichità sia da Livio sia da Polibio e oggi pare essere confermata da alcune indagini genetiche compiute nel 2007 dall’Università di Torino. Lo storico Dionigi di Alicarnasso, invece, sosteneva che gli etruschi fossero una popolazione indigena dell’Italia.
La ricerca archeologica ha gettato nuova luce sulla più antica storia etrusca: è oggi opinione comune che i primi insediamenti etruschi ebbero luogo nelle basse e paludose regioni costiere della Toscana. I primi insediamenti stabili – Vetulonia e Tarquinia – datano dalla fine del IX secolo a.C. I ritrovamenti relativi a questa fase sono caratterizzati da nuovi tipi di camere funerarie, che si distinguono nettamente dalle precedenti tipologie tombali e che contengono corredi funerari molto ricchi, comprendenti oggetti in ambra, argento, oro e gemme provenienti dall’Egitto e dall’Asia Minore.
La particolare combinazione
di originalità e imitazione nell’arte etrusca e i caratteri peculiari
della religione sembrano effettivamente far pensare che questo popolo
fosse originario di una regione del Mediterraneo orientale posta tra la
Siria e l’Ellesponto (l’attuale stretto dei Dardanelli).
Sin dalle origini, la
società etrusca appare dominata da un’aristocrazia saldamente ancorata
al potere, che esercitava uno stretto controllo sull’attività politica,
militare, economica e religiosa della comunità. Con il VI secolo a.C.
numerose città-stato, tra cui Tarquinia e Veio, controllavano i
territori sottomessi ed erano in grado di colonizzare le aree adiacenti.
I re che governarono questi centri – tra cui i semileggendari Tarquini (vedi Roma
antica) – raggiunsero i loro obiettivi politici grazie all’abilità
militare. Le città-stato indipendenti stringevano continuamente alleanze
tra loro a scopo politico ed economico, mentre più stretti vincoli
venivano rafforzati mediante matrimoni dinastici.
Come reazione alla minaccia
che queste alleanze vennero a rappresentare per le altre potenze del
Mediterraneo, romani, greci e cartaginesi si unirono più volte in
funzione antietrusca. Nel V secolo a.C. la potenza etrusca venne
notevolmente ridimensionata: la flotta siracusana sconfisse quella
etrusca nella battaglia navale al largo di Cuma (474 a.C.). Allo scopo
di riconquistare il dominio dei mari, una confederazione etrusca si
alleò con Atene per attaccare la città di Siracusa nel 413 a.C. Dopo un
assedio durato oltre dieci anni, infine, Veio fu presa nel 396 a.C. da
Roma, nel quadro di un programma di conquista delle vie di terra verso
il nord della penisola. Questa vittoria segnò l’inizio della progressiva
espansione di Roma in Etruria, completata nel 283 a.C.
Nel III secolo a.C. la
regione iniziò a perdere la propria identità culturale, mentre entrava
progressivamente nel quadro della compagine politica romana; le città di
Cerveteri, Tarquinia e Vulci dovettero pagare tributi e cedere parte
dei loro territori. Le discordie e gli attriti all’interno dei gruppi
aristocratici e le insurrezioni scoppiate tra le classi meno abbienti
provocarono il collasso della struttura sociale delle città etrusche
(come Volsinii, identificabile con Orvieto o, più probabilmente,
con Bolsena), portando i principali centri etruschi ad allearsi con
Roma. Il risultato di tali alleanze fu un’ulteriore gravitazione
dell’Etruria nell’orbita politica romana.
^^^^^ ^^^^^ ^^^^^
Dal British Museum of London:.................................a Cortona
The British Museum
Vaso etrusco
Collana etrusca
Re etrusco
Orecchini in oro
Spilla in oro
Manico, maniglia in bronzo
Vasi
Tomba
marco buonarroti
venerdì 9 maggio 2014
CITAZIONE:"CHI E' AMICO DI TUTTI........"
Citazione :
"Chi è amico di tutti non è amico di nessuno."
