domenica 7 settembre 2014

ARTE :"LA BELLEZZA CLASSICA E RINASCIMENTALE"

LA BELLEZZA NELL'ARTE CLASSICA E NEL RINASCIMENTO ITALIANO (DALL'INIZIO DEL SECOLO XV A TUTTO IL XVI SECOLO)
IL RINASCIMENTO EBBE,INFATTI, COME OBIETTIVO LA RIVALUTAZIONE DELLA CLASSICITA'.



La Venere di Milo, esposta al museo del Louvre,a Parigi
Rinvenuta sull'isola di Milo, a sud-ovest delle Isole Cicladi, ( mare Egeo Grecia) nel 1820.
La statua, in marmo, è una delle più famose opere dell'arte ellenistica (II secolo a,C.),la cui realizzazione è attribuita ad Alessandro di Antiochia in base ad una iscrizione incisa sul basamento,andato perduto.





                            




                     
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Il" David" di Donatello (soprannome di Donato di Niccolò di Betto Bardi,Firenze 1386-1466),scultore del "Primo Rinascimento",figura di fondamentale importanza
     nella storia dell'arte italiana
     Scultura bronzea, realizzata intorno al 1440, conservata nel Museo nazionale del
     Bargello,Firenze






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Il David di Michelangelo Buonarroti, esposto alla Galleria dell'Accademia a Firenze.
Scultura in marmo,realizzata da Michelangelo,tra il 1501 e il 1504




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La "Pietà" di Michelangelo,esposta nella basilica di S.Pietro in Vaticano
(scultura in marmo,realizzata da Michelangelo Buonarroti tra il 1497 e il 1499;
aveva appena 20/22 anni)



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"Perseo",statua in bronzo di Benvenuto Cellini,(1545-1554);la statua era esposta in piazza della Signoria(Firenze),nella Loggia dei Lanzi;attualmente è sottoposta a restauro e si trova in una sala degli "Uffizi".
Benvenuto Cellini (Firenze 1500-1571) fu uno scultore, incisore e orafo fiorentino, tra
i principali esponenti della corrente rinascimentale manierista in Italia e in Europa.




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Il Neo-classicismo di Antonio Canova:

Le "Tre Grazie", gruppo marmoreo (1816),conservato all'Ermitage, San Pietroburgo.





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"Teseo e il Centauro"(1805-1819),opera scultorea esposta al Kunst Historishes Museum di Vienna



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"Paolina Borghese", opera scultorea in marmo (1805-1808), esposta alla Galleria Borghese di Roma


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"Teseo sul Minotauro"(1781-1783),scultura esposta al "Victoria and Albert Museum di Londra"





Potete leggere notizie più dettagliate sul Canova nel post titolato:
Arte/Mostre :"Canova a Firenze-La bellezza e la memoria" ,datato 8 luglio

                                                                                                                        

 .
Marco Buonarroti
(Marco Buonarroti sono i miei autentici nome e cognome)

LETTERATURA :"IL 14 GIUGNO MORIVA GIACOMO LEOPARDI"

Il 14 giugno del 1837 moriva a Napoli il giovane poeta Giacomo Leopardi, "....il   poeta che, negando la vita, più d'ogni altro insegnò ad amarla...." (*)

 

 Leopardi, Giacomo (Recanati, 29 giugno 1798 - Napoli, 14 giugno 1837), poeta italiano, tra i maggiori dell’Ottocento.

E' sepolto nell'atrio della Chiesa di S.Vitale a Fuorigrotta, presso Posillipo.Sulla tomba si legge un'epigrafe del Giordani(**): "Al conte Giacomo Leopardi recanatese /...scrittore di filosofia e poesie altissime / da paragonare solamente ai greci / che fini di XXXIX anni la vita / per continue malattie miserrrima".... (*). 

Nel 1939 ,i resti di Leopardi furono spostati dalla Chiesa di San Vitale e portati al Parco Vergiliano, a Piedigrotta nei pressi della tomba di Virgilio.

 

Opere di maggior rilievo : "I Canti, le Operette morali, lo Zibaldone, l'Epistolario".

Giacomo Leopardi era figlio del conte Monaldi, primo di otto figli, studiò privatamente, dapprima sotto la guida di due sacerdoti e poi da solo, attingendo alla ricchissima biblioteca paterna. Imparò il latino, il greco, l’ebraico e alcune lingue moderne.

A diciotto anni era già un erudito dall’eccezionale formazione filologica, ma la sua salute era ormai compromessa per sempre. Prima dei vent’anni aveva scritto una Storia dell’astronomia (1813) e il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815), e tradotto idilli ed epigrammi di Mosco (1815), il primo libro dell’Odissea di Omero e il secondo dell’Eneide di Virgilio (1816).
Nell'età in cui i ragazzi cercano di più il movimento, l'aria, la luce per un bisogno di espansione fisica, egli invece si chiuse in quelle sale severe e polverose, e tutto questo cercò li per un bisogno precocissimo di espansione morale. 

