giovedì 20 novembre 2014

(1) LE FAVOLE DI JEAN de LA FONTAINE

Le favole di Jean de La Fontaine





La Fontaine, Jean de (Château-Thierry, Champagne 1621 - Parigi 1695), poeta e favolista francese.

Nel 1683 fu eletto all'Académie Française e frequentò gli scrittori più noti del suo tempo, come Molière, Racine, Boileau, Madame de La Fayette, Madame de Sévigné. Fino alla vigilia della morte scrisse commedie, libretti d'opera e poemi, fra cui il racconto romantico in versi Gli amori di Psiche e Cupido (1669), una delle sue migliori creazioni poetiche.

La sua prima opera di rilievo fu un adattamento (1654) dell'Eunuco del commediografo latino Terenzio, ma la sua fama si fonda sulla pubblicazione di Racconti e novelle in versi (1644) che, visto il successo, negli anni seguenti (1667-1674) integrò con nuovi volumi. Queste opere e le Favole scelte messe in versi (1668-1694) ne fecero uno dei più eminenti letterati francesi del tempo.

Le favole di La Fontaine si ricollegano al filone inaugurato da Esopo, ma anche al Decameron di Giovanni Boccaccio, all'Eptamerone di Margherita di Navarra e alle Cent nouvelles, attribuite ad Antoine de La Salle. Tuttavia La Fontaine rielaborò le proprie fonti in modo originale e arguto, creando favole di raffinata semplicità che si distinguono per la narrazione vivace e spontanea e per la lucida colloquialità dei versi, che sanno toccare con grande naturalezza la sensibilità del lettore. La grande novità risiede nell'importanza data al racconto, che nelle favole esopiche passava in secondo piano rispetto all'insegnamento morale: al contrario, per La Fontaine la morale diviene il pretesto, più che lo scopo, della narrazione.


La Cicala e la formica





La Cicala che imprudente
tutto estate al sol cantò,
provveduta di niente
nell'inverno si trovò,
senza più un granello e senza
una mosca in la credenza.

Affamata e piagnolosa
va a cercar della Formica
e le chiede qualche cosa,
qualche cosa in cortesia,
per poter fino alla prossima
primavera tirar via:
promettendo per l'agosto,
in coscienza d'animale,
interessi e capitale.

La Formica che ha il difetto
di prestar malvolentieri,
le dimanda chiaro e netto:
-Che hai tu fatto fino a ieri?
-Cara amica, a dire il giusto
non fatto che cantare
tutto il tempo.-Brava, ho gusto;
balla adesso, se ti pare.



marco buonarroti

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