mercoledì 5 novembre 2014

PROVERBIO SPAGNOLO

L'intelligenza è forse l'unica ricchezza distribuita equamente ,infatti nessuno si lamenta di averne meno di altri           
                                                          Anonimo

"UN POPOLO COLTO E' UN POPOLO LIBERO....."

"Un popolo colto è un popolo libero" 

Riflessioni dell'autore del blog

Non ricordo chi disse :"un popolo colto è un popolo libero"; non credo, comunque, che  sia importante ricordare l'autore della citazione, importante è se giudichiamo ricevibile il significato di essa.

Per quanto mi riguarda dico:si, se intendiamo per cultura un raffinamento dello spirito e dell'intelletto e non soltanto la conoscenza delle discipline del sapere umano,cioè il mero apprendimento di cognizioni.
Ma quando parliamo di raffinamento dello spirito e dell'intelletto,consapevoli della  pochezza della nostra attività speculativa, percepiamo la senzazione di esserci avvicinati a dare della cultura una spiegazione più completa,ma senza, tuttavia, averne centrato un più convincente significato ,ed ecco allora che ci viene in aiuto Edouard Herriot*: la cultura é ciò che resta nello spirito quando si é tutto dimenticato.
Insomma la cultura é un habitus,una disposizione permanente dell'intelletto,della sensibilità e della volontà.
Si tratta,quindi,di un raffinamento di queste categorie spirituali che debbono persistere in un atteggiamento permanente di curiosità,di volontà verso il bene,il vero e il bello e che permetta all'uomo di capire se stesso il suo tempo e il mondo.
Abbiamo detto "Capire se stesso", ma se stesso è un essere sociale che vive in un contesto formato da altri esseri sociali e che con essi ricerca gli stessi beni comuni,con essi si confronta condividendo la sua sensibilità,il suo intelletto e la sua volontà cioé la sua cultura;il confronto,la ricerca dei beni comuni,il rapporto con il mondo,la vocazione all'azione e all'impegno fa di lui (il se stesso)un uomo politico colto capace di introdurre chiarezza,di correlare i fatti,di coordinarli,di collocarli nel passato e nel presente tracciando un possibile coinvolgimento di essi nel futuro.
Egli diventa consapevole del fatto che per vivere in un contesto sociale,la ricerca dei beni comuni deve poter avvenire in piena libertà e grazie al raffinamento,sempre in atto,dell'intelletto arricchito della conoscenza del passato (apprendimento delle cognizioni storiche,dei processi evolutivi sociali),sarà in grado di percepire la presenza di condizionamenti estranei,di tendenze lesive della libertà individuale e di quella di ambienti sociali più vasti e saprà opporre il suo intelligente contrasto che sarà tanto più efficace quanto più numerosi saranno i componenti colti del contesto sociale.

*Rif.to bibliografico :"Popolo e cultura"di Joseph Folliet-Armando Armando Editore - Roma
 pag.20

 La conoscenza del passato per comprendere il presente e riflettere sul futuro: 
"Lux veritatis, magistra vitae,testis temporum,historia est" (Cicerone)
(la storia è  luce di verità, maestra di vita e testimone dei tempi)

"Non sono saggio per natura,lo sono diventato studiando il passato"
(Confucio)




marco buonarroti



RUBRICA DI STORIA: " LA CRIMEA"

La Crimea









Crimea (ucraino Krym “fossa”), penisola dell’Ucraina sudorientale, situata tra il Mar Nero a ovest, sud e sud-est e il mar d’Azov a nord-est. Dal punto di vista amministrativo costituisce una repubblica autonoma dell’Ucraina. La penisola è collegata con la terraferma a nord dall’angusto istmo di Perekop, mentre a est lo stretto di Kerč, che unisce il Mar Nero e il mar d’Azov, la separa dalla catena del Caucaso.

Nell’antichità la Crimea era chiamata Chersonesus Taurica, dal nome di una popolazione, i tauri, che discendeva dai cimmeri. Fra il VII e il V secolo a.C. i greci di Mileto fondarono numerosi centri sulla costa, riuniti nel 438 a.C. nel regno del Bosforo. Nel 114 a.C. il regno si diede a Mitridate VI, re del Ponto, per riceverne protezione contro la minaccia scita, sopravvivendo, con alterne vicende, anche durante il dominio di Roma sulla regione.