Leggendo e meditando tutto il giorno,aveva una folla di pensieri e nessuno a cui esporli o confidarli, e cosi li andò mano mano segnando su cartelle che si fecero alla fine moltissime e che costituirono lo Zibaldone, cioè una raccolta quanto mai varia di spunti, giudizi, sentimenti, idee su ogni aspetto della vita umana, un magazzino prezioso allo stato grezzo e nativo.

Il De Santis(***) scrisse su Leopardi, nel suo bellissmo saggio :" Il mondo esterno non è stata per lui mai cosa solida...egli vive coi suoi fantasmi e coi suoi ideali, solitario; vive nella sua immaginazione forte e calda...e quella biblioteca a poco a poco gli esce tutta di sotto la penna."

 Anche il poeta, aprendo l'animo suo in una lettera al Giordani, che allora riteneva il suo più grande amico, ci lascia l'apprezzamento e il ritratto più autentci e dolorosi di sè stesso: " ...io mi sono rovinato con sette anni di studio matto e disperatissimo in quel tempo che mi andava formando e mi si doveva assodare la complessione. E mi sono rovinato...senza rimedio per tutta la vita, e rendutomi l'aspetto miserabile, e dispregevolissima tutta quella gran parte dell'uomo, che è la sola a cui guardano i più"...Sicchè essi non hanno "coraggio d'amare quel virtuoso in cui niente è bello fuorchè l'anima".
(In questi "sette anni di studio matto e disperatissimo"il ragazzo si tuffa giorno e notte in una attività, tra letture e scritture, che pregiudicherà irreversibilmente la sua costituzione fisica già segnata dai primi sintomi della malattia e visibili nella deformità stessa della persona.Ndr)

 La diffidenza di riuscire gradito ai suoi simili gli alza un muro attorno, lo esclude dalla vita che egli guarda con l'intensità appassionata e disperata di chi sta dietro le sbarre.

"Tuttavia, quando vai a sgranchirti sù per la collina, e ti nascondi allo sguardo degli altri in mezzo alle macchie, in quel silenzio non ti coglie forse una gran pace? e non ti sembra di vedere e di vivere oltre " la siepe", oltre l'orizzonte, nell'infinito?

Di questa "sovrumana"sensazione ci narra Leopardi nella sua poesia, ed è motivo insieme, per lui, di sgomento e di dolcezza.   

L'infinito                                  ( composto nel settembre del 1819, aveva 21 anni)

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani 
silenzi, e profondissima quiete 
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce 
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e la morte stagioni, e la presente 
e viva, e il suon di lei. Cosi tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. 

(E' tra i canti più alti e intensi della lirica leopardiana: la fusione di cuore, fantasia, intelletto, che tanti romantici cercarono senza riuscire a realizzare.)

Ma questi momenti d'infinito giungono da un mondo tutto ideale e astratto e non valgono a sopprimere la realtà della natura e degli istinti che si manifesta in modi sensibili, precisi, toccanti, e asseta di sè il poeta.

Lo spettacolo della primavera o una notte di luna, o il canto di una giovinetta o il salire d'una speranza sono momenti esaltanti offerti dalla natura.
Ma questa natura, impassibile e incantevole,  che ci ha dato la vita come ci darà la morte, perchè, intanto, mentre viviamo, non ci fa felici e ci risparmia dagli affanni?

Qual'è la causa del nostro soffrire?Fu errore o colpa degli uomini a privarli della felicità. a perderli per sempre in un destino senza  uscita e senza luce?
Oppure questo silenzio e questo mistero che ci chiudono da ogni parte sono, essi stessi, le leggi della natura immutate,meccaniche, senza perchè ?........
Per me non c'è stato che dolore e disinganno.........

Amore e morte : ecco i poli della nostra vita, il primo perchè muova in noi il sentimento del nostro esistere, l'altro perchè ce lo tolga.
Il poeta cosi li canta :

"Cose quaggiù si belle - Altre il mondo non ha, - Non han le stelle, - Nasce dall'uno il bene,- Nasce il piacer maggiore - Che per lo mar dell'essere si trova; - L'altra ogni gran dolore - Ogni gran male annulla"

Per conoscere davvero il Leopardi dovremmo leggere il suo Epistolario, soprattutto per comprendere in che senso e se egli sia stato un pessimista, parola questa assoluta e negatrice di ogni speranza e di ogni apprezzamento della vita.
Ma abbiamo visto come il poeta ne resti lontano;egli crede nei valori dell'intelligenza e nel conforto della poesia. Se da un lato l'uomo è schiavo della Natura, dall'altro egli la contrasta e si arrovella per non esserne schiacciato.
Se la felicità non è un bene posseduto realmente, essa tornerà nella dolcezza del ricordo o si profilerà nella febbre delle speranze.
Potremmo dire che il Leopardi consideri l'esistenza come un gran mare chiuso tra due sponde:
su una il dubbio e la speranza , e sull'altra la certezza e la verità.
Ma l'importante per l'uomo non è di toccare l'altra sponda, ma di affrontare il gran mare dell'illusione, mentre la caravella lo porta verso l'ignoto.

