Leggo a pag.36 della Rivista MicroMega n°3/2013,nel contesto di un articolo di Mario Pianta dal titolo "L'Italia Disuguale":
....Il centro sinistra si è presentato (alla campagna elettorale)all'insegna "dell'Italia bene comune"e "dell'Italia giusta";riferimenti opportuni,ma rimasti privi di contenuti quando si passava alle proposte politiche.Di quali fossero le ingiustizie dell'Italia non si è parlato in campagna elettorale.Meno ancora di come porvi rimedio.
Oggi l'ingiustizia più grande del paese non sono le tasse,non è la precarietà,non è la disoccupazione provocata dalla crisi,non è nemmeno la casta dei politici:é la disuguaglianza.E'questa l'ingiustizia in cui confluiscono tutte le precedenti,il fenomeno che indebolisce l'economia,frammenta la società,snatura la politica.E' il risultato del cambiamento, a partire dagli anni Ottanta,nei rapporti di forza tra capitale e lavoro,degli effetti di globalizzazione,nuove tecnologie e strategie d'impresa che hanno distrutto posti di lavoro,della conseguenze di politiche che hanno ridotto tutele e diritti,fermato la redistribuzione,protetto i privilegi e lasciato crescere la povertà.
Da qui viene l'impoverimento di nove italiani su dieci e la concentrazione di reddito e riccchezza nelle mani del 10 per cento di privilegiati.................Questa realtà ....é rimasta fuori dai riflettori della campagna elettorale,oscurata dai media,difficile da comprendere anche per molti cittadini.............(rimando il proseguio dell'intero articolo
nei prossimi aggiornamenti su questo blog)
Il contenuto di queste poche righe é ,a mio parere, un efficace approccio per affrontare il problema della disuguaglianza che diventa una seria controversia su cui dovranno impegnarsi le forze politiche di governo e di opposizione per evitare che essa diventi
la causa di un disastro sociale.
Marco Buonarroti
http://mb-wwwtuttodituttodal2009.blogspot.it/ Questo blog vuole commentare e documentare la "vicenda" della nostra vita non solo grazie alle riflessioni del suo autore ma soprattutto con il contributo del pensiero degli altri, di tutti gli altri nessuno escluso.
lunedì 15 aprile 2013
domenica 14 aprile 2013
(2) LA FOTOGRAFIA :per conoscere e per non dimenticare
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del suo contenuto
Marco Buonarroti
AFORISMA DI TOTO'
A proposito di politica.....ci sarebbe qualcosa da mangiare?
Totò
Totò
ATTUALITA' POLITICA -Grillo tra Rousseau,la società aperta e il millenarismo (dalla rivista " MICROMEGA")
Grillo tra Rousseau, la società aperta e il millenarismo
di Giovanni Perazzoli
La sorpresa e la delusione di molti per il “gran rifiuto” di Beppe Grillo a governare con il Pd fa tornare in mente le osservazioni di Hannah Arendt sulla tendenza a non prendere sul serio la narrazione complessiva dei leader carismatici, giustificandola o con un’arbitraria distinzione dell’essenziale dalla mera tattica, oppure come il “prezzo da pagare” per arrivare all’obiettivo principale (salvo poi dover constatare, con delusione, che l’obiettivo principale era proprio quello che si riteneva secondario). Nel caso specifico ci sono anche altre ragioni che concorrono all’errore di non prendere sul serio Grillo. La più importante di tutte è il fatto che in Italia il vecchio sistema è morto, ma il nuovo non c’è, nel senso proprio che manca nelle idee; sicché è facile proiettare tutto quello che si vorrebbe su un progetto di rottura e di cambiamento. Un altro elemento importante, e di “tradizione”, che spiega questa situazione è che da noi la sinistra è stata sempre un fenomeno di proiezione e di aspettative immaginarie: un luogo dell’identità più che della prassi politica. Non abbiamo mai fatto l’esperienza di una vera battaglia politica riformista: sono state proposte favole per poi dar corso ai correlativi inciuci. Poche eccezioni, il divorzio, l’aborto e poco altro. Si aggiunga, last but not least, che con Grillo l’ambiguità è accresciuta da uno stile comunicativo che arriva alla politica partendo dal teatro, e che è dunque pieno di iperboli, esagerazioni, paradossi. Così diventa difficilissimo capire quanto sia serio l’ex comico.
Risultato: chi oggi scopre di non aver preso sul serio Grillo, si trova nella condizione che segnalava Hannah Arendt: ha scambiato il centro del programma per la periferia, trasferendo i propri desideri sul telo vuoto del Cambiamento e mettendo in secondo piano tutto il resto.
Dobbiamo prendere atto che, per Grillo, Pd e Pdl sono davvero lo stesso. Sono lo stesso perché sono partiti. Grillo evidentemente è serissimo quando considera la rete lo strumento salvifico che rende possibile la democrazia in quanto democrazia diretta, oppure quando vede per il M5S una proiezione rivoluzionaria mondiale, o quando considera il “format” (come dice) della web-democrazia come una novità che dall’Italia si estenderà nel mondo.
Il rifiuto di Grillo di lavorare con il Partito democratico sembra nascere così da due impedimenti: uno è legato alle responsabilità contingenti e storiche che attribuisce a questo partito, l’altro, invece, è legato a una ragione di fondo più generale, per la quale il problema non è questo o quel partito, ma il sistema stesso dei partiti. Di conseguenza, la soluzione è scardinare l’intero sistema della democrazia rappresentativa legato ai partiti.
Se questo è vero, è però doveroso domandarsi se il consenso di cui ha goduto il M5S venga dalla condivisione di questo progetto di ripensamento della democrazia e della sua forma. Pare difficile credere che i milioni di persone che hanno votato il M5S abbiano in cima ai loro pensieri la realizzazione della web-democrazia. Dubito, per dire, che Dario Fo coltivi questa prospettiva. La ragione politica del consenso al M5S non credo sia l’idea della rete democratica vista come nuova incarnazione della Volontà generale di Rousseau. Piuttosto, sembra essere quella di far saltare il tappo rappresentato da una élite politico-economica (la “mappa del potere” per dirla con Grillo) che è considerata come causa del declino del paese (perché corrotta, nepotistica, monopolista etc.). Più che una nuova incarnazione del mito della democrazia fondata sulla sacralità della Volontà generale, mi pare che a spingere il consenso verso Grillo, anche in modo inconsapevole, sia l’idea della “società aperta” – che poi non è altro che il tema classico dell’insofferenza verso le oligarchie, i monopoli, le cooptazioni e il servilismo. Grillo stesso ha indicato l’origine del consenso di cui gode nella divisione della società italiana in due blocchi: da una parte, coloro che vivono a ridosso del potere politico, gli “ammanicati”, dall’altra, coloro che, non avendo “santi in paradiso”, non hanno nulla da perdere e sostengono quindi Grillo e la sua “rivoluzione”. Non è un caso che il tema d’avvio del blog di Grillo sia stato quello della precarietà.
Ora, rispetto alla web-democrazia questo tipo di analisi ha una forma politica, individua interessi reali, si pone al ridosso di un conflitto sociale e individua, in modo “classico”, nell’esaurimento di una élite, le ragioni della crisi italiana. Ma l’innesto di queste due posizioni, di cui una (la web-democrazia) vuole essere la soluzione dell’altra (la partitocrazia, l’oligarchia) conferisce all’azione politica del M5S un tratto millenaristico che si può riassumere così: la rete necessariamente (come la vecchia dialettica della storia) porterà al potere i web-cittadini, creando una società nuova nella quale tutti i conflitti saranno risolti.
