sabato 4 gennaio 2014

CULTURA//ARTE : " 450 ANNI DALLA MORTE DI MICHELANGELO "

Arte: al via iniziative per 450 anni dalla morte di Michelangelo



  
Firenze,  - (Adnkronos) - Per celebrare degnamente a Firenze e in tutto il territorio regionale i 450 anni dalla fondazione dell'Accademia delle Arti del Disegno, voluta dal Granduca Cosimo I, e dalla morte di Michelangelo Buonarroti, si sono uniti in dieci, tutti i soggetti interessati, in modo da raccordare efficacemente le iniziative da portare avanti fino a tutto il 2014: Regione Toscana, Accademia delle Arti del Disegno, Accademia di Belle Arti di Firenze, Archivio di Stato di Firenze, Comune di Firenze, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, Polo Museale Fiorentino, Provincia di Firenze, Fondazione Casa Buonarroti, Soprintendenza Archivistica per la Toscana, Soprintendenza di Firenze, Prato e Pistoia.
"Siamo molto soddisfatti di questo ricchissimo programma di manifestazioni legata a due anniversari fondamentali: quello della fondazione dell'Accademia delle Arti e del Disegno e la morte di Michelangelo - ha detto l'assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti nel suo saluto al presidente dellAccademia, professor Luigi Zangheri, che ha illustrato stamani il programma - Un percorso che ha visto coinvolti le più importanti istituzioni culturali fiorentine e toscane e di cui la Regione Toscana si è fatta promotore. Eventi, convegni e manifestazioni che si allargheranno a tutta la Toscana e che, per la qualità e prestigio, assumono un rilievo internazionale". Primo appuntamento venerdi' 18 ottobre, con l'apertura ufficiale       dell'Anno giubilare, presso il Palazzo de' Beccai di Firenze.


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Annotazione :                                        ( le annotazioni sono curate dall'autore del blog)

Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo 1475 - Roma 1564), scultore, pittore, architetto e poeta italiano del tardo Rinascimento. Artista geniale e inquieto, fu tra i massimi protagonisti della storia dell’arte occidentale. Michelangelo concepì la sua attività come una continua ricerca dell’ideale di bellezza.



Figlio di Lodovico Buonarroti, podestà di Caprese, a tredici anni era già a bottega dal Ghirlandaio. Dopo un anno, tuttavia, preferì avvicinarsi a Bertoldo di Giovanni e studiare le sculture antiche nel giardino di Lorenzo de’ Medici. Accolto a Palazzo Medici da Lorenzo, entrò in contatto con Poliziano, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola. La sua cultura si nutrì della dottrina platonica e il suo gusto artistico si formò sugli esempi di Masaccio, Donatello, Giotto. La Madonna della Scala e la Battaglia dei Centauri (1490-1492 ca., Casa Buonarroti, Firenze) lo resero celebre non ancora ventenne.

Alla morte del Magnifico, temendo la cacciata dei Medici, Michelangelo fuggì a Venezia e poco dopo a Bologna, dove scolpì per l’arca di San Domenico le figure di San PetronioSan Procolo e un Angelo (1494-95).

Il Bacco (1496-1498, Museo del Bargello, Firenze) e il gruppo marmoreo della Pietà (1498-1500 ca., San Pietro, Roma) appartengono al primo soggiorno a Roma. Nella Pietà, una delle opere d’arte più famose al mondo e l’unico lavoro di Michelangelo firmato, tutta la rappresentazione si concentra sulla sacralità della scena.

Di ritorno a Firenze, Michelangelo diede inizio a un’intensa fase creativa. Sono di questo periodo la Madonna di Bruges in Notre-Dame (probabilmente iniziata nel 1501), il Tondo Pitti (1504-1505 ca., Museo del Bargello), il Tondo Taddei (1505-1506 ca., Royal Academy, Londra) e il dipinto noto come Tondo Doni (1504-1505, Uffizi, Firenze), che dopo il restauro rivelò colori brillanti, come quelli della volta della successiva Cappella Sistina.


Intanto Michelangelo ricevette la commissione del David (1501-1504, Accademia, Firenze), nel quale affrontò in modo innovativo il tema dell’eroe: rappresentò il campione della fede ebraica come un uomo giovane, completamente nudo, in apparenza calmo, ma con il corpo e i muscoli tesi, pronti ad affrontare il nemico. Situato in origine in piazza della Signoria, fu considerato simbolo dell’ideale politico repubblicano.


Mentre era ancora occupato con iDavid, fu chiesto a Michelangelo di confrontarsi con Leonardo affrescando la sala del Consiglio di Palazzo Vecchio. La sfida non venne mai conclusa, ma il cartone della Battaglia di Cascina (ora perduto) esprimeva la perfezione raggiunta dal Buonarroti nel disegno del nudo.

Munito di una raccomandazione in cui si dichiarava che la sua arte non aveva rivali in Italia e nel mondo”, Michelangelo fece ritorno a Roma. Doveva affrescare la volta della Cappella Sistina, ma protestava di non essere pittore. Tuttavia finì con il rinchiudersi nella cappella a lavorare indefessamente: terminò l’opera da solo, nel giro di quattro anni, dipingendo sdraiato sulle impalcature, con lo sguardo e il pennello sempre rivolti verso l’alto. Il risultato stupisce ancora dopo secoli. Struttura architettonica reale e figure dipinte sono in calibrato rapporto reciproco, tutto è studiato nei minimi particolari: basti guardare i bozzetti e i cartoni preparatori, dove i modelli sono analizzati sotto ogni punto di vista.