Forse il poeta era per giungere ad una svolta importante del proprio pensiero.Aveva ancora trentanove anni e un mondo, attorno a sè, in fermento e in formazione, e dentro di sè un'energia sentimentale e critica sempre più prodigiosa.
Ma il povero corpo non ne poteva più, e cedette alla morte dolcemente, rapidamente, senza neppure il tempo di sorbire una tazza di brodo.
Se l'era fatta preparare in tutta fretta per rimettersi sù dall'improvviso malore e recarsi, com'era previsto, alla sua prediletta villa vesuviana delle Ginestre.Ma la carrozza lo attese inutilmente.




                                      La Villa delle Ginestre (Torre del Greco-Napoli)

                                                La stanza del poeta
 
Note :
(*)         dal volume di  riferimento bibliografico di seguito riportato .
(**)       Pietro Giordani, scrittore illuminista.(Piacenza, 1774-Parma, 1848)
(***)     Francesco De Sanctis (Morra Irpinia 1817-Napoli 1883) è stato uno scrittore,critico letterario, politico, Ministro della Pubblica Istruzione e filosofo italiano. Fu tra i maggiori critici e storici della letteratura italiana nel XIX secolo.

Riferimento bibliografico:  "Cento Scrittori" di Giacomo Spadafora - Editore Palumbo, pagg. 431, 432, 433, 434, 436




marco buonarroti

LETTERATURA: "IL GIOVANE POETA ARTHUR RIMBAUD"

LETTERATURA:IL GIOVANE POETA RIMBAUD



La poesia:"Sensazione"

Nelle azzurre sere d'estate,andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano,a pestar l'erba tenera;
trasognato sentirò la sua frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

Io non parlerò,non penserò più a nulla:
ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
e me ne andrò lontano,molto lontano,come uno zingaro,
nella Natura,lieto come con una donna.

(Marzo 1870-aveva 16 anni.
Il desiderio di evasione;la visione panica della natura,simbiosi dell'uomo e la natura.
L' Io del poeta emerge nella metafora dello zingaro che vaga errabondo senza meta.)


Arthur Rimbaud (Charleville,1854-Marsiglia,1891) formò con Stéphane Mallarmé e Paul Verlaine, (siamo in Francia nella seconda metà del XIX secolo), la triade dei creatori della poesia moderna,non solo francese .
Con loro, e altri su un piano più modesto, la Francia conobbe,dopo l'età romantica e il parnassianesimo,un'altra stagione di fioritura poetica e di idee,contraddistinta con il nome di Simbolismo  e i cui germogli erano già, peraltro,presenti nell'opera di Charles Baudelaire.
Per comprendere i caratteri del nuovo movimento e come esso abbia influenzato anche l'arte narrativa e quindi non solo la poesia,è utile annotare che il parnassianesimo
anch'esso apparso nella seconda metà del XIX secolo,fu una ulteriore corrente poetica
che prefigurava la tendenza alla perfezione stilistica,(ritorno al Parnaso,il monte sacro di Apollo)con l'intento di reagire all'eccesso sentimentale del Romanticismo,negando
l'impegno sociale o politico del poeta ed esaltandone il riserbo e l'impersonalità;la poesia,insomma,doveva avere il solo scopo di perseguire la bellezza,di tendere e codificare il"bello stile".Paul Verlaine ne fece parte e nel 1866 compose sette poesie raccolte nei "Poèmes Saturniens"di cui propongo la lettura della nota "Mon réve familier"allo scopo di coglierne i tratti caratterizzanti parnassiani :

Io faccio spesso questo sogno strano e penetrante
d'una misteriosa donna, che amo, e che m'ama,
e ch'ogni volta non è mai sempre la stessa,
né mai del tutto un'altra, e m’ama e mi comprende.

Si, mi comprende, e il mio cuore, trasparente,
per lei sola, ah! cessa d’essere un problema
per lei sola, e il madore della mia livida fronte,
lei solo lo sa rinfrescare, piangendo.

È ella bruna, bionda o rossa ? — Io l'ignoro.
Il suo nome? Ricordo ch'è dolce e sonoro
come quello degli amanti dalla Vita esiliati.