La rete viene ad assumere lo stesso significato – che infatti non è privo di tratti “teologici” – che ha il “mercato” per il neoliberismo, oppure la dialettica materiale per il marxismo. Il Bene Sociale (o sue variazioni, non stiamo a fare i pignoli) trionfa per interna forza della “mano invisibile” della rete.
Significativo il disimpegno nella battaglia politica concreta. Grillo non solo non ha accettato un accordo con Bersani, ma addirittura non ha preso alcuna iniziativa reale, che fosse commisurata alla forza elettorale e simbolica del M5S, per incalzare il Pd verso la formazione di un governo di cambiamento. Pur trovandosi in una posizione di vantaggio, perché, dichiarando un programma adeguato, avrebbe costretto il Pd a scoprirsi, Grillo ha preferito restare alla finestra, riservandosi solo il ruolo di controllore (che però risulta falsato dal suo rifiuto di costruire un governo: di fatto spingendo verso il governissimo di cui non potrà non portare una grossa responsabilità politica).
Grillo evidentemente confida nel fatto che sia la Storia a gonfiare le sue vele. La politica non gli serve. Sarà la rete a portare inesorabilmente alla morte del vecchio sistema e a incoronare il nuovo.
Tornando però alla politica, il mondo è pieno di rivoluzioni abortite e di società che si trascinano sopravvivendo al loro fallimento. E la storia italiana ha conosciuto molteplici esempi di questi fallimenti. Quella di Grillo sembra però l’ennesima incarnazione di un radicalismo non nuovo nel pentolone dell’ideologia italiana, che rielabora di continuo temi della teologia politica cristiana. Riferimenti di tipo millenaristico sono del resto evidenti non solo nei discorsi di Grillo, ma anche nei video di Casaleggio, in cui si riscontrano le caratteristiche dei discorsi profetici. I riferimenti a Grillo come ad un nuovo Savonarola appaiono più fondati di quanto possa sembrare.
L’Italia però non ha bisogno di Savonarola, bensì di Machiavelli: della politica e non dell’ennesima profezia. Nel nome della profezia, infatti, come sanno bene gli storici delle religioni, qualsiasi fesseria, crudeltà, conservazione, può essere legittimata. Il leader non è mai in discussione. In nome della profezia dell’avvenire radioso si sono giustificate povertà e morte: e il vero realismo cinico è quello dell’astuzia della storia che sacrifica l’individuale e contingente per l’Avvenire di domani. Ma questo significa che la politica (proprio quella di Machiavelli, ovvero quella che si misura sul successo o sull’insuccesso nel qui è ora) è l’unica garanzia che il cittadino ha per giudicare razionalmente l’operato di un movimento politico. Il resto sono fantasie.
Nel successo del M5S si coltiva un’illusione: che sia stata la rete a portarlo al successo. Ma in realtà non è la rete che sta dissolvendo i partiti seguendo una logica inesorabile interna alle cose: è al contrario la debolezza del sistema italiano che ha fatto sì che un blog, per quanto importante, bastasse a conseguire risultati senza esempio nel mondo. Non è la rete ad essere potente, ma è il sistema politico che è fallito. Di più. La capacità di mobilitazione di Grillo ha dimostrato l’alibi che si nascondeva dietro l’insufficienza dei mezzi di comunicazione in dotazione del Pd rispetto a Berlusconi, rivelando la reale debolezza propositiva e organizzativa del Pd, che ha perso sistematicamente consenso, pur avendo a disposizione televisioni, giornali di partito, un’organizzazione sul territorio. Tanto più Grillo riempiva le piazze, tanto più il Pd appariva floscio e ingannevole. Il dato sconcertante è che un blog ha ottenuto quello che il Pd non ha ottenuto per due decenni. L’idea di conquistare il centro e di non demonizzare il principale leader dello schieramento avversario, e tutto l’apparato dei richiami all’annullamento di se stessi su cui i politici del Pd hanno puntato per vincere, cioè per perdere, le elezioni è stato smentito nel modo più clamoroso da un semplice blog. Da un testo, senza immagini, senza colori o figurine. Che ulteriore prova vogliamo del fatto che questo sistema sia all’ultimo stadio?
Ma la debolezza del Pd non è solo malafede, Grillo ha davvero visto, insieme alla rielaborazione di cose vecchie, qualcosa di nuovo. Senonché, il rovesciamento dei termini (la rete vince perché è la rete) perde questa novità e offre un’illusoria immagine capovolta: che la crescita del M5S sia inarrestabile perché inarrestabile è la crescita dell’influenza della rete e della web-cittadinanza. In realtà, grazie al risultato elettorale, Grillo avrebbe oggi la possibilità di ottenere con la politica quello che egli si aspetta arrivi dalla forza della rete. Oggi che ha strumenti e leve che gli danno la possibilità di incidere nella politica italiana in modo incomparabilmente maggiore rispetto a quanto gli permetteva il suo blog, il suo stare alla finestra lo equipara simbolicamente ai “partiti”.
Incalzando il Pd con un programma di governo, con nomi, proposte, appelli, condizioni, non avrebbe aiutato il Pd, lo avrebbe messo in seria crisi. L’alleanza con il Pd non solo avrebbe mandato a pezzi il Pdl, liberando l’Italia da Berlusconi, avrebbe anche messo in difficoltà l’area inciucista del Pd, costringendo questo partito a trasformarsi. Grillo crede che il Pd si dissolverà nell’abbraccio con il Pdl. Lo pensano in molti, sembra un assioma. Ma proprio è vero? L’alleanza con Grillo sarebbe stata di molto più pericolosa per il Pd, perché avrebbe dovuto sacrificare qualcosa di più dell’immaginario: il potere. Tanto più che, riconosciuto dall’elettorato del Pd come partito “amico”, il M5S avrebbe attratto più voti da parte dei disillusi di quanti non ne attrarrà mai nel ruolo del nemico. In concreto, con apparente difesa della “coerenza” Grillo lascia l’Italia nelle mani dei partiti: l’elezione del Presidente della Repubblica vale una carta di sette anni: e che cosa sarà di Grillo e del suo Movimento tra sette anni? I presidenti di Camera e Senato cadranno con la legislatura, ma non il Presidente della Repubblica. La non-mossa di Grillo lascia tutto intatto nell’attesa della decrescita felice.
Abbiamo assisto a un balletto assai strano. È talmente difficile l’alleanza del Pd con il M5S che c’è da pensare a un bluff, a una falsa apertura di Bersani: ma tanto più, allora, Grillo avrebbe dovuto obbligarlo a scoprire le carte. Questo mi pare rivelativo: Grillo non ha fatto la mossa politicamente più ovvia, che non era quella di allearsi con il Pd incondizionatamente, ma quella di scoprire davvero il gioco, ovvero di giocare: ha scelto invece di passare la mano, sicuro che il mazzo gli riserverà la vittoria. Ha senso? Machiavelli, di nuovo, ci ricorda che la Fortuna è donna: che la virtù dell’”impetuoso” è da preferire a quella del “respettivo”.
E tuttavia, è vero, l’incontro con l’occasione resta un fatto della Fortuna. Potrebbe anche accadere, in altre parole, che il mazzo risulti favorevole a Grillo. Ma potrebbe anche non essere così. Quello che resta è un comportamento politico assai singolare, che mette in gioco il paese sulla fiducia nella sorte e che mostra una rigidità che genera allarme e diffidenza.