Conquistata dai goti nel 250, la Crimea subì poi una serie di invasioni, che si protrassero per circa un millennio, da parte di unni, cazari, bizantini, greci, kipčiaki. Assoggettata dai tatari nel XIII secolo, costituì un’importante base commerciale tra Occidente e Oriente, in cui forte fu la presenza di genovesi e veneziani. Nel 1475 cadde sotto il controllo degli ottomani.


Nel 1774, con il trattato di Küçük Kaynarca che pose fine al conflitto russo-turco scoppiato nel 1768, la Crimea riconquistò la sua autonomia, ma nel 1783 fu annessa all’impero russo. Dal 1853 al 1856 la regione fu teatro della guerra di Crimea, che contrappose la Russia a una coalizione costituita da ottomani e potenze europee, (leggi il post del 10 marzo u.s.) .


Nel 1921 fu creata la Repubblica autonoma dei tatari di Crimea, una delle entità costituenti la Repubblica socialista federativa sovietica russa ( URSS). Nel 1941 la regione subì l’offensiva delle armate tedesche, che dopo la caduta di Sebastopoli (luglio 1942) occuparono l’intero territorio conservandone il controllo fino alla primavera del 1944. Riconquistata dalle truppe sovietiche, nel febbraio 1945 la Crimea ospitò la conferenza di Jalta. Nello stesso anno fu degradata a oblast (provincia) della Repubblica russa per la collaborazione fornita ai tedeschi dai tatari, che a decine di migliaia vennero puniti con la deportazione in Asia centrale. Nel 1954, in occasione del terzo centenario del trattato di Pereyaslavl con il quale l’Ucraina si era posta sotto la protezione della Russia, la provincia fu donata all’Ucraina. La Crimea diventò in seguito uno dei centri nevralgici del sistema di difesa sovietico, ospitando a Sebastopoli la flotta del Mar Nero, forte di centinaia di navi e sommergibili.(leggi il post del 10 marzo u.s.).





La Crimea ospitò,nella città di Jalta, la storica conferenza a cui presero parte i vincitori della seconda guerra mondiale: Roosevelt, Stalin e Curchill.(Febbraio 1945)

In seguito alla dissoluzione dell’Unione sovietica (1991), il possesso della Crimea e il controllo della flotta del Mar Nero divennero motivi di tensione fra i due nuovi stati indipendenti di Russia e Ucraina. Appoggiata dai russi, nel 1992 la Crimea proclamò l’indipendenza (poi ritirata); nel contempo il Soviet supremo russo denunciò la donazione della regione all’Ucraina del 1954. Alla fine dell’anno Russia e Ucraina raggiunsero una prima intesa sulla flotta, stabilendo un controllo congiunto fino a un accordo definitivo.

Le prime elezioni presidenziali del gennaio 1994 videro la vittoria di Jurij Meškov, sostenitore della riunificazione alla Russia. In seguito al miglioramento delle relazioni con l’Ucraina, nel 1995 la Russia rinunciò formalmente a ogni pretesa sulla regione e nel 1996 il Parlamento di Kiev riconobbe l’autonomia della repubblica di Crimea nell’ambito dello stato ucraino.

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I recenti fatti di questi ultimi giorni riportano alla ribalta della cronaca politico-storica le antiche rivalità, aggravate dalla volontà dell'Ucraina,in piena crisi economica e sociale e  priva di risorse energetiche, di propendere verso l'occidente, modificando gli equilibri geopolitici della regione.