Il suo sguardo è simile a quello delle statue,
e, la sua voce, lontana, calma, e grave, ha
il suono delle care voci ormai estinte.
(Paul Verlaine,1866)
(Delicatezza del ritmo,espressione di naturali sentimenti amorosi,struttura semplice che 
danno della lirica un quadro di bellezza stillstica parnassiana)


Andava intanto affermandosi il Simbolismo, che prese coscienza di sé dal 1886 (anno del manifesto di Jean Moréas) al '900 e che si dimostrò essere un fenomeno letterario di ben più vasta scala collegandosi all'Impressionismo nella pittura e all'Irrazionalismo nella filosofia.
Si trattava di una nuova maniera poetica e solo poetica,giacchè in esso fu realizzata la scissione tra poesia e narrativa,e la cui diffusione segnò la fine del'età romantica.

Il Simbolismo rinunciava al carattere descrittivo e illustrativo della poesia tradizionale,privilegiava l'aspetto simbolistico dell'opera esaltando i lati più segreti e originali del poeta,una poesia che si appellava alla sua vita interiore e a quanto di più misterioso in essa risiede,utilizzando gli strumenti dell'intuizione e dell'immagine,rivolgendosi,di riflesso,alla sensibilità del lettore e non alla sua ragione e al suo intelletto.
Arthur Rimbaud ne personificò l'essenzialità; fu più originale e più potente di Verlaine e di Mallarmé, più libero dai condizionamenti del conformismo culturale borghese esprimendosi con durezza e alogicità;i suoi versi rivelavano spontaneità giovanile e una inconfondibile originalità,non dimentichiamo che stiamo parlando di un Rimbaud sedicenne,all'esordio della sua geniale produzione poetica,studente di liceo nella natia Charleville,dove il suo ingegno gli valse giudizi lusinghieri,premi e note di merito,nonché una rapida carriera scolastica.
Chi conosce già la sua vicenda umana,per averla studiata sui banchi di scuola o per averla approfondita in quanto amante della poesia e dell'arte in generale,ed é il mio caso,e volendo dare di essa una traccia completa,pur con i limiti di una conoscenza autodidattica,non può non partecipare con un sentimento di intima comprensione e rimpianto alle sofferenze interiori del giovane Rimbaud e alle sue inquietudini che lo videro impegnato nella ricerca e conoscenza del proprio"Io"per cercare di collocarlo,non solo all'interno del suo nuovo mondo poetico,ma anche nella realtà del mondo fisico che lo circondava,dapprima, di quello ristretto della famiglia,della scuola,della chiesa e poi successivamente di quello più amplio della società parigina.
Egli ben presto manifestò il desiderio di rompere i rapporti con la famiglia e l'ambiente di Charleville,decise di affrancarsi dal cristianesimo dopo un periodo travagliato di continue contraddizioni;credeva nel potere del cristianesimo ma decise di uscirne.

Nel 1871,anno in cui scrisse "Le bateau ivre", mise in atto la sua prima fuga a Parigi per condividere l'euforia per la proclamazione della Repubblica
con la conseguente istituzione della "Comune";seguirono altri vagabondaggi nel Belgio fino a Bruxelles,ritornò a Parigi invitato da Paul Verlaine, entusiasta del lavoro poetico
del giovane, e da questi fu introdotto negli ambienti letterari,per lo più ostili verso i suoi eccessi lirici,iniziando un periodo di vita sregolata fondata sul rapporto particolare
che si era venuto,intanto, a creare con Verlaine.Insieme continuarono i vagabondaggi ,che li videro soprattutto in Inghilterra e in Belgio,sono gli anni '72 e '73:del 1872,aveva 17 anni,è il celeberrimo sonetto:"Vocali",emblema del simbolismo,del 1873 è l'opera
"Illuninations"(prosa e poesia) e "Une Saison en Enfer"(prosa).
Poi avvenne la rotttura con Verlaine a cui fece seguito un ritiro a Roche presso una casa per ferie della famiglia dove compose le opere citate.Egli tentò di inserirsi nella società borghese,ma fu sempre dalla parte degli infelici ritrovandosi cosi solo,privo dell'affetto di una donna o di un qualsiasi compagno.