Le ragioni più “politiche” del “gran rifiuto” non bastano infatti a spiegare la scelta attendista. La possibile esplosione della vicenda del Monte dei Paschi di Siena avrebbe indebolito il Pd e rafforzato il M5S, non li avrebbe coinvolti entrambi in quanto forze di governo. Al contrario, le (ulteriori) macerie prossime venture del Paese molto probabilmente cadranno anche sul M5S, che non si è assunto alcuna responsabilità (e Bersani ha fatto del tutto per imprimere bene nella memoria di tutti che è Grillo che è sfuggito a un accordo). L’unica spiegazione politica che avrebbe un senso razionale, ma naturalmente piuttosto cinica, è che Grillo voglia lasciare ai partiti il compito delle scelte dolorose (ma allora avallate come necessarie) per rimettere in ordine i conti.
Ho però l’impressione che il motore del “rifiuto” sia il Disegno complessivo, e non il calcolo cinico. L’obiettivo è ottenere (iperbole, ma chiara) il 100% dei consensi per mettere la democrazia nella mani dei cittadini e tornare alla vita privata. Il progetto è quello di realizzare in Italia la prima forma di democrazia della rete. Come le banche sono nate in Italia, anzi a Genova, così la nuova democrazia … Non è marginale il continuo riferimento dei 5 Stelle alla rete (eleggono il presidente della Repubblica online, deputati e senatori sono stati eletti in rete, le soluzioni si trovano in rete …).
Ora la rete indubbiamente modifica la comunicazione politica e la democrazia. Ma una cosa è questo, un’altra cosa è fare della rete un feticcio. La rete è un mezzo, non un fine. Vale per i contenuti che può diffondere, non perché in se stessa sia una sorta di luogo sacro rivelativo della legittimazione democratica, il luogo nel quale, connessi tra loro, gli individui producono la Storia. La rete non è il luogo in cui si realizza il miracolo della deliberazione senza conflitto, la terra promessa della soluzione della politica e della nascita di una nuova cittadinanza. Abbiamo scomodato Rousseau, Popper, scomodiamo, sempre “per analogia”, anche Hegel: la rete sembra essere concepita come una specie di Spirito assoluto che connette e supera il particolare e lo trasforma in Universale, il luogo dove tutte le differenze sono risolte e continuano a vivere soddisfatte.
Ma la dimostrazione che questa idea non funziona la offre l’esito delle elezioni online di deputati e senatori del M5S. Le figure emerse non sembrano corrispondere alle aspettative (non si è visto Napoleone, per dire, e neanche il suo cavallo): non è emersa in modo inconfutabile quella classe politica alternativa (alternativa nel suo stesso modo di essere classe politica) che era la promessa del M5S, ovvero quello che tutti si aspettavano. Da questo punto di vista il M5S ha fatto flop, e lo ha fatto proprio rispetto all’immaginario su cui aveva fatto leva. Ma la cosa è tanto più interessante in quanto è facile capire che, in fondo, le ragioni che portano Grillo e Casaleggio a mandare in prima linea dei rappresentati spaesati è la stessa che ha dissolto l’Idv di Di Pietro con l’elezione dei vari Scilipoti: la necessità di controllare il movimento e la paura che personalità forti e autonome possano sfuggire di mano. Con la rete questa logica c’entra poco. La vicenda invece rilancia la selezione interna ai partiti, che, alla luce di quello che vediamo, risulta assai più democratica della elezione da parte della Rete.
Il voto ai 5Stelle non era “qualunquista”: il fatto nuovo, di cui bisogna tenere conto, è che il successo di Grillo ha dimostrato con ogni evidenza quello che da decenni è stato detto in altri luoghi: che esiste un elettorato che vuole un cambiamento e che non è vero che l’Italia abbia una maggioranza profonda ineluttabilmente berlusconiana. Ma questo non basta. Il problema vero è che e se il vecchio è morto, del nuovo non siamo ancora capaci. Perché nel vecchio c’è qualcosa che ci riguarda tutti.
(12 aprile 2013)
sabato 13 aprile 2013
ATTUALITA' POLITICA-Margareth Thatcher (dalla rivista MicroMega)
LA FURIA DEI CERVELLI – Ricorda, con rabbia, Margaret
Noialtri, neanche adolescenti nel primo lungo decennio ultraliberista, siamo cresciuti con Morrissey che chiudeva in modo dolente il suo folgorante Viva Hate (1988) con “The kind people/Have a wonderful dream/Margaret on the guillotine”. E nel gorgo radicale della musica industriale degli albori recuperavamo i rumoristi proto-ravers Test Dept che, in supporto con lo sciopero dei minatori anti-Thatcher del 1984-1985, realizzarono il potentissimo Shoulder to Shoulder, in compagnia del South Wales Striking Miners’ Choir. Abbiamo ancora il vinile.
Quindi non abbiamo niente da rimpiangere di quella storia, se non auspicare che quella spavalda e spietata fede nel liberismo selvaggio venga definitivamente seppellita con Margaret. Al contrario potremmo ricordare come lo scorcio tra i ‘70 e gli ‘80 sia stato tanto rigoglioso, quanto oscuro per i sommovimenti culturali e musicali che ci hanno formato. Contro la depressiva repressione cui andava incontro l’Orda d’oro del lungo decennio 1967-1979 (dalla pubblicazione de La société du spectacle di Guy Debord, al nostrano “processo 7 aprile”) si levò la sovversiva rabbia punk prima, quindi la cupa new wave che tracimerà nel nero gotico anticipato da Bauhaus, con Bela Lugosi’s Dead, proprio nell’estate del 1979 (a proposito di ricorrenze: Peter Murphy festeggia i 35 anni di Bauhaus con un tour che approderà a Roma e Milano nel prossimo maggio).
Non è un caso che l’immagine del vampiro, che succhia il sangue e la vita alle sue irretite vittime, compare nella cultura di massa dapprima nell’immenso Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922, quindi nel celebre Dracula del 1931, diretto da Tod Browning, con Bela Lugosi, appunto, quindi sempre nel 1979 con Nosferatu – Phantom der Nacht di quel genio folle di Werner Herzog, con il nero sepolcrale Klaus Kinski e il candido splendore di Isabelle Adjani, accompagnati dalle epiche note di Popol Vuh. È la metafora mortifera del capitalismo che vampirizza la vita delle persone, nel cuore dei fascismi e delle grandi crisi degli anni ‘20/’30 e ‘70 de Novecento.
E proprio in questi giorni ritorna il fantasma in bianco e nero degli anni Settanta italiani, con l’ennesima, oramai neanche più stucchevole, riesumazione del Governo di “non sfiducia” del 1976, che parla al sedicente Governo di “non maggioranza” del 2013. Diciamo da tempo che quel che rimane della classe dirigente di questo Paese sarà per sempre orfana di un nuovo compromesso storico. È la sindrome del torcicollo che opprime soprattutto la sinistra italica e i timorati di Dio di ogni colore: il permanente rimpianto di un piccolo mondo antico.
“Chi non ha un mondo suo si diverte a rimpiangere il tramonto di un mondo altrui”. È la prima invettiva contro il bel mondo edoardiano urlata da Jimmy Porter, rabbioso protagonista di Look Back in Anger di John Osborne (1959, ma prima rappresentazione nel 1956). Ai mesti “governanti” romani consigliamo di andare all’Ambra Jovinelli, fino al 14 aprile: troverete Stefania Rocca (Alison) e Daniele Russo (Jimmy) in Ricorda con rabbia, regia di Luciano Melchionna, con Marco Mario De Notaris (Cliff) e una delle nostre attrici preferite, Sylvia De Fanti (Helena), pronta a ricordarci che ieri come oggi il problema dei giovani è come dare una risposta alla rabbia.
É che questa rabbia, ora, è intergenerazionale. E se prima c’era un Morrissey ad augurarci Make the Dream Real, al giorno d’oggi i sempre grigi burocrati e banchieri di partito e di governo vogliono rubarci definitivamente anche la voglia di sognare.