Questa frase è spesso attribuita ad Arthur Schopenhauer e non solo sul web, ma anche in diversi libri (si veda ad esempio: Guido Almansi, Il filosofo portatile, 1991). Ora, seppure non si può escludere che la frase si trovi in qualche scritto di Schopenhauer, si tratta comunque della citazione di un vecchio proverbio: "Amico di tutti, amico di nessuno", già pubblicato nel 1732 (quando Schopenhauer doveva ancora nascere) nella celebre raccolta di proverbi di Thomas Fuller:
-Gnomologia: Adagies and Proverbs- "He's a Friend to none, that is a Friend to all" (Chi è amico di tutti è amico di nessuno); e anche: "A Friend to all, is a Friend to none" (Un amico di tutti, è un amico di nessuno).
marco buonarroti
"Chi è amico di tutti non è amico di nessuno."
Questa frase è spesso attribuita ad Arthur Schopenhauer e non solo sul web, ma anche in diversi libri (si veda ad esempio: Guido Almansi, Il filosofo portatile, 1991). Ora, seppure non si può escludere che la frase si trovi in qualche scritto di Schopenhauer, si tratta comunque della citazione di un vecchio proverbio: "Amico di tutti, amico di nessuno", già pubblicato nel 1732 (quando Schopenhauer doveva ancora nascere) nella celebre raccolta di proverbi di Thomas Fuller:
-Gnomologia: Adagies and Proverbs- "He's a Friend to none, that is a Friend to all" (Chi è amico di tutti è amico di nessuno); e anche: "A Friend to all, is a Friend to none" (Un amico di tutti, è un amico di nessuno).
marco buonarroti
CITAZIONE :"CONFUCIO ......."
Confucio (Lu 551-479 a.C.), filosofo cinese, fondatore del confucianesimo. Secondo la tradizione, Confucio (in cinese Kong fuzi, “maestro Kong”) nacque da nobile famiglia nello stato di Lu (odierno Shandong), crebbe orfano di padre e in povertà, ma ricevette un’educazione raffinata, ricca delle tradizioni culturali instaurate dalla dinastia Zhou. Dopo alcuni anni di lavoro manuale, accompagnato dalla fama di uomo colto e rispettoso della tradizione, si dedicò all’insegnamento itinerante, istruendo un numero di discepoli sempre crescente.
Immagine tratta dal web (Wikipedia)
marco buonarroti
giovedì 8 maggio 2014
PITTURA :UN "MONET" DA 27 MILIONI DI DOLLARI...
Monet, olio leggendaria serie delle 'Ninfee' venduto per 27 milioni di dollari
New York, 7 mag. - (Adnkronos) - Battuta a un'asta di Christie's a New York per oltre 27 milioni di dollari una tela a olio della leggendaria serie delle 'Ninfee' del pittore impressionista francese Claude Monet.
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Annotazione : ( a cura dell'autore del blog)
Claude Monet, padre dell'Impressionismo
Monet, Claude (Parigi 1840
- Giverny 1926), pittore francese. Capofila del movimento
impressionista, portò al massimo livello lo studio degli effetti
mutevoli della luce naturale. Mostrò prestissimo il suo talento artistico,
cominciando fin da ragazzo a disegnare caricature, per poi seguire
l'insegnamento di Eugène Boudin che lo incoraggiò a dipingere
all'aperto.
Nel 1859, da Le Havre, dov'era cresciuto, si trasferì a Parigi,
iniziando a frequentare Edouard Manet e altri pittori che in
seguito avrebbero formato il gruppo impressionista, come Camille
Pissarro, Pierre-Auguste Renoir e Alfred
Sisley
.
Lavorando molto in esterni (en plein air, secondo i
dettami impressionisti), Monet dipingeva paesaggi e scene di vita quotidiana
così come si presentavano ai suoi occhi, senza artifici. Nel 1865 cominciò a
esporre al Salon, dove le sue opere ottennero sempre maggiore successo.
Le
critiche al suo stile, decisamente innovativo, arrivarono dai sostenitori
dell'arte accademica, che consideravano frutto di negligenza le sue
ampie pennellate applicate con libertà sulla tela.
Nel 1874 Monet e il suo gruppo decisero di organizzare una
propria esposizione. La critica, giudicando sommario e incompiuto il loro stile,
li definì sprezzantemente 'impressionisti', volgendo così in burla il titolo di
un'opera di Monet (Impression, soleil levant, 1872). In questo periodo,
le composizioni dell'artista si caratterizzano per l'uso di colori puri; in
particolare il bianco, che suggerisce la luce, e il blu, applicato nelle zone
d'ombra, gli consentivano di rendere sulla tela un'impressione spontanea dei
paesaggi che aveva di fronte.