Il 1871 fu un anno importante poichè Rimbaud tracciò,nella "Lettera del veggente",inviata il 15 maggio all'amico poeta Paul Démeny , i lineamenti della "(...letteratura nuova,distrusse in poche righe il passato letterario della Francia e del mondo;salvi solo i Greci dell'antichità.Ora bisogna instaurare una poesia nuova,fondata sull'assioma che "Io é un altro"...il nostro "Io"é ancora inesplorato,sepolto e confuso nell'inconscio e a lui bisogna ricorrere per ricongiungersi con "l'Intelligenza universale".Il primo studio dell'uomo che vuole essere poeta,prosegue il magister diciassettenne,é la conoscenza di se stesso.Sembra semplice.Ma si tratta di farsi un'anima mostruosa.Bisogna essere veggenti.Il poeta si fa veggente per mezzo di un lungo,immenso e ragionato sregolamento di tutti i sensi.Tutte le forme d'amore, di sofferenza,di follia;egli consuma in sè tutti i veleni per non conservarne che le quintessenze.E cosi arriva all'ignoto;e quand'anche,sgomento,finisse a perdere l'intelligenza delle sue visioni,egli le ha viste)"- (da:Storia della letteratura francese di Mario Bonfantini-Ed.Mondadori/pag.322)

Non si può non restare colpiti da un somma e rispettosa sensibilità,almeno per quanto mi riguarda,leggendo l'esposizione dei contenuti del suo geniale,precoce intelletto,soprattutto perchè si legge tra le righe una sofferenza predestinata: lui amava la sua poesia ma era consapevole,forse,che l'essere poeta veggente l'avrebbe portato verso la solitudine dell'ignoto,a percorrere un cammino lungo lande solitarie e sconosciute dove "l'Io-poeta errante avrebbe presagito la nuova forma poetica e percepito le sue visioni,in un intreccio di suoni e di sensi,in un disordine dal quale sarebbe stato difficile uscire se non ritraducendo quel caos con la ragione.
Dibattuto,quindi,consunto da travolgenti contraddizioni e tra queste le antinomie fra sregolamento dei sensi e ragione,ribellione da una parte e la ragione dall'altra,libertà e civiltà,capi che non c'era via d'uscita se non quella della follia e cosi decise di rinunciare alla sua poesia,rinnegò il suo passato ponendo fine alla sua stagione poetica,i cui frutti restarono e restano per comprendere come la sua lirica sia stata una nuova forma di conoscenza tra ispirazione ed esaltata immaginazione.
La sua opera :
dal 1869 al 1872,dai quindici ai diciotto anni,scrisse 42 poesie,tra cui il celeberrimo poema "Le bateau ivre" e l'altrettanto celeberrima poesia "Vocali",raccolte sotto il titolo di "Premièrs vers"
nel 1873,scrisse "Illuminations"e "Une saison en Enfer".

Sopravvisse l'uomo Rimbaud impegnato a svolgere,dal 1874 al 1891, anno della sua morte,le più disparate attività da cui trarre i mezzi di sussistenza e in alcuni casi anche guadagni cospicui come accadde
nel 1886/87 quando,in Africa, organizzò un traffico di armi per conto del Ras Menelik d'Abissinia.
Dette lezioni di francese in Inghilterra,fu precettore a Stoccarda,volontario nell'esercito coloniale olandese da cui,una volta giunto a Batavia,disertò per rientrare in Europa;sul finire del 1876 riparti per l'Oriente alla volta di Aden e da qui in Abissinia,dove rimase per dieci anni.
Nel frattempo,nel 1886, fu pubblicata la raccolta di prose "Illuminations"che consolidò la sua nascente fama alla cui diffusione contribui Verlaine che tracciò del poeta,suo vecchio amico,un profilo nel 1883.
Il suo continuo vagabondare, secondo il mio parere, rivela la persistenza di quell'inquietudine esistenziale riflessa,ora,nel mondo fisico,e di cui non potè mai liberarsi, neanche dopo avere negato il suo passato di poeta veggente e che l'accompagnò fino alla morte, avvenuta nel 1891 a Marsiglia.

LA poesia "Voyelles" (Vocali)

(Tanto si è detto e scritto a commento di questo sonetto,studiosi,critici,scrittori di rilievo,interpretazioni tutte autorevoli e seducenti;il lettore può conoscerle e approfondirle leggendo testi specializzati.
Per quanto riguarda il mio modesto e autodidattico parere,posso dire semplicemente
che i versi sono coerenti con la trama simbolista di tutta l'opera di Rimbaud, che essi
esprimono nella sua mente il legame tra immagine e fantasia,colore e significato simbolico.Probabilmente il punto di partenza è l'abbecedario dei primi anni di scuola,
dove l'associazione tra colore e parola gioca un ruolo importante per memorizzare e suscitare la fantasia infantile che nel giovane poeta diciassettenne scatena, in chiave poetica, le sensazioni dell'Io veggente.)   