Anche se forse, almeno per oggi, Don’t look back in anger. At least not today.
Giuseppe Allegri-Roberto Ciccarelli La Furia dei cervelli
(09 aprile 2013)
ATTUALITA' POLITICA-La morte di Margareth Thatcher (articolo da Repubblica.it)
Amici e nemici ricordano Margaret Thatcher.
Blair: "Mantenni molte delle sue riforme"
Margaret Thatcher con il presidente Usa Jimmy Carter (lapresse)
LONDRA - La morte di una leader come Margaret Thatcher, le cui politiche hanno segnato gli anni Ottanta tanto sul fronte interno quanto su quello internazionale, ha immediatamente raccolto il commento dei maggiori protagonisti della vita politica britannica e dei leader mondiali che incrociarono il suo cammino.
David Cameron: "Salvò il nostro Paese". "Con grande tristezza ho appreso della sua scomparsa. E' stato un grande leader, un grande primo ministro e una grande britannica. Margaret Thatcher ha salvato il nostro Paese. La sua eredità resterà non solo negli anni a venire, ma nei secoli". Lo ha detto il primo ministro britannico, il conservatore David Cameron.
Barack Obama: "Usa perdono vera amica". "Il mondo ha perso uno dei grandi campioni della libertà e l'America ha perso una vera amica" afferma in una nota diffusa dalla Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. "Come figlia di un droghiere che è arrivata a diventare la prima donna premier della Gran Bretagna, è un esempio per le nostre figlie. Come primo ministro ha contribuito a ripristinare la fiducia e l'orgoglio che è sempre stata la caratteristica della Gran Bretagna al suo meglio. E come sostenitore senza riserve della nostra alleanza transatlantica sapeva che con forza e determinazione avremmo potuto vincere
la guerra fredda ed estendere la promessa della libertà. Qui in America, molti di noi non dimenticheranno mai la sua posizione fianco a fianco con il presidente Reagan".
Tony Blair: "Mantenni molte sue riforme". Margaret Thatcher ha avuto un "vasto impatto globale" ed è stato uno dei pochi leader ad aver "influito sul cambiamento politico del nostro Paese e del mondo". Questo il tributo di Tony Blair, il fondatore del New Labour, che ammette di aver "mantenuto" molte riforme thatcheriane, "almeno sotto certi aspetti", nel suo decennio a Downing Street dal 1997 al 2007, in particolare nella liberalizzazione e competitività nei servizi pubblici.
Nick Clegg: "Un'impronta unica". "Da qualsiasi parte politica la si guardi, non si può negare che come primo ministro abbia lasciato un'impronta unica sul Paese che ha servito". Lo ha detto il vicepremier liberaldemocratico Nick Clegg. La Thatcher può aver anche diviso l'opinione pubblica - ha aggiunto- ma si deve riconoscere la forza della sua personalità e il radicalismo delle sue politiche.
Boris Johnson: "Il più grande premier dai tempi di Churchill". "Abbiamo perso il più grande primo ministro dai tempi di Winston Churchill". Lo ha detto il sindaco di Londra, Boris Johnson, commentando la morte di Margaret Thatcher. "Aveva ragione sui sindacati, aveva ragione sul comunismo sovietico e i fatti recenti mostrano che aveva del tutto ragione anche sull'euro".
John Major: "Falkland ed economia, solo lei poteva". Il conservatore John Major, che fu l'immediato successore della Thatcher a Downing Street, ha sottolineato che le riforme economiche e la riconquista delle isole Falkland "non avrebbero potuto essere raggiunte sotto un altro leader". Chiunque abbia lavorato con lei, ha aggiunto, ne ricorderà "le straordinarie qualità": "il coraggio e la determinazione in politica, l'umanità e lo spirito generoso in privato". "Una vera forza della natura" e "fenomeno politico".
Ken Livingstone: "Le sue politiche erano sbagliate". "Le politiche di Margaret Thatcher erano fondamentalmente sbagliate". Lo ha detto a Sky News l'ex sindaco di Londra, il laburista Ken Livingstone, commentando la morte dell'ex premier. "Ha provocato l'odierna crisi degli alloggi, ha prodotto la crisi delle banche e quella dei sussidi pubblici", ha aggiunto Livingstone.
Ed Miliband: "Ridisegnò la politica di una generazione". "Sarà ricordata come una figura unica, che ha ridisegnato la politica di un'intera generazione". Lo ha detto oggi Ed Miliband, leader del partito laburista, commentando la morte dell'ex premier scomparsa all'età di 87 anni. "Il Labour è stato in disaccordo con quello che ha fatto e lei rimarrà per sempre una figura controversa, ma rispettiamo grandemente le sue conquiste politiche e la sua forza".
George W. Bush: "Un grande alleato degli Usa". Il primo ministro Margaret Thatcher "è un grande esempio di forza e carattere, e un grande alleato che ha rafforzato la speciale relazione tra Regno Unito e Stati Uniti", ha affermato l'ex presidente americano George W. Bush in un comunicato in cui esprime tristezza per la morte dell'ex Lady di Ferro. "Laura ed io siamo rattristati dalla morte della Baronessa Margaret Thatcher. E' stata un leader carismatico", ha affermato ancora l'ex presidente.
George Bush: "Difese libertà e libero mercato". Dopo il figlio George W. Bush, anche l'ex presidente degli Stati Uniti, George H.W. Bush, si è unito al cordoglio per la morte di Margaret Thatcher: "Tra i più fermi difensori della libertà e del libero mercato del Ventesimo Secolo". Margaret - ha indicato Bush padre in un comunicato, è stata "una leader di rare convinzioni, i cui principi ci hanno aiutato a dar vita a un mondo migliore".
Gordon Brown: "Indubbia la sua fiducia nel destino della Gran Bretagna". "Anche chi non è stato d'accordo con lei, non può dubitare della forza delle sue convinzioni e della sua enorme fiducia nel destino della Gran Bretagna nel mondo". Lo ha detto oggi l'ex premier laburista, Gordon Brown, successore di Tony Blair a Downing Street, commentando la morte di Margaret Thatcher. "Sarà ricordata per la sua determinazione in tutta la sua carriera politica".
Michail Gorbaciov: "Con lei rapporti difficili ma seri". "Margaret Thatcher è stata un grande politico e una persona brillante. Rimarrà nella nostra memoria e nella storia". Così l'ultimo presidente dell'Unione sovietica ha ricordato la ex premier britannica, morta oggi all'età di 87 anni. "La Thatcher era un politico la cui parola aveva un grande peso - ha detto Gorbaciov a Interfax - Il nostro primo incontro nel 1984 segnò l'inizio di rapporti, che a volte sono stati difficili, ma da entrambi le parti seri e responsabili". "A poco a poco - aggiunge Gorbaciov - si sono instaurate anche relazioni umane, che sono diventate sempre più amichevoli. Alla fine, siamo riusciti a raggiungere una comprensione reciproca, e questo è stato un contributo al cambiamento dell'atmosfera tra il nostro Paese e l'Occidente e alla fine della guerra fredda".
Nancy Reagan: "Lei e Ronald anime gemelle". "Due anime gemelle politiche". Così Nancy Reagan commenta la relazione "speciale" e ultraliberista fra suo marito, Ronald Reagan, e Margaret Thatcher "durante uno dei periodi più difficili e importanti della storia moderna". Nancy Reagan in una nota definisce "Ronnie e Margaret due anime gemelle politiche, impegnate per la libertà. Il mondo ha perso un campionessa di libertà e democrazia. Per gli Stati Uniti, Margaret è stata un'alleata coraggiosa".