Le figure affrescate, dal plasticismo scultoreo, spiccano per i corpi vivi e possenti, di rara bellezza ed espressività. Seduti in trono sono i Profeti e le Sibille, mentre gli Ignudi collegano tra loro i diversi gruppi di figure e incorniciano le nove Storie della Genesi. Nel cuore della volta, la Creazione di Adamo: un semplice gesto di Dio Padre dà vita al primo uomo e richiama l’attenzione dei fedeli riguardanti verso di sé.

Dopo la morte di Giulio II, tra il 1513 e il 1515 Michelangelo scolpì per la tomba del papa le figure del Prigione ribelle e del Prigione morente (Louvre, Parigi) e il Mosè: rappresentazioni del tormento interiore dell’uomo, della stanchezza, della coscienza della fine. Il Prigione ribelle, incompiuto, esemplifica bene come Michelangelo lavorasse il marmo: “per forza di levare”, come diceva l’artista stesso, cioè attaccando il blocco frontalmente e togliendo con lo scalpello la materia poco a poco, finché non emergeva la figura.

Nel 1516, per volere di Leone X, Michelangelo iniziò a Firenze il progetto della facciata di San Lorenzo (mai realizzata) e nel 1519 i lavori della Sagrestia Nuova, o Cappella Medici: opere che mostrano come, nella sua visione, l’architettura e la scultura si integrassero l’una nell’altra. Nella cappella, la cupola luminosa, l’abbandono degli ordini classici e la disposizione simmetrica delle porte e delle tombe di Giuliano e Lorenzo de’ Medici (sulle quali trionfano, simbolo dello scorrere inarrestabile del tempo, le immagini del Giorno e della Notte, dell’Aurora e del Crepuscoloriflettono perfettamente lo spirito innovativo di Michelangelo architetto.

Dopo il Sacco di Roma da parte dei mercenari di Carlo V, Firenze fu posta sotto assedio dall’esercito imperiale e da quello del papa. I Medici erano alle porte. Michelangelo progettò nuove fortificazioni e partecipò attivamente alla difesa della città fino alla capitolazione. Perdonato da papa Clemente VII per avere appoggiato il governo repubblicano, riprese i lavori della Sagrestia Nuova. Ma ormai a Firenze si sentiva a disagio e nel 1534 si recò definitivamente a Roma dove, morto il papa Medici, compì per Paolo III Farnese l’opera della piena maturità, il Giudizio Universale della Cappella Sistina.


A 75 anni, dopo la Conversione di san Paolo e la Crocifissione di san Pietro (1542-1545 e 1546-1550, Cappella Paolina, Palazzi Vaticani, Roma), Michelangelo smise di dipingere. Deluso dalla realizzazione della tomba di Giulio II, terminata dagli aiuti (San Pietro in Vincoli), si dedicò quasi esclusivamente all’architettura. Avuta nel 1546 la direzione della fabbrica di San Pietro, mutò magistralmente il progetto ancora frammentario.

































Nello stesso periodo, mentre a Firenze proseguivano, sui suoi disegni del 1523, i lavori della Biblioteca Laurenziana, rinnovò la piazza del Campidoglio e terminò la costruzione del Palazzo Farnese, iniziato da Antonio da Sangallo il Giovane. Nel 1559 elaborò i progetti per San Giovanni dei Fiorentini e per la Cappella Sforza in Santa Maria Maggiore. Nei due anni successivi disegnò Porta Pia e intervenne per inserire la chiesa di Santa Maria degli Angeli nelle Terme di Diocleziano.
     


































Michelangelo: Amor, la tua beltà non è mortale
Michelangelo, la più grande personalità artistica del Rinascimento, pittore, scultore, architetto, scrisse anche versi che pur non raggiungendo le vette assolute delle altre imprese del suo genio creativo occupano comunque un posto originale all’interno della lirica cinquecentesca e in particolare di quella petrarchista. Scritte in modo disorganico lungo tutto l’arco della sua vita, spesso sul retro di fogli disegnati, le rime di Michelangelo vennero pubblicate solo nel Seicento a cura del nipote, Michelangelo Buonarroti il Giovane, anch’egli letterato.
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Che questi fossero anni di drammatica crisi interiore è dimostrato dall’incompiutezza della Pietà Rondanini (1554-1564 ca., Castello Sforzesco, Milano), rimaneggiata di continuo fino a quattro giorni prima della morte. La medesima inquietudine traspare dalle poesie (scritte talvolta su fogli da disegno), un’attività creativa cui l’artista si dedicò per tutta la vita.

Ancora vivente, Michelangelo fu considerato artista grandissimo, superiore agli antichi; ebbe successo, conobbe e frequentò i personaggi di maggior spicco del suo tempo. Ma nonostante il suo forte temperamento, intese sempre la sua opera al servizio di verità universali, mai quale pura espressione della sua personalità.
(Rif.Bibl.Microsoft Encarta)

                                                       " La Pietà" (Roma in San Pietro)
                                                   Il" Mosè " (Roma in San Pietro in Vincoli)
                                                                     Il"Bacco"(Firenze)
                                           La "Madonna di Bruges" (Notre Dame-Parigi)
                                                                Il "David "( Firenze)

Michelangelo,pittore

Le immagini sono relative agli affreschi della Cappella Sistina:


                                           particolare della volta della Cappella,"la Sibilla Delfica"










                         marco buonarroti         (autentici miei nome e cognome )

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