                                               La cittadina di Yalta, sul Mar Nero



                                        Christ Resurrection Church in Crimea



marco buonarroti

UN NOBEL DA RICORDARE:"GRAZIA DELEDDA"

Deledda, Grazia (Nuoro 1871 - Roma 1936), scrittrice italiana, premio Nobel per la letteratura nel 1926.
Unica scrittrice italiana insignita del prestigioso premio



 Esordì, come scrittrice, scrivendo  racconti d'amore ambientati nella natia Sardegna, pubblicati sulla rivista femminile “Ultima moda” e che causarono scandalo e dure reazioni per le vicende a tinte forti in essi narrate; molte delle novelle furono raccolte in Racconti sardi (1894). Si rivolse poi al romanzo, dando alle stampe, nel 1892, Fior di Sardegna e, nel 1895, Anime oneste. Romanzo famigliare, con una prefazione di Ruggero Bonghi, che ne lodò il contenuto morale.

Con Elias Portolu (1903), storia dell'amore di un ex detenuto per la cognata, Grazia Deledda creò un primo capolavoro, nel quale il tema del conflitto fra peccato e innocenza si dipana sullo sfondo dell'aspro paesaggio sardo. Seguirono altri romanzi, tra i quali si ricordano L’edera (1908) e Nel deserto (1911).

Canne al vento (1913), forse il suo romanzo più noto, denuncia l'ineluttabile fragilità dell'uomo travolto da una sorte cieca e spietata, mentre La madre (1920) scandaglia la relazione fra un sacerdote e sua madre. Già Cenere (1904), da cui fu tratto nel 1916 un film interpretato da Eleonora Duse, aveva affrontato il tema di un rapporto filiale. Il paese del vento (1931) e L’argine (1934) mescolano immaginazione e autobiografia. Cosima (1937) e Il cedro del Libano (1939) furono pubblicati postumi. Scrisse anche due testi teatrali, L'edera (1912), in collaborazione con Camillo Antona Traversi, e La grazia (1921).

Nelle opere di Grazia Deledda sono predominanti i sentimenti forti dell'amore e del dolore, che s'intrecciano con  l'amara consapevolezza dell'ineluttabilità del destino.
La straordinaria corrispondenza fra personaggi e luoghi, fra lo stato d'animo dei protagonisti e la terra sarda, esposta in veste mitica, è un altro tratto distintivo della sua narrativa, che è stata accostata talora al verismo e talora al decadentismo, ma in realtà sfugge a una catalogazione precisa e merita un posto a sé nella nostra letteratura.






                                         La stanza di Grazia Deledda nella sua umile casa natale



                                                La casa natale di Grazia Deledda a Nuoro









marco buonarroti

LETTERATURA :" BREVI RIFLESSIONI SU HERMAN HESSE"

HERMANN HESSE       (premio Nobel per la letteratura nell'anno 1946)


Dal suo famoso romanzo "Il lupo della steppa":...."L'uomo avido di potere
incontra la sua rovina nel potere ,l'uomo bramoso di denaro nel denaro ,il sottomesso nella servitù ,il gaudente nel piacere.E cosi il lupo della steppa(in senso
allegorico , il protagonista del romanzo)si rovinò con l'indipendenza .La meta
egli la raggiunse e divenne sempre più indipendente decidendo liberamente
delle sue azioni e omissioni.........ma raggiunta la libertà s'accorse a un tratto che
la sua libertà era morte , che era solo , ....che il mondo lo lasciava in pace ,che gli uomini non lo riguardavano più....che soffocava lentamente in un'aria sempre più rarefatta senza relazioni e senza compagnia.
Era ,infatti ,arrivato al punto che la solitudine e l'indipendenza non erano più la sua aspirazione ,una meta ,bensi la sua sorte ,la sua condanna....".(pagg.6/7)
Secondo la mia opinione ,in queste poche righe è delineata la vicenda dell'uomo
impegnato alla ricerca di un equilibrio interiore e le prime righe ,sottolineate,
possono costituire l'oggetto di un aforisma.