Bill Clinton: "Donna senza paura". L'ex presidente Usa ricorda in margaret Thatcher una "donna di Stato emblematica e una leader senza paura", oltre che "una delle più care amiche e alleate degli Stati Uniti". "Come molti altri, rispettavo la convinzione e l'autonomia di cui diede prova durante una vita rimarchevole, rompendo le barriere, sfidando i pregiudizi e guidando il suo paese".
Henry Kissinger: "Convinzioni forti". Per l'ex segretario di Stato americano, la Tatcher "era una personalità politica coraggiosa, una donna che aveva capito come un leader debba avere convinzioni forti perché la gente non ha alcun mezzo per decidere da sè, a meno che i suoi leader non le indichino la direzione da seguire".
Josè Barroso: "Da lei contributo alla Ue ma anche riserve". "Una grande statista, attore circospetto ma impegnato nella Ue, sarà ricordata per i suoi contributi ma anche per le sue riserve sul progetto comune". Così il presidente della Commissione Ue Josè Barroso ricorda la Thatcher, che fu "fondamentale per portare nella famiglia europea i Paesi che un tempo erano al di là della cortina di ferro".
Martin Schulz: "Comunque forza di cambiamento". "Nonostante le nostre diverse idee politiche, la Thatcher è una figura di rilievo storico e all'inizio del suo incarico fu un'europea impegnata, che ha spinto per il mercato unico. Non importa se si è o meno d'accordo con le sue politiche, la Thatcher dimostra che la politica ha la capacità di essere una forza di cambiamento", è il ricordo del presidente del Parlamento Ue.
Benyamin Netanyahu: "Amica fidata del popolo ebraico". Il premier conservatore israeliano in un comunicato afferma che Margaret Thatcher è stata una "leader emerita, era una persona di principio, determinata, dotata di forte fiducia in sè stessa, e di potenza: una grande donna". "E' stata anche - ha rilevato il primo ministro - un'amica fidata del popolo ebraico e dello Stato di Israele. E' stata fonte di ispirazione per una generazione di leader politici".
Lech Walesa: "Contribuì alla caduta del comunismo". L'ex leader di Solidarnosc ed ex presidente polacco Lech Walesa ha ricordato Margaret Thatcher sottolineandone "il contributo alla caduta del comunismo". "E' stata un grande dirigente politico che ha fatto molte cose e che ha contribuito alla caduta del comunismo in Polonia e nell'Europa dell'est, insieme a Ronald Reagan, a Papa Giovanni Paolo II e al sindacato di Solidarnosc".
Helmut Kohl: "Apprezzavo il suo stile diretto". Helmut Kohl, il cancelliere della riunificazione delle due Germanie, rende omaggio "all'amore per la libertà" e alla "franchezza" di Margaret Thatcher, che "ho molto apprezzato per la sua incomparabile apertura di spirito e per il suo stile diretto". Khol ha anche ammesso che il rapporto personale con Margaret Thatcher ha vissuto di "alti e bassi": "Malgrado le nostre divergenze su molte questioni, si è trattato di una relazione basata sul rispetto reciproco". Kohl, che guidò la Germania dal 1982 al 1998, stimava la Lady di Ferro, anche se non condivise le tante eccezioni che la Thatcher chiese all'Ue per non ostacolare il processo di integrazione. Della Thatcher, di cui condivideva il timore del peso eccessivo che in Europa avrebbe avuto la Germania unita, l'allora presidente francese Francois Mitterand disse: "Ha la bocca di Marilyn Monroe e gli occhi di Caligola".
Giorgio Napolitano: "Guidò il suo Paese in anni difficili". "Viene oggi a mancare una grande protagonista della vita politica, economica e sociale del Regno Unito che guidò con coraggio e determinazione il suo Paese in momenti complessi e difficili, trasmettendo fiducia e coesione alla Nazione" scrive il presidente della Repubblica in un messaggio alla Regina Elisabetta. "La Baronessa Thatcher ha lasciato un profondo solco sulla scena internazionale negli anni che videro la fine della guerra fredda, rafforzando la solidarietà atlantica e impegnandosi per l'abbattimento delle barriere in Europa, in una visione di libertà e democrazia. Giunga all'amico popolo britannico l'espressione del cordoglio, mio personale e dell'intera Nazione italiana con sentimenti di rinnovata vicinanza".
Angela Merkel: "Un esempio per molte". Per la cancelliera tedesca, Margaret Thatcher è stata "leader straordinaria della nostra epoca". "Ho appreso con tristezza della sua morte .- afferma la Merkel in un comunicato -. Primo ministro durante lunghi anni, ha segnato la Gran Bretagna moderma come pochi, prima e dopo di lei". "Thatcher non è stata una politica per le donne, ma nell'affermarsi nell'incarico democratico più alto, in un tempo in cui questo non era scontato, ha dato un esempio a molte dopo di lei".
Francois Hollande: "Diede impulso al tunnel della Manica". "Con Margaret Thatcher scompare una grande personalità, che ha profondamente marcato la storia del suo Paese". Così il presidente francese Francois Hollande, in una nota. "Durante tutta la sua vita pubblica, con convinzioni conservatrici che assumeva pienamente, si preoccupò del prestigio della Gran Bretagna e della difesa dei suoi interessi", prosegue Hollande, ricordando poi il rapporto "franco e leale" intrattenuto con la Francia e l'"impulso decisivo" da lei dato alla costruzione del tunnel sotto la Manica.
Gerry Adams: "Ci ha inflitto tante sofferenze". Gerry Adams, volto pubblico dell'Ira, non ha parole dolci per Margaret Thatcher: "Ha causato grandi sofferenze in Irlanda e le sue politiche infine hanno fallito". Le parole di Adams vanno evidentemente al braccio di ferro tra la fermezza della Thatcher e lo sciopero della fame con cui alcuni membri dell'Ira in carcere chiesero di essere riconosciuti come prigionieri politici. Dieci di loro, tra cui Bobby Sands, morirono, mentre "Maggie" continuava a ripetere: "Un crimine è un crimine è un crimine". Ne seguì un attentato dinamitardo alla Thatcher che mancò il suo obiettivo nel 1984. Per Gerry Adams, la durezza della Thatcher in Irlanda del Nord si rivelò un fallimento e soprattutto ritardò il raggiungimento della pace, siglata nel 1998. "Il suo sposare vecchie draconiane politiche militariste prolungò la guerra e causò grandi sofferenze. Margaret Thatcher abbracciò la censura, la collusione e l'assassinio di cittadini con operazioni segrete. E si rifiutò di riconoscere ai cittadini il diritto di votare per i partiti di loro scelta".
Il sindacalista David Hopper: "Un giorno meraviglioso". "E' un giorno meraviglioso, è il mio 70mo compleanno e sto bevendo un bicchiere proprio in questo istante". Così, provocatoriamente, David Hopper responsabile regionale nel Nord-est dell'Inghilterra della National Union of Mineworkers, il sindacato dei minatori. "La Thatcher ha fatto più male nel Nord-est che in qualsiasi altro posto. Non si tratta solo delle miniere di carbone. Lei era intenzionata a distruggere i sindacati. Ha decimato l'industria, distrutto le nostre comunità. E adesso l'Inghilterra importa 40 milioni di tonnellate di carbone ogni anno. Scandaloso". Parole che si spiegano ricordando il 1985 e il braccio di ferro estenuante tra il premier e i lavoratori in sciopero. la protesta fu sconfitta, 230mila minatori persero il loro impiego e 165 miniere furono chiuse dal governo della Tatcher. "Cercheremo di organizzare una festa tutti insieme in coincidenza del suo funerale", conclude Hopper.