Verso la metà degli anni Ottanta Monet conobbe i primi
successi di critica e di pubblico. Dal 1889 iniziò a eseguire serie di dipinti
(famosa, tra le altre, è quella delle Cattedrali di Rouen,
1892-94) che
ritraevano lo stesso soggetto in diverse ore del giorno o in diversi
periodi
dell'anno, mostrando così che la sua tecnica, nonostante l'apparente
semplicità, si prestava a rendere l'intera gamma delle variazioni
atmosferiche.
Dal
1883, acquistata una casa a Giverny, vicino a Parigi, si dedicò a ritrarre il
suo giardino ricco di fiori (oggi aperto al pubblico), realizzando, tra l'altro,
la serie delle Ninfee (1909-26), talvolta su tele di grandi dimensioni.
(Rif.bibl.: Microsoft Encarta)
Note:
1)
Gli impressionisti vollero
ispirarsi alla natura e alla vita quotidiana piuttosto che alla
classicità o alla storia aulica, rigettando anche
il sentimentalismo tardoromantico allora
in voga. Scelsero di lavorare all’aperto anziché in studio, interessandosi
principalmente agli effetti della luce naturale. 2)
Con "Le Ninfee"si intende un periodo di produzione pittorica del grande Monet, che riguarda 250 dipinti.
Le opere descrivono dal punto di vista artistico il giardino del pittore, situato a Giverny, e impegnarono gli ultimi trent'anni dell'artista.
Cinque dipinti della serie "Le Ninfee":
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Madame Monet e figlia

Le immagini sono state tratte dal web (Wikipedia)
marco buonarroti
martedì 6 maggio 2014
IL 6 MAGGIO 1852 MORIVA MARIA MONTESSORI
Il 6 maggio 1952 moriva Maria Montessori, pedagogista italiana di fama internazionale
Montessori, Maria (Chiaravalle, Ancona,31 agosto 1870 - Nordwijk, Olanda,6 maggio 1952), pedagogista italiana di formazione medica, conosciuta soprattutto per il metodo didattico che porta il suo nome, presentato a Roma nel 1907. Tale metodo, successivamente diffuso in tutto il mondo, sottolinea l'importanza dello sviluppo delle capacità di iniziativa e della fiducia in sé, dando la possibilità al bambino di seguire i propri interessi, ma entro limiti disciplinari definiti. Gli interessi del bambino vengono stimolati con un'ampia gamma di materiali di crescente complessità. Nel momento in cui il bambino ha acquisito un certo livello di competenza, è compito dell'insegnante guidarlo alle conoscenze del livello successivo, in modo da prevenire gli errori e l'acquisizione di abitudini scorrette; per il resto, il bambino viene lasciato libero di apprendere da solo. È stato dimostrato che il metodo Montessori permette di imparare a leggere e a scrivere più rapidamente e con maggiore facilità rispetto ai metodi di insegnamento tradizionali.
Le immagini sono state tratte dal web (Wikipedia)
marco buonarroti
Montessori, Maria (Chiaravalle, Ancona,31 agosto 1870 - Nordwijk, Olanda,6 maggio 1952), pedagogista italiana di formazione medica, conosciuta soprattutto per il metodo didattico che porta il suo nome, presentato a Roma nel 1907. Tale metodo, successivamente diffuso in tutto il mondo, sottolinea l'importanza dello sviluppo delle capacità di iniziativa e della fiducia in sé, dando la possibilità al bambino di seguire i propri interessi, ma entro limiti disciplinari definiti. Gli interessi del bambino vengono stimolati con un'ampia gamma di materiali di crescente complessità. Nel momento in cui il bambino ha acquisito un certo livello di competenza, è compito dell'insegnante guidarlo alle conoscenze del livello successivo, in modo da prevenire gli errori e l'acquisizione di abitudini scorrette; per il resto, il bambino viene lasciato libero di apprendere da solo. È stato dimostrato che il metodo Montessori permette di imparare a leggere e a scrivere più rapidamente e con maggiore facilità rispetto ai metodi di insegnamento tradizionali.
Maria Montessori, le cui prime esperienze di
pedagogista si erano sviluppate a contatto di bambini portatori di
handicap, affidò il proprio pensiero a libri quali Metodo della pedagogia
scientifica applicata all'educazione infantile (1909), Il metodo
Montessori (1912), Il metodo Montessori avanzato (1917), Il
segreto dell'infanzia (1950) e La mente del bambino (1952). Nel 1924
venne istituito l'ente morale Opera nazionale Montessori, che, oltre a
diffondere la conoscenza del metodo educativo, svolgeva attività di studio e di
ricerca.