Hermann Hesse (Calw, Württemberg 1877 - Montagnola, Lugano 1962), fu un 
romanziere e poeta tedesco, insignito nel 1946 del premio Nobel per la letteratura. Le sue opere, incentrate su personaggi alla ricerca di se stessi , hanno affascinato generazioni di lettori, conoscendo un vasto successo che dura ininterrotto dagli anni Sessanta.
E'il poeta delle antinomie a testimoniare la presenza delle contraddizioni umane,
bene e male,vita e spirito ,vita e forma ,unità del Tutto ed esistenza individuale,momento apollineo (relativo al "razionale") e momento dionisiaco
(relativo "all'irrazionale");egli è scrittore che tende all'armonia ma è anche consapevole che una volta raggiunta ,essa è momentanea,illusoria.
Riflette nel "Il lupo della steppa"la coesistenza fra uomo e lupo come simbolo
del conflitto fra un'individualità ribelle e le convenzioni borghesi: la conquista della libertà, il prevalere cioè dell'individuo sulle convenzioni sociali, si rivelerà effimera e amara per il prezzo da pagare: la solitudine. 

Fra le sue opere ricordiamo:
"Il lupo della steppa" ,"Demian","Animo infantile","Narciso e Boccadoro",
"Il gioco delle perle di vetro","L'ultima estate di Klingsor","Siddharta".....



marco buonarroti

RUBRICA :"HANNO DETTO/SCRITTO....."

Hanno scritto :

..."un giovane virgulto si unisce spontaneamente a un vecchio tronco,sul quale un ramo adulto non si innesta più......." (da "Le affinità elettive"di Johann Wolfgang Goethe)






Goethe, Johann Wolfgang von (Francoforte sul Meno 1749 - Weimar 1832), poeta, drammaturgo, romanziere e scienziato tedesco.
Celebre il romanzo epistolare, iniziato nel 1774, "I dolori del giovane Werther", che ebbe vasta eco non soltanto nello sviluppo del romanzo tedesco, ma anche nel mondo letterario del tempo (vi si ispirò Ugo Foscolo, quando nel 1798 scrisse la prima versione delle Ultime lettere di Jacopo Ortis).


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".........quei logori argomenti che giacciono nei cervelli come la polvere nelle stanze........"

"...la vita è un'altura, finchè si sale si guarda in alto, e ci si sente felici;ma quando si arriva in alto si scorge di colpo la discesa e la fine che è la morte.Si mette tanto a salire ma si fa presto a scendere"

(da "Bel-Ami"di Guy de Maupassant)







Maupassant, Guy de (Chateau de Miromesnil, Normandia 1850 - Parigi 1893), scrittore francese. Appartenente a una famiglia della piccola nobiltà normanna, trascorse la prima giovinezza, resa amara dai conflitti tra i genitori, a contatto con il mondo contadino. Sotto la guida della madre, che era amica di Gustave Flaubert, sviluppò presto interessi letterari. Dopo aver studiato presso il liceo di Rouen, si trasferì a Parigi per iscriversi alla facoltà di giurisprudenza, ma venne chiamato sotto le armi: nel 1870 prese parte alla guerra franco-prussiana e assistette alla disfatta dell’esercito francese, sviluppando un forte spirito antimilitarista. Conobbe Ivan Sergeevič Turgenev e Stéphane Mallarmé, e frequentò i maestri del romanzo moderno Edmond de Goncourt ed Emile Zola.


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"......bisogna lasciare che gli altri abbiano ragione, perchè ciò li consola di non avere altro..."
(da "L'immoralista" di Andrè Gide")







Gide, André (Parigi 1869-1951), scrittore francese, premio Nobel per la letteratura nel 1947. Crebbe in una famiglia rigidamente protestante ricevendo un’educazione che sarebbe emersa, tanto nella vita quanto nelle opere, nella perenne contraddizione fra l’istinto di emancipazione dai pregiudizi e l’anelito ai principi morali.
I quaderni di André Walter (1891), romanzo d’esordio di ispirazione parzialmente autobiografica, descrive l’idealismo religioso e romantico di un giovane infelice. I primi lavori di Gide furono d’impronta simbolista, ma a partire dal 1894 egli cominciò a sviluppare uno stile più personale. Un primo viaggio in Africa nel 1893 con l’amico pittore Paul-Albert Laurens e un secondo, nel 1895, con Oscar Wilde segnarono un cambiamento di rotta all’insegna di una visione edonistica della vita, lontana dal conformismo morale o estetico: I nutrimenti terrestri (1897), Prometeo male incatenato (1899) eL’immoralista (1902) affermano il valore dell’individuo ed esaltano la ricerca del piacere, pur mostrandone i limiti.