Sudafrica, l'Anc: "Ci definì terroristi". L'African National Congress, il partito di governo sudafricano, esprime "tristezza" per la scomparsa di Margaret Thatcher ma non manca di ricordare che l'ex premier britannico si rifiutò di imporre le sanzioni al regime sudafricano dell'apartheid. E di aver definito il partito di Nelson Mandela, "una tipica organizzazione terroristica". "L'Anc subì il suo rifiuto di riconoscerla come una formazione e di isolare il regime di apartheid dopo che questo fu descritto come un crimine contro l'umanità" continua la dichiarazione in cui, comunque, si sottolinea che la Thatcher ha governato "durante un periodo molto difficile caratterizzato dalle dinamiche della Guerra Fredda". Dopo il suo rilascio dalla prigione e la sua elezione a presidente, Mandela incontrò la Thatcher.
Ban Ki-moon: "Un esempio per la parità dei diritti". Margaret Thatcher è stata "una pioniera nel suo contributo alla pace e alla sicurezza, in particolare all'apice della Guerra Fredda" sottolinea il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, secondo cui la Thatcher è stata anche "un grande modello come prima donna Primo Ministro del Regno Unito", dimostrando non solo grande leadership ma anche "dando grande speranza a molte donne in materia di parità di diritti e di presenza di genere in Parlamento".
Rasmussen: "Grande coraggio". Un primo ministro che si è distinto per "grande coraggio, visione politica e leadership" e ha giocato un "ruolo chiave" per porre fine alla Guerra Fredda. Così il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ricorda Margaret Thatcher. "La baronessa Thatcher è stata una personalità politica straordinaria", nonché "strenua difensore della libertà, influente sostenitrice della Nato e dei legami transatlantici".
Vaclav Klaus: "Il suo stile, quello che manca all'Europa". L'ex presidente ceco Vaclav Klaus, economista thatcheriano, rimpiange lo stile politico di "Maggie", un modello da seguire, proprio quello che oggi manca all'Europa. Invece "l'attuale sistema economico e sociale europeo negli ultimi anni è diventato sempre più anti-thatcheriano", ad affermarsi è proprio quello "contro cui lei, come prima donna nella storia in carica come premier britannico, combatteva dalla fine degli anni Settanta". Thatcher è stata a Praga quattro volte: nel 1990, nel 1994, nel 1996 e infine nel 1999, per inaugurare la statua di Winston Churchill.
Blair: "Mantenni molte delle sue riforme"
Il ricordo e il giudizio di quanti, in Gran Bretagna e nel mondo, incrociarono il cammino della Lady di ferro. Cameron: "La sue eredità resterà nei secoli". Obama: "Gli Usa perdono una vera amica". Merkel: "Donna e leader, un esempio per molte". Gerry Adams: "Inflisse grandi sofferenze ai nord-irlandesi". Il sindacalista David Hopper: "Faremo festa il giorno dei funerali"
David Cameron: "Salvò il nostro Paese". "Con grande tristezza ho appreso della sua scomparsa. E' stato un grande leader, un grande primo ministro e una grande britannica. Margaret Thatcher ha salvato il nostro Paese. La sua eredità resterà non solo negli anni a venire, ma nei secoli". Lo ha detto il primo ministro britannico, il conservatore David Cameron.
Barack Obama: "Usa perdono vera amica". "Il mondo ha perso uno dei grandi campioni della libertà e l'America ha perso una vera amica" afferma in una nota diffusa dalla Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. "Come figlia di un droghiere che è arrivata a diventare la prima donna premier della Gran Bretagna, è un esempio per le nostre figlie. Come primo ministro ha contribuito a ripristinare la fiducia e l'orgoglio che è sempre stata la caratteristica della Gran Bretagna al suo meglio. E come sostenitore senza riserve della nostra alleanza transatlantica sapeva che con forza e determinazione avremmo potuto vincere
Tony Blair: "Mantenni molte sue riforme". Margaret Thatcher ha avuto un "vasto impatto globale" ed è stato uno dei pochi leader ad aver "influito sul cambiamento politico del nostro Paese e del mondo". Questo il tributo di Tony Blair, il fondatore del New Labour, che ammette di aver "mantenuto" molte riforme thatcheriane, "almeno sotto certi aspetti", nel suo decennio a Downing Street dal 1997 al 2007, in particolare nella liberalizzazione e competitività nei servizi pubblici.
Nick Clegg: "Un'impronta unica". "Da qualsiasi parte politica la si guardi, non si può negare che come primo ministro abbia lasciato un'impronta unica sul Paese che ha servito". Lo ha detto il vicepremier liberaldemocratico Nick Clegg. La Thatcher può aver anche diviso l'opinione pubblica - ha aggiunto- ma si deve riconoscere la forza della sua personalità e il radicalismo delle sue politiche.
Boris Johnson: "Il più grande premier dai tempi di Churchill". "Abbiamo perso il più grande primo ministro dai tempi di Winston Churchill". Lo ha detto il sindaco di Londra, Boris Johnson, commentando la morte di Margaret Thatcher. "Aveva ragione sui sindacati, aveva ragione sul comunismo sovietico e i fatti recenti mostrano che aveva del tutto ragione anche sull'euro".
John Major: "Falkland ed economia, solo lei poteva". Il conservatore John Major, che fu l'immediato successore della Thatcher a Downing Street, ha sottolineato che le riforme economiche e la riconquista delle isole Falkland "non avrebbero potuto essere raggiunte sotto un altro leader". Chiunque abbia lavorato con lei, ha aggiunto, ne ricorderà "le straordinarie qualità": "il coraggio e la determinazione in politica, l'umanità e lo spirito generoso in privato". "Una vera forza della natura" e "fenomeno politico".
Ken Livingstone: "Le sue politiche erano sbagliate". "Le politiche di Margaret Thatcher erano fondamentalmente sbagliate". Lo ha detto a Sky News l'ex sindaco di Londra, il laburista Ken Livingstone, commentando la morte dell'ex premier. "Ha provocato l'odierna crisi degli alloggi, ha prodotto la crisi delle banche e quella dei sussidi pubblici", ha aggiunto Livingstone.
Ed Miliband: "Ridisegnò la politica di una generazione". "Sarà ricordata come una figura unica, che ha ridisegnato la politica di un'intera generazione". Lo ha detto oggi Ed Miliband, leader del partito laburista, commentando la morte dell'ex premier scomparsa all'età di 87 anni. "Il Labour è stato in disaccordo con quello che ha fatto e lei rimarrà per sempre una figura controversa, ma rispettiamo grandemente le sue conquiste politiche e la sua forza".
George W. Bush: "Un grande alleato degli Usa". Il primo ministro Margaret Thatcher "è un grande esempio di forza e carattere, e un grande alleato che ha rafforzato la speciale relazione tra Regno Unito e Stati Uniti", ha affermato l'ex presidente americano George W. Bush in un comunicato in cui esprime tristezza per la morte dell'ex Lady di Ferro. "Laura ed io siamo rattristati dalla morte della Baronessa Margaret Thatcher. E' stata un leader carismatico", ha affermato ancora l'ex presidente.
George Bush: "Difese libertà e libero mercato". Dopo il figlio George W. Bush, anche l'ex presidente degli Stati Uniti, George H.W. Bush, si è unito al cordoglio per la morte di Margaret Thatcher: "Tra i più fermi difensori della libertà e del libero mercato del Ventesimo Secolo". Margaret - ha indicato Bush padre in un comunicato, è stata "una leader di rare convinzioni, i cui principi ci hanno aiutato a dar vita a un mondo migliore".