Il Sonetto fu composto nel 1872:Rimbaud aveva 17 anni)

A nera, E bianca, I rossa, U verde,O blu: vocali,
io dirò un giorno le vostre segrete origini:
A, nero,corsetto villoso delle mosche lucenti
che ronzano intorno a crudeli fetori,

golfi d'ombra; E,candori di vapori e di tende,
lance di fieri ghiacciai,bianchi re,brividi d'umbelle;
I, porpora,sputo di sangue,riso di belle labbra
nella collera o nelle ebrezze penitenti;

U, cicli, fremiti divini di mari verdi,
pace dei pascoli disseminati di animali,pace delle rughe
che l'alchimia scava nelle ampie fronti studiose;

O, Tromba suprema piena di stridori strani,
silenzi solcati dai Pianeti e dagli Angeli:
- O l'Omega e il raggio violetto dei Suoi Occhi !


LA POESIA " LE BATEAU IVRE" (Il battello ebbro)

(Rimbaud s'identifica nel battello che compie un viaggio interiore,un'avventura spirituale,un conflitto contro l'esistenza stessa,in cui la violenza delle immagini
riflette la sua esperienza "veggente".
"Notevole è la maestria tecnica del verso,la forma sintattica del discorso e la padronanza dell'uso delle metafore".(giudizio tratto da "Rimbaud -Poesie/Newton Compton Editori")
Mentre scendevo il corso di fiumi impassibili,
Non mi sentii più trainato con le funi dell’alaggio:
Bersagliati i miei uomini da Pellerossa striduli,
Inchiodato nudo a variopinti pali l’equipaggio.

Non mi curavo dei carichi nella mia stiva,
Portassi tela di Fiandra oppur cotone inglese;
Mentre con la mia ciurma anche il chiasso moriva,
I Fiumi mi lasciarono andare alle mie discese.

Tra sciarbodii furiosi di maree, l’altro inverno,
Più sordo del cervel d’un bimbo, corsi a tentoni.
E le Penisole fluttuanti in derive senza governo
Non subirono mai più trionfali scrolloni.

La tempesta ha benedetto le mie sveglie marittime;
Più lieve d’un tappo danzai per dieci notti su onde
Che sono chiamate “eterne portatrici di vittime”,
Senza rimpiangere i fari e le loro insulse ronde.

Più dolce che le mele asprigne per un bambino,
L’acqua smeraldo penetrò nel mio scafo d’abete,
Lavando le tracce di vomito e le macchie di vino,
Sperdendo àncora e timone nell’azzurra quiete.

Da allora mi sono bagnato nel Poema del Mare,
Infuso d’astri e fatto lattescente, ho divorato
Ogni ceruleo verde, ove a volte vedi fluttuare,
Relitto pallido in estasi, un assorto annegato;

E ove, tingendo d’un tratto bluastre enfiagioni,
Per deliri e ritmi lenti nel rutilante calore,
Più forti dell’alcool, più vasti delle nostre canzoni,
Fermentano ancora i rossori amari dell’amore!

Conosco i cieli che esplodono in lampi, e le trombe
D’aria, e le risacche e le correnti e le sere;
Poi l’Alba eccitata come un popol di colombe,
E cose che l’uomo a volte crede di vedere.

Ho visto il sole basso, tinto di mistici orrori,
Illuminare certe fissità viola e persistenti,
Come attori d’antichi drammi, e ondosi umori
Portar via i loro brividi come scosse di battenti!

Ho sognato la notte verde di nevi abbagliate,
Che salendo lenta agli occhi dei distesi mari,
Baciava arterie di linfe mai prima osservate,
E la sveglia giallo-azzurra di fosforei cantari!

Per mesi ho seguito l’assalto del mare a uno scoglio,
Qual mandria di vacche isteriche, senza pensare
Che il grugno degli oceani in asmatico gorgoglio
Potesse sotto il piede di Maria farsi schiacciare.

Ho cozzato (pensate un po’!) in Floride di meraviglie,
Dove i fior d’occhi di pantera li distingui a stenti
Dalla pelle d’uomo! Poi arcobaleni tesi come briglie
Sotto la linea dei mari, verso glauchi armenti!

Ho visto fermentare enormi paludi, e reti
Dove un Leviatano intero marcisce tra le fratte,
E crolli d’acqua tra bonacce in lunghe quieti,
E lontananze vanire verso abissi in cateratte.

Ghiacciai, soli argento, flutti perla, cieli di braci,
Orridi relitti persi in fondo a golfi bruni,
Ove serpi giganti ròse da cimici rapaci
Cadono da contorti alberi tra neri profumi!

Da floreali spume erano le mie derive cullate,
Venti ineffabili m’alzavano in balzi volanti,
E avrei voluto mostrare ai fanciulli certe orate
D’acque azzurre, pesci d’oro, pesci cantanti!

A volte, martire stanco di poli e paralleli,
Il mare coi suoi singhiozzi addolciva il mio rollìo,
Sollevando ombre a ventose gialle in floreali steli.
E come donna in ginocchio, così restavo io…

Quasi isola, sballottando sui miei bordi i liquami
E gli strilli d’uccelli ciarloni con pupille chiare,
Io vogavo, quando attraverso i miei fragili fasciami
Vennero in me a ritroso annegati a riposare...