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".....Ciò che da principio fu il suo sogno di felicità,divenne il suo amaro destino.
L'uomo avido di potere incontra la sua rovina nel potere, l'uomo bramoso di denaro nel denaro, il sottomesso nella servitù, il gaudente nel piacere. E cosi il lupo della steppa (il protagonista )si rovinò con l'indipendenza. La meta egli la raggiunse e divenne sempre più indipendente, nessuno gli comandava, non era costretto a seguire nessuno e decideva liberamente delle sue azioni e omissioni.
Ogni uomo forte infatti raggiunge immancabilmente ciò che il suo vero istinto gli ordina di volere.
Ma raggiunta la libertà Herry s'accorse a un tratto che la sua libertà era morte, che era solo, che il mondo lo lasciava paurosamente in pace, ...........................che soffocava lentamente in un'aria sempre più rarefatta senza relazioni e senza compagnia.
Infatti era arrivato al punto che la solitudine e l'indipendenza non erano più un'aspirazione, una meta, bensi la sua sorte, la sua condanna................................."
(da "Il lupo della steppa"di Hermann Hesse)




Hermann Hesse (Calw, Württemberg 1877 - Montagnola, Lugano 1962), fu un 
romanziere e poeta tedesco, insignito nel 1946 del premio Nobel per la letteratura. Le sue opere, incentrate su personaggi alla ricerca di se stessi , hanno affascinato generazioni di lettori, conoscendo un vasto successo che dura ininterrotto dagli anni Sessanta.
E'il poeta delle antinomie a testimoniare la presenza delle contraddizioni umane,
bene e male,vita e spirito ,vita e forma ,unità del Tutto ed esistenza individuale,momento apollineo (relativo al "razionale") e momento dionisiaco
(relativo "all'irrazionale");egli è scrittore che tende all'armonia ma è anche consapevole che una volta raggiunta ,essa è momentanea,illusoria.
Riflette nel "Il lupo della steppa"la coesistenza della duplice natura interiore di uomo e lupo come simbolo del conflitto fra un'individualità ribelle e  le convenzioni borghesi.

Fra le sue opere ricordiamo:
"Il lupo della steppa" ,"Demian","Animo infantile","Narciso e Boccadoro",
"Il gioco delle perle di vetro","L'ultima estate di Klingsor","Siddharta"....




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marco buonarroti

IL VERO CINEMA:" UN FILM DI SEAN PENN"


“Happiness is only real when shared”(la felicità è autentica solo se condivisa) cosi scrive nel suo diario il  giovane Christopher McCandless,prima di morire nel suo errare alla ricerca della  bellezza e della libertà ,una storia vera narrata nel romanzo di  John Krakauer dal titolo “Nelle terre estreme” e da cui Sean Penn ha ideato e realizzato il film “Into the wild”.


Un film stupendo che si segue contagiati dalla vicenda umana di Chris,il quale, abbandonata la famiglia e le agiatezze,dopo essersi laureato,a 23 anni inizia la sua ricerca percorrendo a piedi,con una zaino al collo e senza un soldo, gli Stati Uniti;ma non si tratta di un vagabondaggio hippy,non si tratta della moda giovanile degli anni sessanta è invece un’autentica ricerca della conoscenza della natura e dell'umanità e di se stesso.

“Mi ricorda un film finlandese;due amici che cercano il loro eldorado: Mombasa,il mare di Mombasa,sulla costa africana che si affaccia sull’Oceano Indiano;uno dei due malato di cancro muore senza mai raggiungere la sua Mombasa che diventa il simbolo di libertà per tanti altri giovani che compiangono la morte del  loro amico, mentre un complesso rock suona e canta le tristi e melodiche note della canzone  Mombasa .”

Per Chris il sogno è l’Alaska;"dove vai Chris,cosa cerci Chris",gli chiedono gli occasionali amici incontrati nel suo peregrinare,”l’Alaska” rispondeva ogni volta Chris, mettendosi quindi in cammino con lo zaino al collo e le sue incertezze nel cuore........

 Marco Buonarroti