Le immagini sono state tratte dal web (Wikipedia)
marco buonarroti
lunedì 5 maggio 2014
STORIA E LETTERATURA :"IL CINQUE MAGGIO"
Il 5 maggio ci ricorda Napoleone Bonaparte e Alessandro Manzoni.
Napoleone mori nell'Isola di Sant'Elena il 5 maggio 1821
Manzoni fu l'autore della più famosa delle poesie civili dedicata alla morte di Napoleone, intitolata "Il cinque maggio", chi non ricorda i versi studiati sui banchi di scuola :
"Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tani,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe' silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de' manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a
tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l'avvïò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò
Napoleone I (Ajaccio 1769 - Sant’Elena 1821), imperatore dei francesi (1804-1814; 1815) e re d’Italia (1805-1814).
Secondo figlio dell’avvocato còrso Carlo Maria Buonaparte (Napoleone muterà il cognome in Bonaparte durante la campagna d’Italia) e di Letizia Ramolino, proveniva dalla piccola nobiltà locale che aveva seguito Pasquale Paoli nella sua lotta per l’autonomia dell’isola. Frequentò il collegio militare di Brienne, nella Champagne, per poi passare alla scuola militare di Parigi, dove ottenne il grado di sottotenente d’artiglieria (1785).
Condivise gli ideali di libertà e di eguaglianza della Rivoluzione francese, al cui scoppio rientrò in Corsica, ricoprendo la carica di tenente colonnello della Guardia nazionale còrsa. Quando nel 1793 la Corsica dichiarò la propria indipendenza, Napoleone, considerato patriota francese e repubblicano, dovette rifugiarsi in Francia. Nominato comandante dell’artiglieria nell’esercito incaricato di sedare la rivolta scoppiata a Tolone contro la repubblica, si distinse nell’intervento che portò alla caduta della città, ottenendo la promozione a generale di brigata.
Napoleone mori nell'Isola di Sant'Elena il 5 maggio 1821
Manzoni fu l'autore della più famosa delle poesie civili dedicata alla morte di Napoleone, intitolata "Il cinque maggio", chi non ricorda i versi studiati sui banchi di scuola :
![]() |
| Alessandro Manzoni |
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
![]() |
| Napoleone sul letto di morte a Sant'Elena |
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
![]() |
| A Parigi,nel Musée de l'Armée, sono conservati i resti di Napoleone |
Dall'Alpi alle Piramidi
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tani,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli, l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe' silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de' manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a
tanto strazio cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l'avvïò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò
Napoleone I (Ajaccio 1769 - Sant’Elena 1821), imperatore dei francesi (1804-1814; 1815) e re d’Italia (1805-1814).
Secondo figlio dell’avvocato còrso Carlo Maria Buonaparte (Napoleone muterà il cognome in Bonaparte durante la campagna d’Italia) e di Letizia Ramolino, proveniva dalla piccola nobiltà locale che aveva seguito Pasquale Paoli nella sua lotta per l’autonomia dell’isola. Frequentò il collegio militare di Brienne, nella Champagne, per poi passare alla scuola militare di Parigi, dove ottenne il grado di sottotenente d’artiglieria (1785).
Condivise gli ideali di libertà e di eguaglianza della Rivoluzione francese, al cui scoppio rientrò in Corsica, ricoprendo la carica di tenente colonnello della Guardia nazionale còrsa. Quando nel 1793 la Corsica dichiarò la propria indipendenza, Napoleone, considerato patriota francese e repubblicano, dovette rifugiarsi in Francia. Nominato comandante dell’artiglieria nell’esercito incaricato di sedare la rivolta scoppiata a Tolone contro la repubblica, si distinse nell’intervento che portò alla caduta della città, ottenendo la promozione a generale di brigata.
Nel 1795 partecipò alla repressione della
rivolta parigina contro il Direttorio e nel 1796, anno in cui sposò
Giuseppina di Beauharnais, vedova di un aristocratico
ghigliottinato durante la Rivoluzione, ottenne la nomina a comandante
dell’armata d’Italia; il corso degli eventi bellici gli avrebbe permesso di
salire rapidamente alla ribalta, fino a costituire l'Impero francese.
marco buonarroti
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