Ora, io, perso in una chioma di baie, battello
Gettato dal ciclone nell’etere senza volatili,
Carcassa ebbra d’acqua che nel suo mulinello
Non troveranno i Monitors né i velieri anseatici;

Io, sorto da brume viola, libero e vaporoso,
Che il cielo rosseggiante traversai come un muro,
e che porto (per i buoni poeti gouter gustoso)
Licheni di sole e moccio d’azzurro puro;

Io che corsi, schizzato di lunule elettriche,
Plancia folle, scortata da schiere di ippocampi,
Quando il luglio fa crollare di scosse epilettiche
I cieli d’un blu oltremare dentro a imbuti brucianti;

Io, che sentendo i gemiti dei Behemoth in calore
e dei densi Maestrom, a cinquanta leghe, fremetti;
Io, di immobilità celesti eterno tessitore,
Io rimpiango l’Europa dagli antichi parapetti.

Ho visto arcipelaghi siderali, isole di visibili
Con cieli deliranti aperti al navigatore!
È in tali notti abissali che tu dormi e ti esili,
O Milione d’uccelli d’oro, o futuro Vigore?

Ma troppo io ho pianto, è vero. L’Albe son strazianti,
Tutte le lune sono atroci e tutti i soli amari:
L’acre amore mi ha riempito di torpori ubriacanti.
Ah, scoppi la mia chiglia! Ch’io affondi nei mari!

Se desidero un poco d’acqua d’Europa, è quello
Della pozza nera e fredda in cui il ragazzo accucciato,
Con occhi tristi, fa andare il suo fragile battello,
Come farfalla di maggio nel tramonto profumato.

Onde, non posso più, pregno di vostri languori sottili,
Seguire la rotta dei portatori di cotone,
Né nuotar sotto gli occhi d’orribili pontili,
Né aver più l’orgoglio di bandiera e pennone



marco buonarroti


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

-Mario Bonfantini "Storia della letteratura francese"Ed.Mondadori
-"Rimbaud-Poesie"Newton Compton Editori

                                                                         Riproduzione riservata


POLITICA :"LA PROSA DI CARLO CORNAGLIA"

Da"Micromega on line "


 CARLO CORNAGLIA – Passodopopasso
ccornaglia
Primo settembre. “Siamo al giorno zero
dei Mille Giorni per cambiar l’Italia!”
Cosa è successo al grande condottiero
che da sei mesi i creduloni ammalia?
E’ la secchiata fredda per la Sla
che a Matteo Renzi ha dato una calmata
od ha fatto il toscan quaraquaqua
indigestione di panna montata?
Partì col dir: “Cinque riforme, ADESSO!,
cinque mesi a faremo uno sconquasso”.
Ne ha fatta mezza, da buttar nel cesso
ed ora cambia: “PASSODOPOPASSO”.
Partì con i programmi ed i proclami,
gli annunci, le promesse, le scadenze,
fece sognar stupendi panorami
nonché future italiche eccellenze.
Adesso Renzi sembra assai più mite:
“Faremo meno conferenze stampa
poiché non siam malati di annuncite!”
Ma annuncia e di vergogna non avvampa.
“Alt alle rendite di posizione!”
“Saran più brevi le cause civili!”
“Non son gli ottanta euro in discussione”.
“Faremo in mille giorni mille asili!”
“Cambieremo il mercato del lavoro!”
“Il giusto posto avrem tra i nostri soci!”
“Nell’investire della Ue il tesoro
di tutto il West saremo i più veloci!”
“Non intendiamo far rivoluzioni,
ma interventi pazienti e costruttivi
per arrivare a delle conclusioni.
Son rivoluzionari gli obiettivi!”
“L’Italia cambierem, piaccia o non piaccia
ai gufi ed agli esperti di palude,
non rimarrà del vecchio alcuna traccia,
non follower sarem, ma leader!” Chiude.
Al posto delle slide ora c’è il sito
con il solito elenco di promesse:
un Jobs Act  non ancora definito.
Le province che son sempre le stesse.
Lo sblocca Italia che non sblocca niente.
La giustizia penal sempre in attesa
di aver l’ok del noto delinquente
e la Costituzione vilipesa.
Eran riforme, sono linee guida.
Col passodopopasso sembra Letta,
Impegno Italia era la sua sfida,
il Decreto del Far la sua ricetta.
Pur se con le parole non arretra,
non sembra più che sia Renzi, la bomba:
“Siam la goccia che scava nella pietra!”
Speriamo non sia quella della tomba.
Carlo Cornaglia
(4 settembre 2014)