Gordon Brown: "Indubbia la sua fiducia nel destino della Gran Bretagna". "Anche chi non è stato d'accordo con lei, non può dubitare della forza delle sue convinzioni e della sua enorme fiducia nel destino della Gran Bretagna nel mondo". Lo ha detto oggi l'ex premier laburista, Gordon Brown, successore di Tony Blair a Downing Street, commentando la morte di Margaret Thatcher. "Sarà ricordata per la sua determinazione in tutta la sua carriera politica".
Michail Gorbaciov: "Con lei rapporti difficili ma seri". "Margaret Thatcher è stata un grande politico e una persona brillante. Rimarrà nella nostra memoria e nella storia". Così l'ultimo presidente dell'Unione sovietica ha ricordato la ex premier britannica, morta oggi all'età di 87 anni. "La Thatcher era un politico la cui parola aveva un grande peso - ha detto Gorbaciov a Interfax - Il nostro primo incontro nel 1984 segnò l'inizio di rapporti, che a volte sono stati difficili, ma da entrambi le parti seri e responsabili". "A poco a poco - aggiunge Gorbaciov - si sono instaurate anche relazioni umane, che sono diventate sempre più amichevoli. Alla fine, siamo riusciti a raggiungere una comprensione reciproca, e questo è stato un contributo al cambiamento dell'atmosfera tra il nostro Paese e l'Occidente e alla fine della guerra fredda".
Nancy Reagan: "Lei e Ronald anime gemelle". "Due anime gemelle politiche". Così Nancy Reagan commenta la relazione "speciale" e ultraliberista fra suo marito, Ronald Reagan, e Margaret Thatcher "durante uno dei periodi più difficili e importanti della storia moderna". Nancy Reagan in una nota definisce "Ronnie e Margaret due anime gemelle politiche, impegnate per la libertà. Il mondo ha perso un campionessa di libertà e democrazia. Per gli Stati Uniti, Margaret è stata un'alleata coraggiosa".
Bill Clinton: "Donna senza paura". L'ex presidente Usa ricorda in margaret Thatcher una "donna di Stato emblematica e una leader senza paura", oltre che "una delle più care amiche e alleate degli Stati Uniti". "Come molti altri, rispettavo la convinzione e l'autonomia di cui diede prova durante una vita rimarchevole, rompendo le barriere, sfidando i pregiudizi e guidando il suo paese".
Henry Kissinger: "Convinzioni forti". Per l'ex segretario di Stato americano, la Tatcher "era una personalità politica coraggiosa, una donna che aveva capito come un leader debba avere convinzioni forti perché la gente non ha alcun mezzo per decidere da sè, a meno che i suoi leader non le indichino la direzione da seguire".
Josè Barroso: "Da lei contributo alla Ue ma anche riserve". "Una grande statista, attore circospetto ma impegnato nella Ue, sarà ricordata per i suoi contributi ma anche per le sue riserve sul progetto comune". Così il presidente della Commissione Ue Josè Barroso ricorda la Thatcher, che fu "fondamentale per portare nella famiglia europea i Paesi che un tempo erano al di là della cortina di ferro".
Martin Schulz: "Comunque forza di cambiamento". "Nonostante le nostre diverse idee politiche, la Thatcher è una figura di rilievo storico e all'inizio del suo incarico fu un'europea impegnata, che ha spinto per il mercato unico. Non importa se si è o meno d'accordo con le sue politiche, la Thatcher dimostra che la politica ha la capacità di essere una forza di cambiamento", è il ricordo del presidente del Parlamento Ue.
Benyamin Netanyahu: "Amica fidata del popolo ebraico". Il premier conservatore israeliano in un comunicato afferma che Margaret Thatcher è stata una "leader emerita, era una persona di principio, determinata, dotata di forte fiducia in sè stessa, e di potenza: una grande donna". "E' stata anche - ha rilevato il primo ministro - un'amica fidata del popolo ebraico e dello Stato di Israele. E' stata fonte di ispirazione per una generazione di leader politici".
Lech Walesa: "Contribuì alla caduta del comunismo". L'ex leader di Solidarnosc ed ex presidente polacco Lech Walesa ha ricordato Margaret Thatcher sottolineandone "il contributo alla caduta del comunismo". "E' stata un grande dirigente politico che ha fatto molte cose e che ha contribuito alla caduta del comunismo in Polonia e nell'Europa dell'est, insieme a Ronald Reagan, a Papa Giovanni Paolo II e al sindacato di Solidarnosc".
Helmut Kohl: "Apprezzavo il suo stile diretto". Helmut Kohl, il cancelliere della riunificazione delle due Germanie, rende omaggio "all'amore per la libertà" e alla "franchezza" di Margaret Thatcher, che "ho molto apprezzato per la sua incomparabile apertura di spirito e per il suo stile diretto". Khol ha anche ammesso che il rapporto personale con Margaret Thatcher ha vissuto di "alti e bassi": "Malgrado le nostre divergenze su molte questioni, si è trattato di una relazione basata sul rispetto reciproco". Kohl, che guidò la Germania dal 1982 al 1998, stimava la Lady di Ferro, anche se non condivise le tante eccezioni che la Thatcher chiese all'Ue per non ostacolare il processo di integrazione. Della Thatcher, di cui condivideva il timore del peso eccessivo che in Europa avrebbe avuto la Germania unita, l'allora presidente francese Francois Mitterand disse: "Ha la bocca di Marilyn Monroe e gli occhi di Caligola".
Giorgio Napolitano: "Guidò il suo Paese in anni difficili". "Viene oggi a mancare una grande protagonista della vita politica, economica e sociale del Regno Unito che guidò con coraggio e determinazione il suo Paese in momenti complessi e difficili, trasmettendo fiducia e coesione alla Nazione" scrive il presidente della Repubblica in un messaggio alla Regina Elisabetta. "La Baronessa Thatcher ha lasciato un profondo solco sulla scena internazionale negli anni che videro la fine della guerra fredda, rafforzando la solidarietà atlantica e impegnandosi per l'abbattimento delle barriere in Europa, in una visione di libertà e democrazia. Giunga all'amico popolo britannico l'espressione del cordoglio, mio personale e dell'intera Nazione italiana con sentimenti di rinnovata vicinanza".
Angela Merkel: "Un esempio per molte". Per la cancelliera tedesca, Margaret Thatcher è stata "leader straordinaria della nostra epoca". "Ho appreso con tristezza della sua morte .- afferma la Merkel in un comunicato -. Primo ministro durante lunghi anni, ha segnato la Gran Bretagna moderma come pochi, prima e dopo di lei". "Thatcher non è stata una politica per le donne, ma nell'affermarsi nell'incarico democratico più alto, in un tempo in cui questo non era scontato, ha dato un esempio a molte dopo di lei".
Francois Hollande: "Diede impulso al tunnel della Manica". "Con Margaret Thatcher scompare una grande personalità, che ha profondamente marcato la storia del suo Paese". Così il presidente francese Francois Hollande, in una nota. "Durante tutta la sua vita pubblica, con convinzioni conservatrici che assumeva pienamente, si preoccupò del prestigio della Gran Bretagna e della difesa dei suoi interessi", prosegue Hollande, ricordando poi il rapporto "franco e leale" intrattenuto con la Francia e l'"impulso decisivo" da lei dato alla costruzione del tunnel sotto la Manica.