6 -LA FOTOGRAFIA E' NARRAZIONE

A volte c’è un’unica immagine la cui struttura compositiva ha un tale vigore e una tale ricchezza e il cui contenuto irradia a tal punto al di fuori di essa che questa singola immagine è in sé un’intera narrazione."
(Riflessione di Henri Cartier Bresson,fotografo francese (1908-2004)
                              

                                   °°°°°°°°°°°°°°°°°                              

La narrazione


L'uomo, i suoi sentimenti, le sue antinomie : bene e male, saggezza e follia, coraggio e viltà, bramosia di potere e generosa umiltà, satira e lode,
egoismo e amore,ilarità e tristezza, ipocrisia e sincerità.
Il nostro habitat, la natura, questo nostro stupendo pianeta.




















                                                 La conoscenza e il rispetto dell'altro



                                                La vita e la morte : connubio ineluttabile



                                                L'educazione della mente

                                                Greta Garbo, l'intelligenza e la bellezza                                        

                                                     Armonia e musicalità del corpo                                                               
                                      Il fuoco, il calore, l'energia e l'uomo
                                                                          

                                    
Le immagini sono state tratte Tumblr, social networking

marco buonarroti

sabato 6 settembre 2014

RUBRICA : "HANNO SCRITTO....1^ (A.EINSTEIN)

Einstein, Albert (Ulma 1879 - Princeton, New Jersey 1955), fisico tedesco naturalizzato statunitense. Trascorse gli anni giovanili a Monaco, città nella quale la famiglia, di origine ebraica, possedeva una piccola azienda che produceva macchinari elettrici, e già da ragazzo mostrò una notevole predisposizione per la matematica.

Trasferitosi in Svizzera, concluse le scuole superiori ad Arrau e si iscrisse al Politecnico di Zurigo, dove si laureò nel 1900 in matematica e fisica.






Sulla Religione e Scienza, ha scritto: 

paragrafo 1 : Significato della vita

"Qual'è il senso della  nostra esistenza, qual'è il significato dell'esistenza di tutti gli esseri viventi in generale ? Il saper rispondere a una siffatta domanda significa avere sentimenti religiosi . Voi direte: ma ha dunque un senso porre questa domanda. Io vi rispondo : chiunque crede che la sua propria vita e quella di suoi simili sia priva di signicato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere."  ( da " Come io vedo il mondo" di A.Einstein-Ed.Bottega del libro, Bologna)

Su un prossimo post il paragrafo 2 dal titolo Religiosità cosmica


marco buonarroti

2-RUBRICA DI STORIA : " L' 8 SETTEMBRE 1943..."

"Lux veritatis, testis temporum, magistra vitae, historia est" (Cicerone )
(Luce di verità, testimone dei tempi, maestra di vita la Storia è )
                                                      
                                                  In estrema sintesi:
            8 settembre 1943 : inizia la cobelligeranza italiana con le forze anglo-americane


 Eventi che precedettero la richiesta dell'armistizio.
Anno 1943,notte tra il 24 e 25 luglio:

-Nella seduta del Gran Consiglio Fascista Mussolini fu messo in minoranza durante la   discussione dell'ordine del giorno che chiedeva "l'immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Governo, al Parlamento i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statutarie costituzionali".
-Il mattino del 25 seguirono le  dimissioni  e l'arresto di Mussolini.
-Il governo fu affidato dal re Vittorio Emanuele al maresciallo Badoglio.(25 luglio 1943).






Furono avviate delle trattative segrete con gli Alleati per giungere quindi ad una pace separata.

Armistizio di Cassibile L'accordo  stabiliva le condizioni dell'armistizio chiesto dall'Italia. Fu firmato a Cassibile, in provincia di Siracusa, il 3 settembre 1943 alla presenza del comandante delle forze alleate Eisenhower dai generali Giuseppe Castellano, per l'Italia, e Walter Bedell Smith, per gli Alleati. L'armistizio, articolato in 12 punti, prevedeva che l'Italia si ritirasse dalla guerra e dall'alleanza con la Germania e consegnasse la flotta e gli aerei nelle basi meridionali agli Alleati. L'Italia si impegnava inoltre ad accettare le direttive di ordine politico ed economico che sarebbero state comunicate in un secondo tempo. Secondo gli accordi l'armistizio doveva essere divulgato sei ore prima dell'imminente sbarco angloamericano sulle coste italiane, ma una serie di fraintendimenti tra le parti costrinse a rinviare l'operazione. La notizia dell'armistizio fu diffusa in tutto il mondo da 'Radio New York' l'8 settembre 1943.


              Cassibile: il gen.Bedell Smith alla firma; il gen.Castellano in abito scuro



                                                       Maresciallo d'Italia Badoglio

                                                        Benito Mussolini



      


marco buonarroti