Gerry Adams: "Ci ha inflitto tante sofferenze". Gerry Adams, volto pubblico dell'Ira, non ha parole dolci per Margaret Thatcher: "Ha causato grandi sofferenze in Irlanda e le sue politiche infine hanno fallito". Le parole di Adams vanno evidentemente al braccio di ferro tra la fermezza della Thatcher e lo sciopero della fame con cui alcuni membri dell'Ira in carcere chiesero di essere riconosciuti come prigionieri politici. Dieci di loro, tra cui Bobby Sands, morirono, mentre "Maggie" continuava a ripetere: "Un crimine è un crimine è un crimine". Ne seguì un attentato dinamitardo alla Thatcher che mancò il suo obiettivo nel 1984. Per Gerry Adams, la durezza della Thatcher in Irlanda del Nord si rivelò un fallimento e soprattutto ritardò il raggiungimento della pace, siglata nel 1998. "Il suo sposare vecchie draconiane politiche militariste prolungò la guerra e causò grandi sofferenze. Margaret Thatcher abbracciò la censura, la collusione e l'assassinio di cittadini con operazioni segrete. E si rifiutò di riconoscere ai cittadini il diritto di votare per i partiti di loro scelta".
Il sindacalista David Hopper: "Un giorno meraviglioso". "E' un giorno meraviglioso, è il mio 70mo compleanno e sto bevendo un bicchiere proprio in questo istante". Così, provocatoriamente, David Hopper responsabile regionale nel Nord-est dell'Inghilterra della National Union of Mineworkers, il sindacato dei minatori. "La Thatcher ha fatto più male nel Nord-est che in qualsiasi altro posto. Non si tratta solo delle miniere di carbone. Lei era intenzionata a distruggere i sindacati. Ha decimato l'industria, distrutto le nostre comunità. E adesso l'Inghilterra importa 40 milioni di tonnellate di carbone ogni anno. Scandaloso". Parole che si spiegano ricordando il 1985 e il braccio di ferro estenuante tra il premier e i lavoratori in sciopero. la protesta fu sconfitta, 230mila minatori persero il loro impiego e 165 miniere furono chiuse dal governo della Tatcher. "Cercheremo di organizzare una festa tutti insieme in coincidenza del suo funerale", conclude Hopper.
Sudafrica, l'Anc: "Ci definì terroristi". L'African National Congress, il partito di governo sudafricano, esprime "tristezza" per la scomparsa di Margaret Thatcher ma non manca di ricordare che l'ex premier britannico si rifiutò di imporre le sanzioni al regime sudafricano dell'apartheid. E di aver definito il partito di Nelson Mandela, "una tipica organizzazione terroristica". "L'Anc subì il suo rifiuto di riconoscerla come una formazione e di isolare il regime di apartheid dopo che questo fu descritto come un crimine contro l'umanità" continua la dichiarazione in cui, comunque, si sottolinea che la Thatcher ha governato "durante un periodo molto difficile caratterizzato dalle dinamiche della Guerra Fredda". Dopo il suo rilascio dalla prigione e la sua elezione a presidente, Mandela incontrò la Thatcher.
Ban Ki-moon: "Un esempio per la parità dei diritti". Margaret Thatcher è stata "una pioniera nel suo contributo alla pace e alla sicurezza, in particolare all'apice della Guerra Fredda" sottolinea il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, secondo cui la Thatcher è stata anche "un grande modello come prima donna Primo Ministro del Regno Unito", dimostrando non solo grande leadership ma anche "dando grande speranza a molte donne in materia di parità di diritti e di presenza di genere in Parlamento".
Rasmussen: "Grande coraggio". Un primo ministro che si è distinto per "grande coraggio, visione politica e leadership" e ha giocato un "ruolo chiave" per porre fine alla Guerra Fredda. Così il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ricorda Margaret Thatcher. "La baronessa Thatcher è stata una personalità politica straordinaria", nonché "strenua difensore della libertà, influente sostenitrice della Nato e dei legami transatlantici".
Vaclav Klaus: "Il suo stile, quello che manca all'Europa". L'ex presidente ceco Vaclav Klaus, economista thatcheriano, rimpiange lo stile politico di "Maggie", un modello da seguire, proprio quello che oggi manca all'Europa. Invece "l'attuale sistema economico e sociale europeo negli ultimi anni è diventato sempre più anti-thatcheriano", ad affermarsi è proprio quello "contro cui lei, come prima donna nella storia in carica come premier britannico, combatteva dalla fine degli anni Settanta". Thatcher è stata a Praga quattro volte: nel 1990, nel 1994, nel 1996 e infine nel 1999, per inaugurare la statua di Winston Churchill.
(08 aprile 2013)© Riproduzione riservata
venerdì 12 aprile 2013
ATTUALITA' POLITICA (da "MICROMEGA)
La tentazione dell’inciucio: qualche dirigente Pd è ricattabile?
Cari parlamentari del Pd, M5S e Sel,
ci rivolgiamo oggi soprattutto ai parlamentari del Pd e di Sel, perchè c’è qualcosa che non riusciamo proprio a capire. Estromettere Berlusconi dalla vita politica e dal potere (compreso il suo monopolio sulla televisione commerciale) non solo sarebbe sacrosanto secondo tutti i canoni delle democrazie liberali occidentali, ma sarebbe anche un vantaggio non da poco per il centro-sinistra. Ora, se una misura a portata di mano, che corrisponde sia all’interesse generale e all’etica di una democrazia sia all’interesse egoistico e di bottega di una forza politica, viene da quest’ultima rifiutata e anzi tale forza politica si muove in direzione opposta (mantenere il Caimano nei gangli decisivi del potere e della politica), l’interrogativo è d’obbligo: perché tanta assurdità?
Il masochismo è infatti comprensibile e accettabile come una delle tante e varie inclinazioni sessuali (in fatto di sesso, tra adulti consenzienti, “di tutto e di più” è l’unica norma liberale), ma in campo politico è un controsenso, oltretutto enigmatico. Nessuna forza politica e nessun singolo politico vuole il proprio male, ama danneggiarsi. Talvolta lo fa, ma per stupidità. Nel caso che stiamo esaminando, però (la possibilità di estromettere B. dalla politica e dal potere), neppure la stupidità può essere una spiegazione, perché è talmente evidente, anche al più stupido del genere “homo sapiens”, che la soluzione prospettata sarebbe di enorme vantaggio per il centro-sinistra, e carica di rischi invece la scelta opposta, che la spiegazione di tanto pervicace “masochismo” va cercato altrove.
Dove? L’unica spiegazione logica che resti, visto che ogni interesse generale, ogni valutazione etica, ogni interesse di bottega spinge nel senso della “estromissione”, è che una parte del gruppo dirigente Pd+Sel sia ricattabile. Ovviamente dei contenuti e ingredienti di tale “ricattabilità” nulla possiamo sapere e neppure immaginare, ma se non ci viene data una spiegazione più plausibile, quella della “ricattabilità” (anche solo mentale) resta l’unica in campo. In un dialogo di oltre dieci anni fa su MicroMega, Giuliano Ferrara spiegava a un allibito Piercamillo Davigo che la prima dote di un politico deve consistere nell’essere ricattabile. “Non ricattabile, vorrà dire”, insiste Davigo. No, proprio ricattabile, replicò a quel punto Ferrara, perché un politico non ricattabile non è affidabile.
Perciò, se il Pd e Sel non operano sollecitamente per dichiarare Berlusconi ineleggibile, se non scelgono un Presidente della Repubblica che – in quanto Custode della Costituzione repubblicana e dei suoi valori – rifiuterà di sottomettersi alle pressioni di Berlusconi, alle cui esigenze resterà indifferente, dovranno spiegare ai loro elettori perchè mai preferiscano un comportamento che è scellerato secondo i parametri di una democrazia liberale e al tempo stesso masochista fin quasi al suicidio per Pd e Sel medesimi.
(11 aprile 2013)
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